Oltre virus e batteri, nuovi indiziati i parassiti. Il rischio zoonosi discusso al Be Informed – Accademia di formazione per i giornalisti di Boehringer Ingelheim, promosso dal Master SGP della Sapienza in collaborazione con ANMVI e FNOVI.

 

One Health, vi suona familiare questa espressione? Se ne parla ormai da qualche anno e, al netto della traduzione basilare dall’inglese, suona come: una sola salute per tutti: animali, uomo e ambiente.

Ed è infatti un nuovo concetto olistico sulla salute che collega in un vincolo indissolubile quella dei tre soggetti di cui sopra.

Più semplicemente, se volete, si può sintetizzare in: se gli animali (e l’ambiente) sono in salute, gli uomini sono in salute.

Prendersi cura degli animali, che siano da compagnia o da lavoro o da allevamento è l’unico modo per evitare le zoonosi, cioè quelle malattie che fanno il salto interspecie, passando dalla fauna (sia selvatica che domestica) all’uomo.

Stiamo parlando di virus, batteri, funghi. Ma ora emerge un nuova minaccia in questo ambito: la parassitosi.

 

Parassitosi, una storia che nasce da lontano

Alcune specie di parassiti sono comparse sulla terra più di 750 milioni di anni fa e nel corso dei secoli hanno modificato le loro abitudini di vita adattandosi ai vari ospiti e ai cambiamenti dell’ambiente, in un meccanismo quasi perfetto di coevoluzione.

Una di queste (Helicobacter pylori, responsabile dell’ulcera gastro intestinale) è stata trovata nell’intestino di Ötzi, la mummia risalente all’età del rame (oltre 3.000 anni fa) scoperta nel 1991 nel ghiacciaio del Similaun, in Trentino.

Anche se spesso meno agguerriti e più discreti di virus e batteri, non sono meno pericolosi: il parassita (pulci, zecche, vermi) non solo si nutre a spese dell’ospite (animale da compagnia, domestico da reddito, selvatico), ma utilizza quest’ultimo come propria nicchia ecologica per la regolazione dei rapporti con l’ambiente esterno. 

“L’etimologia della parola, dal greco, significa proprio “si nutre presso un altro”, perché deriva dalla fusione dei termini parà (presso) con sìtos (cibo)” spiega Laura Rinaldi, Professore Ordinario di Parassitologia e Malattie Parassitarie, Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, Università degli Studi di Napoli Federico II.

L’OMS, tra le sfide della nuova roadmap stilata nel 2021, definisce i traguardi da raggiungere entro il 2030 per la prevenzione, il controllo e la eradicazione delle Neglected Tropical Diseases, malattie di cui il 60% è causato da parassitosi, come, echinococcosi, teniasi, geoelmintiasi, filariosi, leishmaniosi, schistosomiasi.

 

L’identikit del parassita

Laura Rnaldi ci dice che “si tratta di organismi invertebrati: alcuni hanno dimensioni microscopiche (protozoi) simili ai batteri, altri invece sono visibili a occhio nudo come gli elminti (cestodi, trematodi e nematodi) e gli artropodi (insetti e aracnidi)”.

Alcuni hanno ciclo biologico diretto, altri possono essere trasmessi da vettori meccanici e biologici, altri ancora attraverso gli alimenti e l’acqua;

Molte specie sono agenti di zoonosi (malattie naturalmente trasmissibili dagli animali all’uomo e viceversa): “in Florida una specie di lumaca è responsabile della trasmissione della meningite”.

“Attualmente esistono ancora pochi vaccini per i parassiti, ma possiamo rassicurare i possessori di animali domestici: cani e gatti non sono untori“. 

“Invece i farmaci antiparassitari possono essere un pericolo per l’ambiente, in quanto distruggono parte della fauna”.

 

Zoonosi e antimicrobicoresistenze: i rischi per la salute umana

Queste malattie infettive possono essere trasmesse direttamente da animale a uomo, come la rabbia, o i modo indiretto, tipo la salmonellosi” ci delucida Pier Luigi Lopalco, Professore ordinario di Igiene, Università del Salento.

“Ebola è stato a lungo un virus misterioso: appariva in qualche villaggio africano, arrecava una mortalità del 70%  e poi scompariva per decenni”.

“Ora sappiamo che questo comportamento è perfettamente spiegabile in una visione One Health, che ha profondamente cambiato questo approccio alla definizione del rischio di malattia infettiva, che origina dal mondo animale, perché considera la salute globale come il risultato di una stretta relazione fra salute umana, salute animale ed ambiente di vita”.

