In occasione della Giornata Internazionale contro l‘HPV, Roche Diagnostics riconferma il proprio impegno nel sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione del tumore alla cervice uterina tramite la vaccinazione.
La causa principale del carcinoma alla cervice è ben nota: il Papilloma Virus Umano (HPV), responsabile di oltre il 90% dei casi di questo tipo di tumore.
Secondo il rapporto “Global Cancer Statistics 2020”, il tumore della cervice uterina è al quarto posto tra i tumori più comuni nelle donne. Ogni anno, nel mondo, circa 600.000 donne si ammalano di cancro del collo dell’utero e in Italia sono circa 2.400 i nuovi casi, l’1,3% di tutti i tumori diagnosticati nelle donne.
Secondo i dati riportati dall’International HPV Reference Center, sono più di 225 i tipi di HPV ad oggi identificati i quali vengono suddivisi in base al rischio di provocare il tumore alla cervice uterina: di questi, sono 14 i genotipi considerati “ad alto rischio”, fra cui il 16 e il 18 sono definiti i più aggressivi, essendo la causa del 70% dei tumori. Il tumore alla cervice uterina si può prevenire ed è altamente curabile: vaccinazione, screening e trattamenti precoci sono fra le armi più potenti a nostra disposizione.
In occasione della Giornata Internazionale contro l‘HPV che ricorre il 4 marzo, Roche Diagnostics riconferma il proprio impegno nel sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione del tumore alla cervice uterina tramite la vaccinazione, nel nostro Paese offerta gratuitamente alle ragazze di 12 anni, e l’adesione ai programmi di screening che, già offerti in buona parte delle regioni italiane alle donne tra i 30 e i 64 anni, prevedono l’effettuazione gratuita del test HPV Dna ogni 5 anni.
“L’attuazione dei programmi di screening che si avvalgono di tecnologie diagnostiche avanzate, affidabili e sempre più sensibili, può fornire un reale contributo all’eradicazione del tumore al collo dell’utero, un obiettivo fissato dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con la definizione di una strategia globale volta ad accelerare l’eliminazione di questo tumore entro il 2030” – commenta Guido Bartalena, Diagnostics Solutions & Healthcare Transformation Director di Roche Diagnostics S.p.A. – In questi anni, la capacità innovativa di Roche in questo ambito si è tradotta nello sviluppo di diversi test ad elevato valore medico: un test HPV per lo screening primario del carcinoma della cervice, in grado di mostrare simultaneamente i risultati di tutti i genotipi noti “ad alto rischio oncogeno” e i risultati individuali dei due genotipi a rischio maggiormente elevato, HPV 16 e HPV 18; un test che valuta la presenza di infezioni da HPV trasformanti attraverso la rilevazione contemporanea di due biomarcatori, p16 e ki67; e, infine, un test che favorisce l’identificazione delle lesioni occulte che potrebbero non essere identificate dalla sola analisi morfologica. Investimento continuo in soluzioni diagnostiche innovative e di qualità, e collaborazione con i diversi interlocutori del sistema salute affinché ogni donna abbia accesso a strumenti di screening e prevenzione che possono fare la differenza: questi i due punti fondamentali su cui si basa l’impegno di Roche nella lotta al carcinoma alla cervice”.
Si stima che la maggior parte della popolazione mondiale entri in contatto con il virus almeno una volta durante la propria vita e che nel 90% dei casi il sistema immunitario sia in grado di sconfiggere l’infezione nel giro di pochi mesi.
Sebbene la maggior parte delle infezioni da HPV e la maggior parte delle lesioni precancerose si risolvono spontaneamente (si stima infatti che nel 90% dei casi il sistema immunitario sia in grado di sconfiggere l’infezione nel giro di pochi mesi), esiste il rischio per tutte le donne che l’infezione da HPV possa diventare cronica e che le lesioni precancerose evolvano in tumore maligno della cervice.
Questo virus infatti, pur vivendo normalmente sulla pelle e nelle mucose umane, in particolari condizioni può trasformare le cellule e provocare tumori benigni come condilomi, oppure, nella sede cervico-vaginale, lesioni che possono progredire fino a provocare tumori.
Continuare ad investire risorse e competenze nella ricerca di soluzioni diagnostiche in grado di rilevare precocemente la causa che porta allo sviluppo di questo tumore è fondamentale per individuare quelle donne che, realmente a rischio di sviluppare una lesione cancerosa, devono essere gestite in maniera più stringente.
Il tumore al collo dell’utero è uno dei pochi tumori prevenibili. Prevenire il tumore al collo dell’utero è possibile grazie a screening costanti e vaccinazioni.
In Italia per le ragazze di 12 anni la vaccinazione contro il virus HPV è gratuita. Per tutte le donne dai 25 ai 30 anni, i programmi di screening prevedono il Pap test gratuito ogni 3 anni.
Per le donne dai 30 ai 64 anni, i programmi di screening prevedono il test HPV ogni 5 anni. Questo esame è più sensibile e affidabile rispetto ad altre tipologie di esami e consente di rilevare in anticipo la presenza dei genotipi considerati ad alto rischio oncogeno.
Lo screening con HPV è raccomandato per questa fascia d’età, perché nelle donne più giovani le infezioni da HPV sono molto frequenti, ma nella maggior parte dei casi regrediscono da sole.
