Grazie al monitoraggio delle cellule immunitarie chiamate monociti, che se iperattivi potrebbero contribuire al danno polmonare nelle prime fasi delle malattie.

 

La ricerca sui polmoni svela il ruolo delle cellule immunitarie nell’infiammazione polmonare dannosa. È il risultato dello studio di un gruppo internazionale di scienziati e potrebbe offrire agli specialisti un nuovo modo per rilevare e monitorare le malattie polmonari progressive.

E potrebbe anche far luce sulle cause fondamentali di tali condizioni. Il gruppo di ricerca ha scoperto che le cellule immunitarie chiamate monociti potrebbero essere utilizzate per prevedere le anomalie polmonari e la loro progressione.

Maggiore è il numero di monociti, maggiore è la probabilità che si sia verificato un problema. Quindi, sembra che i monociti svolgano un ruolo fondamentale nello sviluppo di malattie polmonari interstiziali, malattie che “sfregiano” i polmoni e ora, forse, si sa perché ciò si verifica.

“Precedenti studi hanno dimostrato che alcune cellule immunitarie, inclusi i monociti, possono avere un ruolo fondamentale nello sviluppo della malattia polmonare interstiziale – dice John S. Kim, specialista in terapia intensiva e polmonare del Centro medico dell’università della Virginia (UVA), un coordinatore della ricerca -. Abbiamo scoperto che livelli più elevati di monociti nel sangue sono fortemente legati ai primi segni di lesioni e cicatrici sull’imaging polmonare tra gli adulti che vivono in comunità”.

Il segno distintivo delle malattie polmonari interstiziali è l’infiammazione che quando peggiora crea danni e fibrosi (cicatrici). Lasciando i polmoni incapaci di fornire ossigeno sufficiente al corpo. Il tipo più comune di malattia polmonare interstiziale è la fibrosi polmonare idiopatica.

A circa 30.000-40.000 americani viene diagnosticata la fibrosi polmonare idiopatica ogni anno. Nel mondo si toccano i 150 mila casi ogni anno. Poiché si tratta di una malattia pericolosa e progressiva, è importante che venga rilevata precocemente in modo che i pazienti possano ricevere cure adeguate.

La nuova ricerca suggerisce, ora, che il monitoraggio dei monociti potrebbe offrire un buon modo per identificare gli adulti a rischio di sviluppare fibrosi polmonare idiopatica e altri tipi di malattie polmonari interstiziali. Per comprendere meglio il ruolo delle cellule immunitarie in queste malattie, i ricercatori hanno esaminato quattro grandi gruppi di persone, fumatori e non fumatori, per un totale di oltre 7.000 persone.

Hanno scoperto che quelli con una maggiore conta di monociti erano a più alto rischio di anomalie polmonari e della loro progressione nel tempo sull’imaging polmonare. Hanno anche scoperto che le persone con un numero elevato di monociti avevano maggiori probabilità di avere una ridotta funzione polmonare.

Nel complesso, i partecipanti allo studio con anomalie polmonari tendevano ad avere monociti molto più “attivati” rispetto a quelli senza anomalie polmonari. Ciò suggerisce che i monociti iperattivi potrebbero contribuire al danno polmonare nelle prime fasi della malattia, concludono i ricercatori.

“Con ulteriori ricerche, potremmo ottenere una migliore comprensione di come i monociti contribuiscono alle prime fasi della malattia polmonare interstiziale che possono portare a test e terapie future – sintetizza i prossimi obiettivi Kim -. “La nostra speranza è essere in grado di identificare le persone a maggior rischio di sviluppare questa condizione e intervenire rapidamente con trattamenti in grado di prevenire la malattia devastante”.

 

 

 

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