“Per fare un esempio tristemente attuale, la pandemia di COVID19 non può essere semplicisticamente attribuita ad un casuale fenomeno di spill-over, ossia di passaggio di un virus dal mondo animale all’ambiente umano. Il realizzarsi di un evento pandemico di quella portata è stato infatti il risultato di un rapporto profondamente compromesso fra insediamenti e comportamenti umani, alterazione di un ecosistema animale e dell’habitat naturale del virus”.

“Influenza, HIV, infezioni da coronavirus, febbri emorragiche, arbovirosi sono forme infettive che hanno tutte avuto origine dal mondo animale. Per esempio la famosa zanzara tigre trasmette un botto di virus. E quello del West Nile, nel 2022, ha causato morti anche in Italia”.

Un altro fenomeno, quello dell’antimicrobicoresistenza, rappresenta un’ulteriore minaccia prioritaria per la salute globale. L’uso improprio di antibiotici in medicina umana ed animale, insieme al loro abuso in zootecnia e perfino nell’agricoltura industriale (es. antifungini) ha spinto l’OMS ad includere il fenomeno della resistenza agli antibiotici fra le dieci minacce più importanti alla salute globale, al pari delle malattie cronico degenerative o delle pandemie

 

Le strategie di contrasto alle zoonosi negli allevamenti

Il 75% delle malattie umane fino ad oggi conosciute derivano da animali e il 60% delle malattie emergenti sono state trasmesse da animali selvatici” afferma Daniela Mulas Vicepresidente FNOVI, Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani.

“Sono esempi di zoonosi la leptospirosi, la febbre gialla, la dengue, l’Ebola, la West Nile Desease. Le zoonosi causano ogni anno circa un miliardo di casi di malattia e milioni di morti“.

Le vie di trasmissione degli agenti zoonotici all’uomo sono molteplici e tra queste vi sono:

il contatto diretto di un ospite suscettibile con un animale infetto;

trasmissione indiretta tramite contatto con suolo o oggetti contaminati da agenti zoonotici;

trasmissione vettoriale tramite zanzare, zecche, pulci e pidocchi che fungono da vettori per alcuni agenti zoonotici;

trasmissione tramite acqua o alimenti contaminati.

Nel contrasto alla diffusione delle zoonosi è molto importante il controllo dello stato sanitario di base degli allevamenti.

“La biosicurezza, infatti, è uno dei principali strumenti di prevenzione a disposizione degli operatori e delle altre persone che lavorano con gli animali per prevenire l’introduzione, lo sviluppo e la diffusione di malattie animali trasmissibili da e all’interno di una popolazione animale”.

“Come ad esempio l’erigere barriere fisiche attorno agli allevamenti per evitare il contatto con animali selvatici”.

“E anche i controlli e analisi a campione sugli spostamenti e trasporto di animali, raccolti in documenti elettronici”.

Mosè Alise, Dirigente sanitario Medico Veterinario Ministero della Salute, Direzione Generale della Sanità animale e del Farmaco Veterinario, aggiunge ” il Governo italiano, grazie al fondamentale sostegno dell’Unione Europea, ha elaborato una serie di attività a supporto di dell’approccio One Health, come ad esempio l’istituzione di 28 posti di controllo in frontiera per il transito di animali, mangimi e prodotti di origine animale”.

 

E per i nostri animali domestici?

“Il 50% dei medici veterinari italiani continua a registrare una crescente attenzione per la salute degli animali da compagnia” dichiara Marco Melosi, Presidente ANMVI, Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani.

“La forma di prevenzione sanitaria alla quale i proprietari fanno, in assoluto, più attenzione è la vaccinazione. Infatti, il 71% dei medici veterinari interpellati da ANMVI nell’ultima indagine condotta a maggio di quest’anno indica nelle profilassi vaccinali il più alto tasso di compliance, a dimostrazione che le vaccinazioni rappresentano un pilastro della sanità pubblica globale”.

“I proprietari (56%) sono molto attenti alle protezioni antiparassitarie che vanno ripetute durante tutto l’anno e sono anche edotti sulla leishmaniosi trasmessa dal pappatacio (detto anche flebotomo) infetto”.

“I proprietari (36%) sono più attenti, secondo l’indagine, ai controlli dopo una malattia dell’animale da compagnia che alle visite ordinarie rispettate solo dal 22%”.

“La raccomandazione è invece di non dimenticare visite e cure programmate. Le zoonosi di cui le parassitosi fanno parte si prevengono infine rispettando alcune basilari norme generali di igiene e il controllo periodico della salute dell’animale come il lavaggio delle mani e la pulizia degli ambienti, delle lettiere e delle cucce dove l’animale vive abitualmente”.