Progettata una nuova molecola di imaging in grado di vedere, attraverso la PET, il modo in cui le cellule immunitarie si infiltrano nel sistema nervoso centrale, un passo fondamentale nell’insorgenza della malattia.

 

 

I ricercatori hanno progettato una nuova molecola di imaging in grado di catturare il modo in cui le cellule immunitarie, chiamate cellule mieloidi, si infiltrano nel sistema nervoso centrale, un passo fondamentale nell’insorgenza della sclerosi multipla.

Testato su modelli murini, l’agente di imaging potrebbe offrire un nuovo strumento diagnostico per la sclerosi multipla, i cui primi segni possono essere difficili da distinguere.

La sclerosi multipla si verifica quando il sistema immunitario distrugge lentamente il rivestimento mielinico che isola i neuroni nel sistema nervoso, portando a disabilità e una serie di complicazioni.

La ricerca esistente suggerisce che le cellule mieloidi – un gruppo di cellule immunitarie che include macrofagi e cellule dendritiche – aiutano a innescare il disturbo infiltrandosi nel sistema nervoso centrale.

Tuttavia, gli scienziati attualmente mancano di strategie di imaging in grado di distinguere le firme delle cellule mieloidi dannose dall’attività immunitaria più benigna nel sistema nervoso.

Alla Università di Stanford hanno realizzato una nuova molecola di imaging per la tomografia ad emissione di positroni (PET) chiamata [64Cu]TREM1-mAb, che rileva un recettore chiamato TREM1 sulla superficie delle cellule mieloidi.

Utilizzando TREM1 come marker di infiltrazione di cellule mieloidi, i ricercatori hanno scoperto che potevano tracciare e monitorare le risposte immunitarie legate alla malattia nei topi con malattia simile alla sclerosi multipla.

Il loro agente di imaging può monitorare la neuroinfiammazione con una sensibilità fino a 17 volte maggiore rispetto a una molecola di imaging PET alternativa.

Inoltre, l’agente ha anche rivelato come i topi hanno risposto alla terapia approvata per la sclerosi multipla siponimod, suggerendo che la tecnica potrebbe aiutare gli scienziati a monitorare le risposte al trattamento.

Dalla ricerca è emerso che cellule portatrici di TREM1 erano presenti nelle biopsie cerebrali di due pazienti con sclerosi multipla ma non nel tessuto cerebrale sano, indicando che l’agente potrebbe anche monitorare la progressione della malattia negli esseri umani.