Roche Diagnostics presenta la docuserie in tre puntate alla scoperta del dietro le quinte dell’analisi di tre tipologie di campione all’interno del laboratorio.
Che cosa succede al campione di sangue prelevato al pronto soccorso dopo che ci si è recati per un malore? O alle cellule raccolte durante una biopsia? Qual è il percorso diagnostico a cui sono sottoposti e quanto tempo è necessario per avere gli esiti?
A queste e altre domande cercano di rispondere i tre video della docuserie “Il Viaggio del Campione – Il valore della diagnostica” di Roche Diagnostics, iniziativa patrocinata da Confindustria Dispositivi Medici, che partendo dal paziente racconta in tre puntate il “viaggio” all’interno di un laboratorio di tre diverse tipologie di campione biologico (provetta di sangue, campione di tessuto e tampone nasofaringeo), con l’obiettivo primario di far emergere e portare all’attenzione dell’opinione pubblica l’importanza del ruolo svolto dalla medicina di laboratorio e dalla diagnostica in vitro per la salute dei cittadini.
“Quello della diagnostica in vitro è un settore poco conosciuto dal grande pubblico, che spesso non sa che gioca invece un ruolo chiave nell’indirizzare le decisioni cliniche” afferma commentato Guido Bartalena, Diagnostics Solutions Director di Roche Italia.
“purtroppo la maggior parte delle persone non è del tutto consapevole del suo valore, che risiede nella capacità di dare risposte chiare a importanti domande di salute, risposte che consentono ai medici di agire e prendere decisioni sempre più tempestive e accurate”, prosegue.
“Quando una persona si sottopone ad un test di diagnostica in vitro non conosce il “dietro le quinte”, cosa accade nel laboratorio”.
“Con la campagna di awareness “Il Viaggio del Campione” vogliamo contribuire a diffondere questa conoscenza e a rendere l’opinione pubblica consapevole dell’importanza della diagnostica per la salute delle persone, nonché evidenziare la complessità scientifica e tecnologica dietro alla produzione di un risultato che può fare la differenza per la vita delle persone”.
“L’impegno di Roche è su due grandi linee: l’innovazione, con dodici miliardi di franchi investiti ogni anno, che ci hanno consentito di fornire oltre tremila strumenti per la diagnosi in Italia; e la collaborazione e partnership con ilo sistema sanitario”.
Diagnostica in vitro: un’analisi che può fare la differenza tra la vita e la morte
“Quando una persona si presenta in pronto soccorso con sintomi che possono far pensare ai medici a un infarto del miocardio in corso, è necessaria una identificazione tempestiva, che può davvero salvare la vita al paziente”, afferma Marcello Ciaccio, Professore Ordinario di Medicina di Laboratorio, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Palermo e Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio dell’A.O.U.P. “P. Giaccone.
“Grazie ai biomarcatori, è possibile fare una diagnosi differenziale al cuore: della provetta di sangue prelevata subito al paziente si effettua il test della Troponina ad alta sensibilità, fondamentale per identificare tempestivamente l’infarto acuto del miocardio”.
“Oltre a evitare esami obsoleti e anche con tempistiche lunghe, il risultato del test arriva dopo un’ora dall’arrivo del campione in laboratorio”.
“Oggi la Medicina di Laboratorio è sempre più centrale, necessaria ed indispensabile in tutte le fasi del processo assistenziale, dalla predizione e prevenzione, alla diagnosi ed alla diagnosi differenziale, alla prognosi, al monitoraggio di malattia e terapia e permette in molte patologie, come ad esempio nelle Sindromi Coronariche Acute tramite il dosaggio della Troponina, di fare una diagnosi precoce e di instaurare la terapia tempestivamente, permettendo spesso di salvare la vita al Paziente”, conclude il professore.
Il campione in oncologia
Anche nel campo dell’anatomia patologica, che si occupa delle analisi istologiche dei tessuti prelevati da biopsie per accertare eventuali neoplasie, ci sono stati cambiamenti epocali negli ultimi anni, come conferma Renzo Luciano Boldorini, Professore Ordinario Anatomia Patologica Università del Piemonte Orientale e Direttore S.C.D.U. Anatomia Patologica e Breast Unit AOU Maggiore della Carità di Novara, presso la cui struttura è stato girato il viaggio del campione istologico.
“Non è più solo un lavoro eseguito al microscopio per formulare la diagnosi” spiega, “oggi l’analisi di laboratorio fornisce anche indicazioni sulla prognosi: il laboratorista non è più avulso dalla pratica clinica”.
“Non solo: proprio grazie alla biologia molecolare possiamo sapere se il paziente può accedere a particolari trattamenti, eseguire il monitoraggio di terapie per specifiche neoplasie che mutano nel tempo”.
“E il grande vantaggio, oggi, è che possiamo eseguire tutti questi test con campioni molto piccoli, il che comporta una minore invasività per il paziente al momento del prelievo”.
Diagnostica di laboratorio per i virus
Massimo Locatelli, Direttore Medico Servizio di Medicina di Laboratorio dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Milano, il cui laboratorio ha ospitato le riprese del viaggio del tampone nasofaringeo, ha ricordato che “la diagnostica di laboratorio e, nel complesso la medicina di laboratorio, ha dato un grossissimo contributo alla gestione della pandemia, che ha rappresentato un forte stimolo a implementare modelli di collaborazione con i clinici e di diagnostica estendibili ad altre patologie, come aviaria, HIV e virus sinciziale”.
