Avete presente il dinosauro gigante con una “vela” sulla schiena? Ebbene, si è scoperto che non viveva sulla terraferma, ma era un cacciatore di pesci e prede acquatiche.

 

Lo spinosauro era un animale acquatico. Almeno parzialmente, cioè era un cacciatore di prede che vivevano sott’acqua e quindi si è adattato a vivere in questi ambienti. Le prove c’erano da tempo: nell’ultimo decennio sono emersi fossili di spinosauri caratterizzati da piedi simili a pale e code simili a pinne, ma non si è chiarito se questi dinosauri vivessero prevalentemente sulla terra o nell’acqua.

Adesso, in una un articolo su ‎‎Nature, Matteo Fabbri del Field Museum of Natural History di Chicago e colleghi, portano ulteriori elementi a sostegno delle abitudini acquatiche di questo dinosauro.

Ma cos’era lo spinosauro? Forse il nome non è evocativo come quello del tirannosauro, ma sicuramente tutti ne avranno visto immagini e ricostruzioni, anche se non ricordano come si chiamasse, dato che ha caratteristiche anatomiche davvero peculiari.

È quel dinosauro con una grossa “vela” sulla schiena, sostenuta da ossa simili a spine di pesce, da cui il nome, la cui funzione è ancora oggetto di indagine. Si propende per l’ipotesi che potesse servire a regolare la temperatura dl corpo, agendo sia come dispersore di calore sia come una sorta di “pannello solare” per assorbirlo, anche se la questione è controversa e dibattuta tra gli esperti.

Ma, se lo spinosauro fosse stato un animale acquatico e non terrestre, anche questa sua prominente struttura potrebbe essere spiegata diversamente, per esempio per aumentare la idrodinamicità dell’animale, cioè per consentirgli di muoversi più agevolmente in acqua, proprio come fa la pinna dorsale dei pesci.

Veniamo al lavoro degli scienziati di Chicago. ‎Sebbene possa essere difficile dedurre adattamenti anatomici in specie estinte, si pensa che solo poche specie di dinosauri non aviani, cioè del ramo da cui non si sono evoluti i moderni uccelli, siano parzialmente o prevalentemente acquatiche.

I ricercatori si sono focalizzati sullo studio della densità ossea. È un indicatore dell’evoluzione verso la vita acquatica, poiché anche gli animali che vivono in acqua, ma che non sono chiaramente modellati per uno stile di vita acquatico – come l’ippopotamo –, hanno ossa molto dense. Le ossa compatte sono una caratteristica che spesso precede l’evoluzione di adattamenti corporei più chiaramente visibili per la vita nell’acqua, come le pinne.‎

‎Per studiare gli adattamenti acquatici nei dinosauri, Fabbri e colleghi hanno analizzato e confrontato le densità di 380 ossa di una vasta gamma di vertebrati estinti e non (mammiferi, lucertole, coccodrilli e uccelli, rettili marini e rettili volanti), compresi i dinosauri non aviani. Gli autori hanno scoperto che gli spinosauri avevano ossa dense, suggerendo che si erano adattati alla vita nell’acqua.

La loro maggiore densità ossea potrebbe aver facilitato il controllo della galleggiabilità quando immersi. Gli spinosauri infatti superavano il tirannosauro quanto a dimensioni: si calcola una lunghezza massima anche di 15 metri, con peso tra le 10 e 20 tonnellate.

‎I risultati implicano che gli adattamenti agli ambienti acquatici sono apparsi negli spinosauri durante il Cretaceo inferiore (da circa 145 milioni di anni fa a 100,5 milioni di anni fa), in seguito alla loro divergenza da altri grandi dinosauri carnivori durante il Giurassico inferiore.‎

 

Crediti: Davide Bonadonna