Vaccini covid

Contro la variante Delta, la protezione vaccinale contro le malattie gravi e la morte per Covid è stata superiore al 90%, con poco calo della protezione cinque mesi dopo le due dosi.

 

Quando la variante Omicron è comparsa per la prima volta in Sud Africa nel novembre 2021, c’era molto allarme per la diffusione esponenziale dell’infezione. Una velocità di diffusione che supera quella delle varianti precedenti e che si registra in ogni parte del mondo dove Omicron compare.

Per esempio, nel Regno Unito, secondo Paese colpito dopo il Sud Africa, dove il numero di infezioni è raddoppiato ogni due giorni dall’inizio di dicembre. Causa di ulteriore preoccupazione è stata la rapida diffusione in una popolazione altamente vaccinata (e quindi teoricamente altamente immune).

Il che ha messo in dubbio la validità della strategia vaccinale adottata. In apparenza, è sembrato che i vaccini non funzionassero. Ma che cosa si intende come protezione da vaccino? Ora ci sono ampie prove che dimostrano che i vaccini non sono molto efficaci nell’impedire l’infezione in una persona vaccinata e nel controllare la diffusione dell’infezione.

Un esempio è stato un evento di super diffusione verificatosi nelle Isole Faroe, dove 21 su 33 operatori sanitari triplo vaccinati sono stati contagiati da Omicron partecipando ad un convegno. E questo nonostante molti avessero fatto un tampone, dal risultato negativo, nelle 36 ore precedenti l’evento. Alcuni – in particolare i no-vax – potrebbero cogliere al balzo l’occasione per gridare: “Vedete che i vaccini non funzionano”.

Eppure, un episodio come quello delle Isole Faroe era prevedibile, perché è noto che i vaccini non forniscono “immunità sterilizzante”, cioè non prevengono totalmente l’infezione. Nessuno ha affermato che i vaccini Covid forniscono immunità sterilizzante e potrebbe essere un obiettivo irraggiungibile.

Nella migliore delle ipotesi, offrono una protezione debole contro le infezioni. Tuttavia, questa debole protezione aiuta a rallentare la diffusione dell’infezione. E, soprattutto, fornisce un’eccellente protezione da espressioni gravi dell’infezione. Questa protezione è altrettanto importante, se non di più, in quanto impedisce alla stragrande maggioranza delle persone infette di venire ricoverate e, in alcuni casi, di morire.

Contro la variante Delta, la protezione vaccinale contro le malattie gravi e la morte per Covid è stata superiore al 90%, con poco calo della protezione cinque mesi dopo le due dosi.

Quando è comparsa Omicron, la preoccupazione scientifica è stata quella di capire quanto le sue mutazioni potessero eludere la protezione vaccinale. In effetti, i dati suggeriscono che due dosi di vaccino forniscano una protezione limitata contro Omicron. Per fortuna, la protezione viene rapidamente ripristinata da una dose di richiamo. Ciò è particolarmente importante per coloro che sono più vulnerabili, come gli anziani.

Una persona di età superiore agli 80 anni ha un rischio oltre 300 volte maggiore di contrarre un Covid grave rispetto a un adulto di età inferiore ai 40 anni. È anche fondamentale non dimenticare che mentre Omicron può essere meno grave per i vaccinati, rimane un’infezione pericolosa per i non vaccinati.

Il fatto che l’immunità sterilizzante contro il Covid non esista al momento mette in discussione la possibilità di raggiungere l’immunità di gregge per porre fine alla pandemia. La convinzione è che quando un numero sufficiente di persone ha l’immunità, questa immunità bloccherà la trasmissione del virus poiché ci sono sempre meno persone da infettare.

Tuttavia, come ha dimostrato Omicron, le reinfezioni possono verificarsi anche in popolazioni altamente vaccinate come nel Regno Unito e in Israele. Omicron ha un più alto tasso di reinfezione rispetto alle altre varianti, cinque volte maggiore rispetto a Delta. Il risvolto positivo è che le infezioni da Omicron sembrano essere meno gravi. In effetti, il Regno Unito sta vedendo i suoi più alti livelli di infezione degli ultimi due anni.

E anche se questo non si traduce in alti livelli di ricoveri in unità di terapia intensiva, come accaduto in passato, il maggior numero di pazienti con malattia meno grave può ancora esercitare molta pressione sui servizi sanitari. Inoltre, livelli più elevati di reinfezione del personale sanitario, che deve andare in quarantena a causa dell’infezione, crea un ulteriore problema.

I vaccini non sono quindi l’unica soluzione. Altre misure protettive, come un maggiore uso della mascherina, maggiori test e una migliore ventilazione, hanno tutte un ruolo importante da svolgere. Le prossime settimane promettono di essere impegnative per picchi di infezioni. Ma la situazione oggi è certamente molto migliore di un anno fa. Per molti Paesi ad alto reddito, che hanno un’elevata copertura vaccinale, la pandemia sta gradualmente passando ad una situazione endemica.

Il che significa che il virus sarà ancora circolante, ma che ci saranno alti livelli di immunità della popolazione sia per la vaccinazione sia per l’infezione naturale. Il che si traduce in meno ricoveri e meno decessi correlati al Covid. È probabile che le vaccinazioni annuali contro il Covid, in particolare per i più vulnerabili, siano necessarie per mantenere la protezione immunitaria per loro.

Anche perché i virus mutano continuamente e probabilmente in futuro potrebbero emergere ulteriori varianti Covid che possono eludere l’immunità e causare reinfezioni, come accade già con i soliti coronavirus umani e con l’influenza stagionale.

Mentre per fortuna Omicron sembra essere meno grave, resta il rischio che emergano ulteriori varianti che potrebbero includerne una più grave. E i vaccini rimangono la scommessa migliore contro queste possibili nuove varianti.

 

 

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