Test di laboratorio: nel 70% dei casi associati a diagnosi precoce per scompenso cardiaco
“I test di laboratorio sono diventati sempre di più di grandissima utilità nella gestione di molte patologie cliniche, soprattutto quelle cardiovascolari. La diagnosi di scompenso cardiaco si basa sulla valutazione clinica del paziente e della sua sintomatologia”, ha spiegato Salvatore Di Somma, Professore di Medicina Interna e d’Urgenza Università La Sapienza di Roma, Direttore Scientifico AISC e Presidente Great Network Italia .
“Quest’ultima, però, risulta molto spesso aspecifica in quanto alcuni sintomi, come ad esempio la dispnea, sono comuni sia a patologie di origine cardiaca sia di origine polmonare . Per tale motivo le linee guida suggeriscono di affiancare al giudizio clinico la valutazione dei peptidi Natriuretici (BNP o NTproBNP) che permettono di confermare o escludere con certezza la diagnosi di scompenso cardiaco sia nella fase acuta che nella fase cronica.
“Inoltre, a fianco del potere diagnostico tali biomarcatori hanno un valore di stratificazione prognostica della malattia e possono essere di ausilio nel monitorare il suo andamento”.
“L’uso di tali test di laboratorio dovrebbe essere quindi sistematicamente considerato da tutti i medici coinvolti nella gestione dei pazienti con scompenso cardiaco, inclusi i medici di medicina generale, e i pazienti stessi dovrebbero essere educati a conoscerne i benefici dell’esecuzione periodica”.
La necessità di investire di più nella diagnostica
“Le imprese che operano nel settore della Diagnostica in vitro hanno l’obiettivo di rendere disponibili test sempre più efficaci e precisi” ha dichiarato Katia Accorsi, Presidente Assodiagnostici.
“Le oltre 300 imprese del settore IVD operanti nel nostro Paese sono quindi partner essenziale del servizio sanitario nazionale. Per questo chiediamo un confronto con il Governo per la definizione della governance del settore. La spesa pro capite in dispositivi medici (in cui rientra la diagnostica in vitro) è tra le più basse d’Europa: in media 123 euro in Italia, contro i 284 euro nei principali Paesi europei. È evidente che occorre investire di più per garantire equità e qualità delle cure”.
Per Federico Lega, Professore Ordinario di Economia, Politica e Management Sanitario Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute, Università Statale di Milano, “è la chiave per fare salute di iniziativa e tutelare piuttosto che curare la popolazione servita dal SSN. E rendere più sostenibile il sistema”.
Una rivoluzione copernicana nella medicina
“L’evoluzione della medicina di laboratorio nelle ultime tre decadi è stata di entità tale da aver cambiato radicalmente il ruolo dell’informazione di laboratorio nei percorsi diagnostico-terapeutici” è l’opinione di Mario Plebani, Professore Onorario di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica nell’Università di Padova e Presidente eletto della Federazione Europea di Medicina di Laboratorio (EFLM).
“Risultati refertati in pochi minuti hanno modificato e migliorato la medicina di urgenza, biomarcatori e test molecolari identificano fattori di rischio e possono modificare la storia naturale e l’evoluzione di molte patologie, altri esami guidano terapie sempre più personalizzate”.
“Significa che da medicina curativa si è passati a intercettare i rischi, come per esempio nel caso della prevenzione del tumore del colon-retto, tramite diagnosi precoce con test presso le farmacie e poi elaborato in laboratorio”.
L’adozione effettiva di tale risoluzione necessita di totale collaborazione e sinergia tra gli stakeholder del settore sanitario, il mondo istituzionale e quello politico. E Roche Diagnostics Italia – l’affiliata della Divisione del Gruppo Roche che sviluppa e commercializza prodotti e soluzioni di diagnostica in vitro – si conferma partner del sistema nell’accogliere favorevolmente tale raccomandazione e nel promuovere iniziative come “Il Viaggio del Campione”, per contribuire a creare consapevolezza e informazione sulla capacità della diagnostica in vitro di guidare le decisioni cliniche e dare risposte chiare a importanti domande di salute.
La processazione dei campioni analizzati è stata documentata, tramite riprese video, all’interno dei laboratori di analisi di tre strutture ospedaliere italiane e avvalorata dalla competenza dei tre professionisti sanitari responsabili dei laboratori stessi, che sono stati ospiti dell’evento di lancio della campagna approfondendo i viaggi dei campioni ed evidenziando l’alto grado di complessità e innovazione che sta dietro al risultato di un test.
“Questa iniziativa è molto importante perché accende un focus su un momento della cura fondamentale ma non adeguatamente percepito, che è quello della diagnosi, e di una diagnosi tempestiva e accurata” ha detto Anna Lisa Mandorino, Segretaria Generale Cittadinanzattiva.
“Come organizzazione civica siamo impegnati da sempre nel diffondere consapevolezza presso i cittadini sulla centralità e la complessità del momento diagnostico e d’altra parte chiediamo che, in questo ambito, si investa soprattutto nella dotazione di personale sanitario dedicato”.
“Vorremmo che una attenzione particolare nel viaggio del campione fosse dedicata anche alla trasmissione e alla condivisione dei risultati diagnostici tra i professionisti coinvolti in un percorso di cura, che deve avvalersi degli strumenti di salute digitale a cominciare dal fascicolo sanitario elettronico”.
