“Gli effetti post guarigione durano anche tre mesi: i giocatori dopo l’infezione scendono meno in campo, corrono più a fatica e completano un minor numero di passaggi rispetto a prima”.

 

Anche gli economisti si interessano del Covid e, per restare nel loro campo di competenza, si interessano dei calciatori professionisti con ciò che comporta economicamente per loro e per le società il post guarigione dal virus pandemico: un’altra malattia definita Long Covid.

Una delle testate di riferimento del mondo economico, il settimanale The Economist, pubblica la ricerca di tre economisti che avverte: “Gli effetti post guarigione durano anche tre mesi: i giocatori dopo l’infezione scendono meno in campo, corrono più a fatica e completano un minor numero di passaggi rispetto a prima”.

E il virologo dell’università Vita e Salute del San Raffaele di Milano, Roberto Burioni, rilancia la ricerca su Twitter: “Il Long Covid è un problema serio per gli atleti professionisti. la guarigione è lenta e parziale”. Esempi citati nello studio: i casi Dybala e Brahim Diaz, che sembrano tra i più debilitati dal virus… “Dopo cinque minuti di movimento ho dovuto fermarmi perché facevo fatica a respirare”, spiegava Paulo Dybala nel marzo 2020.

E un fuoriclasse da milioni di euro l’anno ai fini dei futuri rinnovi dovrà fare i conti su queste debilitazioni da post Covid e su quando potrà recuperare realmente al 100%. Dybala nel frattempo si è ripreso. In verità, il Long Covid sembra essere la nuova patologia cronica dell’era post pandemia.

“Per i calciatori d’élite, gli effetti del Covid-19 si protraggono per mesi. Molto tempo dopo l’infezione, i giocatori giocano meno minuti e completano meno passaggi”, titola l’Economist. Gli autori dello studio (gli economisti Kai Fischer e Benedikt Schmal della Heinrich Heine University e James Reade dell’Università di Reading) “hanno rilevato una riduzione del 9% nei minuti giocati. I passaggi completati sono scesi del 6% e non sono tornati alla normalità per mesi.
Nelle 10 settimane successive all’infezione si è verificato un calo medio del punteggio di 0,14. Ma dopo 10 settimane – scrive il settimanale inglese – queste prestazioni sono tornate alla normalità, suggerendo che i giocatori dovrebbero forse recuperare con più settimane di riposo dopo essersi contagiati”. Il problema Long Covid, però, esiste anche negli atleti e bisognerà capirne di più.

Il Long Covid tocca una quota di pazienti, oscillante tra il 15 e il 30% (un paziente guarito su due: secondo un’indagine pubblicata su JAMA) dopo la malattia, che si portano dietro anche per mesi sintomi ed effetti persistenti, “non completamente spiegabili”. Un numero crescente di casi, con cui i servizi sanitari già si stanno confrontando e con cui dovranno confrontarsi in futuro.

L’allarme lo ha lanciato l’immunologo e consigliere scientifico della Casa Bianca, Anthony Fauci: “Ci sono anche condizioni post Covid-19 spiegabili con la disfunzione residua degli organi, dovuta al danno, come quello polmonare, che porta ad anomalie della funzione.

Tuttavia, dal 15 al 30% circa di individui ha una persistenza di segni e sintomi, da settimane a mesi, che non sono completamente spiegabili”. E Fauci di recente ha avvertito sulla variante Omicron: “Meno grave, ma capace di lasciare il Long Covid nei colpiti”.

Ai fini della ricerca, gli autori hanno identificato il 90% dei 257 casi positivi segnalati dalla Bundesliga tedesca e dalla Serie A italiana fino a luglio 2021. Hanno, quindi, incrociato questo registro con i dati dettagliati di Opta, una società che raccoglie statistiche sportive, che analizzavano le prestazioni degli atleti in base ai minuti giocati, alla distanza percorsa e ai passaggi completati.

Ebbene, le performance dopo l’infezione sono in effetti calate, a dimostrazione degli effetti persistenti del virus. Utilizzando questa metodologia statistica, gli autori hanno rilevato una riduzione del 9% nei minuti giocati. I passaggi completati sono scesi del 6% e non sono tornati alla normalità per mesi. T

he Economist ha trovato un modello simile quando è stata replicata l’analisi utilizzando un punteggio più sofisticato sul valore del giocatore (un dato composto da oltre 40 azioni sul campo) fornito dal Twenty First Group, una società di consulenza di intelligence sportiva. Nelle 10 settimane successive all’infezione si è verificato un calo medio del punteggio di 0,14.

Ma dopo 10 settimane queste prestazioni sono tornate alla normalità, suggerendo che i giocatori dovrebbero forse recuperare con più settimane di riposo dopo essersi contagiati. La buona notizia: le probabilità di guarigione dal Covid sono altissime per i calciatori, che sono giovani, in forma e in grado di ricevere cure mediche di livello mondiale. La cattiva notizia: la ricerca sugli effetti del Long Covid è ancora in corso, si devono verificare durata e recupero (dai tre ai sei mesi) e il fatto che possa riguardare anche degli atleti professionisti è un segnale preoccupante.

I sintomi del long-covid? Fauci: “Per il 50% i sintomi lamentati vanno da perdita di peso a affaticamento, dolore. Oltre uno su 5 guariti manifesta una riduzione della motilità; uno su 4 difficoltà a concentrarsi; uno su tre sviluppa un disturbo d’ansia; tre su 5 hanno anomalie polmonari e oltre uno su 4 difficoltà respiratorie”.

Quasi uno su cinque dei guariti lamenta perdita di capelli e arrossamenti cutanei. Più gravi, continua Fauci: disautonomia, cioè malfunzionamento del sistema nervoso caratterizzato da sbalzi della temperatura e tachicardia inspiegabile, disturbi del sonno, depressione e ansia, e una condizione molto curiosa denominata “nebbia del cervello”, che provoca nelle persone difficoltà a focalizzare o concentrare i propri pensieri.

 

Mario Pappagallo su Corriere dello Sport dell’8 gennaio 2022

 

 

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