La modifica dei genomi dei suini per rimuovere i geni codificanti l’antigene, aggiungere geni umani ed eliminare i virus suini, ha portato alla sopravvivenza a lungo termine dei riceventi nelle scimmie, fino a circa due anni.

 

Il trapianto di organi animali nell’uomo (xenotrapianto) può offrire una soluzione alla carenza mondiale di organi. I suini sono animali donatori promettenti, ma diversi ostacoli devono prima essere superati prima di poter essere considerati clinicamente validi, in particolare il rigetto d’organo e il rischio di zoonosi (trasmissione di virus animali all’uomo).

Lavori precedenti hanno identificato tre antigeni glicani espressi nei suini che sono riconosciuti dagli anticorpi umani e attaccati, portando al rigetto dell’organo.

Il retrovirus endogeno suino è stato anche identificato come un rischio di trasmissione nell’uomo.

La progettazione e il successo del trapianto di innesti di rene da suini geneticamente modificati in primati non umani è descritto in uno studio pubblicato su Nature.

La modifica dei genomi dei suini per rimuovere i geni codificanti l’antigene, aggiungere geni umani ed eliminare i virus suini, ha portato alla sopravvivenza a lungo termine dei riceventi nelle scimmie, fino a circa due anni.

Questo lavoro preclinico potrebbe avvicinare il campo alla sperimentazione clinica di reni di maiale geneticamente modificati per il trapianto umano.

I ricercatori si sono basati su una precedente ricerca introducendo alterazioni nel genoma di un maiale donatore e ottenendo con successo il trapianto di innesti di rene da un maiale geneticamente modificato in un modello di scimmia cynomolgus (un primate non umano con diversi tratti simili a quelli umani).

I ricercatori hanno introdotto 69 modifiche genomiche nel donatore suino (un maiale in miniatura dello Yucatan), eliminando tre antigeni glicani che si pensava inducessero il rigetto, sovraesprimendo sette transgeni umani (per ridurre l’ostilità del sistema immunitario dei primati) e inattivando tutte le copie del gene del retrovirus suino.

Questi innesti renali sono sopravvissuti sostanzialmente più a lungo degli innesti con solo i knockout dell’antigene glicano (176 giorni contro 24 giorni), suggerendo che l’espressione di questi transgeni umani offre una certa protezione contro il rigetto.

In combinazione con il trattamento immunosoppressivo, il trapianto ha fornito una sopravvivenza a lungo termine dei primati fino a 758 giorni.

Questi risultati dimostrano la promessa degli organi di maiale nei futuri trapianti umani e avvicinano la tecnica ai test clinici, concludono gli autori.