SARS-CoV-2

 

I primi 53 casi a Londra e dintorni, i primi 20 rilevati in Israele. E, soprattutto, in Danimarca, dove rappresenta già il 28% dei casi registrati.

 

 

Siamo ancora in piena ondata Omicron, che già prende posizione una sua “parente”, la variante Omicron 2 (BA.2). In realtà già circolava a dicembre con, però, pochi casi individuati, anche perché molti erano catalogati come causati da Omicron 1.

In Gran Bretagna, a dicembre, era stata chiamata “variante invisibile” perché sfuggiva ai test PCR. Ora, però, è diventata visibile con i primi 53 casi a Londra e dintorni, i primi 20 rilevati in Israele. E, soprattutto, in Danimarca, dove già il 28% dei casi registrati sono da Omicron 2.

Il fatto che sia al momento riscontrata prevalentemente in Danimarca è dovuto al fatto che si tratta del Paese che sequenzia meglio i virus in tutto il mondo. La sotto-variante BA.2, o Omicron 2, è stata osservata per la prima volta in Cina poche settimane fa, anche se gli esperti pensano che si sia potuta originare in India e subito dopo nelle Filippine.

È stata comunque già riscontrata anche in Norvegia, Australia, Canada e Singapore. Al momento non si ha notizia di casi ufficiali riscontrati in Italia. Omicron 2, però, in Nord Europa sta crescendo a discapito della Omicron 1.

Secondo gli esperti la velocità di diffusione di Omicron 2 sarebbe più alta della Omicron “normale”, già elevata di suo. Secondo Business Standard questa variante potrebbe essere più “violenta”, visto che “contiene più mutazioni di Omicron”.

L’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito ha ufficialmente confermato che sta circolando nel Paese quella che definisce sotto–variante di Omicron, ormai battezzata Omicron 2.

È bene sottolineare che, ad oggi, non ci sono elementi che lascino intendere a una differente contagiosità, a una maggiore capacità di eludere i vaccini o a una maggiore gravità della malattia.

Francois Balloux, direttore dell’University College London Genetics Institute, ci spiega “che ci sono due lignaggi all’interno di Omicron, BA.1 e BA.2, geneticamente abbastanza differenziati”. Non si capisce però perché la BA.2 non abbia avuta la stessa diffusione in Sudafrica, dove invece sembra sia rimasta minoritaria.

Secondo Anders Fomsgaard, del SSI (Statens Serum Institut), non ci sarebbero comunque ancora differenze significative tra le persone infettate da BA.2 in termini di età, stato vaccinale, infezioni, malattia o diffusione geografica, rispetto a quelle colpite da BA.1.

Le attenzioni degli scienziati sono rivolte soprattutto alla capacità più o meno elevata di resistere ai vaccini rispetto al BA1. Ma è ancora presto per dirlo. Diverso il tema riguardante la capacità maggiore, rispetto alla variante Omicron già nota, di sviluppare una malattia grave: a fronte dei 23 mila casi giornalieri in Danimarca, i pazienti in terapia intensiva sono relativamente pochi, 71.

Facendo un paragone, la Danimarca ha all’incirca la stessa popolazione del Lazio, Regione che invece registra tre volte più persone ricoverate in rianimazione.

Il sintomo “spia” della variante Omicron 1, e sembra anche di Omicron 2 è il mal di gola, a volte associato a prurito. Disturbi che pare siano i primi a manifestarsi nei casi di nuova infezione, o di reinfezione, e che spesso precedono la positività. Una gola secca e mal di gola che causa un fastidio acuto durante la deglutizione.

 

 

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