I soggetti con più grasso addominale hanno mostrato un calo dei livelli di anticorpi, tra il primo e il terzo mese dopo la seconda dose, significativamente maggiore.

 

L’obesità espone a forme più severe di Covid-19 sia adulti sia bambini e ragazzi. A confermarlo uno studio condotto da ricercatori del ministero della Salute americano e dei CDC (Centers for Disease Control and Prevetion). La ricerca prende in considerazione i ricoveri pediatrici in sei ospedali statunitensi tra luglio ed agosto per un totale di 915 casi.

In 177 (circa il 20%) l’infezione è stata riscontrata incidentalmente in pazienti ricoverati per altre ragioni. Nei rimanenti 713, il Covid era la causa del ricovero. Più di due terzi dei bambini e ragazzi ricoverati aveva un pregresso problema di salute dovuto all’obesità: ne era affetto il 32,4% dei pazienti, il 61,4% nella fascia dai 12 ai 17 anni.

Questo ultimo studio su bambini e ragazzi segue di poco un altro lavoro pubblicato recentemente sulla rivista Obesity e made in Italy. Si tratta di un esame della situazione, facente parte del progetto di ricerca VARCO-19, svolto in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e dai ricercatori dell’IRCCS Policlinico San Donato, che porta a evidenziare, come marker diagnostico di un sistema immunitario malfunzionante, quella che si può definire l’obesità addominale.

Volgarmente, la circonferenza vita o il grasso sulla pancia. “Il calo dei livelli di anticorpi, tra il primo e il terzo mese dopo l’inoculazione della seconda dose di ‘vaccino anti Covid-19′, era significativamente maggiore negli individui affetti da obesità addominale rispetto a coloro che presentavano una normale distribuzione del tessuto adiposo” si legge sulla ricerca, pubblicata da Obesity, rivista scientifica ufficiale della Società Americana dell’Obesità.

Lo studio è stato coordinato da Alexis Elias Malavazos, ricercatore del dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche dell’Università Statale di Milano e responsabile della Unità Operativa di Endocrinologia e del Servizio di Nutrizione Clinica e Prevenzione Cardiovascolare del Policlinico San Donato e da Massimiliano Marco Corsi Romanelli, docente di Patologia Clinica del dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute della Statale e direttore della Struttura Complessa e Servizio di Medicina di Laboratorio e Patologia Clinica del Policlinico San Donato e direttore della Biobanca BioCor.

Hanno collaborato Gianluca Iacobellis dell’Università di Miami e Michele Carruba, Presidente Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità (CSRO) dell’Università degli Studi di Milano. “I vaccini – evidenzia Carruba – sono un’importante arma soprattutto per le categorie più a rischio, tra cui i soggetti affetti da obesità e, in particolare, con un predominante accumulo di tessuto adiposo a livello addominale (viscerale), entrambi riconosciuti dalla Comunità Scientifica come degli importanti fattori di rischio per un’infezione da SARS-CoV-2 più severa, avendo questi soggetti uno stato infiammatorio cronico che se associato al processo infiammatorio della malattia peggiora lo stato infiammatorio preesistente, creando una tempesta di molecole pro-infiammatorie (tempesta citochinica)”.

Per valutare la distribuzione del tessuto adiposo può essere usata la semplice misurazione della circonferenza addominale che deve essere rilevata nel punto più stretto dell’addome e si misura posizionando un metro flessibile nel punto medio tra l’ultima costola e la cresta iliaca.

Valori della circonferenza vita superiori a 80 centimetri nella donna e a 94 centimetri nell’uomo permettono la diagnosi di obesità addominale, caratterizzata da una distribuzione addominale del tessuto adiposo e associata ad aumento del rischio di malattie cardio metaboliche.

Lo studio si è quindi proposto di valutare la risposta anticorpale al vaccino anti COVID-19 BNT162b2 mRNA nei lavoratori del Gruppo Ospedaliero San Donato. In particolare, dopo tre mesi dalla seconda dose del vaccino, sono state confrontate le risposte anticorpali degli individui con obesità addominale rispetto a coloro che presentavano una normale distribuzione del tessuto adiposo, distinguendo tra individui con, o senza, precedente infezione da SARS-CoV-2, valutata tramite la presenza di anticorpi del nucleocapside.

Si è, quindi, osservato che, considerando coloro che non avevano una precedente infezione da SARS-CoV-2, tra il primo e il terzo mese dopo la seconda dose di vaccino, il calo dei livelli di anticorpi era significativamente maggiore negli individui affetti da obesità addominale rispetto a coloro che presentavano una normale distribuzione del tessuto adiposo.

Nel dettaglio, sono stati 1.060 i pazienti sottoposti allo studio. Di questi 492 erano affetti da obesità addominale (di cui 380 senza una precedente infezione da SARS-CoV-2 e 112 con una precedente infezione). Mentre, 568 avevano una normale distribuzione del tessuto adiposo (di cui 440 senza una precedente infezione da SARS-CoV-2 e 128 con una precedente infezione).

Nei soggetti senza precedente infezione da SARS-CoV-2 ed affetti da obesità addominale, il calo degli anticorpi neutralizzanti (IgG-TrimericS) tra il primo e il terzo mese dopo la seconda dose di vaccino era di 2,4 volte (58% di calo) più marcato rispetto ad un calo di solo 1,8 volte (44% di calo) negli individui con una normale distribuzione del tessuto adiposo.

“È importante incoraggiare la popolazione a sottoporsi alla vaccinazione con uno qualsiasi dei vaccini attualmente disponibili – sottolineano gli autori dello studio -. Il calo dei livelli di anticorpi negli individui con obesità addominale supporta ulteriormente le recenti raccomandazioni di diverse Società Scientifiche nazionali ed internazionali come la Società Italiana dell’Obesità (SIO), la European Association for the Study of Obesity (EASO) e la Obesity Society (società americana dell’obesità), di offrire dosi booster (dose di richiamo) di vaccino anti Covid-19 a tutti gli adulti, soprattutto a coloro che presentano condizioni mediche ad alto rischio tra cui l’obesità e a quelli con fenotipo di obesità addominale”.

Lo studio proseguirà per seguire l’andamento anticorpale fino a 9 mesi dalla fine del primo ciclo vaccinale e successivamente fino a tre mesi dalla terza dose, o richiamo.

 

 

 

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