È quanto ipotizza Jacob Lemieux, chi si occupa di monitorare le ricerche condotte dall’Harvard Medical School.

 

 

Dal momento che la variante Omicron si è diffusa nel Sudafrica, e successivamente è comparsa in tutti i Paesi del mondo, gli scienziati guardano con ansia a un possibile sorpasso di Omicron su Delta che potrebbe determinare il futuro della pandemia.

“È ancora molto presto per dirlo, ma a poco a poco i dati stanno venendo fuori e tutto fa pensare che l’Omicron potrebbe competere con la Delta in gran parte dei Paesi”, è il pensiero di Lemieux.

Sin da quando è stata identificata in Sudafrica, la variante Omicron (B.1.1.529) del coronavirus SARS-CoV-2 ha mostrato una contagiosità estremamente elevata e preoccupante; basti pensare che, nel Paese africano, nel giro di sole quattro settimane ha portato i nuovi contagi da circa 300 a oltre 22mila al giorno.

Secondo i primi dati condivisi dall’epidemiologo americano Eric Feigl-Ding, la nuova variante avrebbe una potenziale trasmissibilità persino del 500% superiore rispetto a quella del ceppo originale e selvatico di Wuhan.

Per fare un confronto, la variante Delta, attualmente responsabile della quarta ondata di contagi, ha una trasmissibilità il 70% maggiore del ceppo emerso in Cina alla fine del 2019.

L’eccezionale contagiosità della variante Omicron inizia a farsi vedere anche al di fuori del Sudafrica, e uno dei Paesi dove verificarne meglio gli effetti è il Regno Unito.

Come spiegato su Twitter da Trevor Bedford, biostatistico presso la Divisione vaccini e malattie infettive e del programma di biologia computazionale del Fred Hutchinson Cancer Research Center, il Regno Unito non soltanto ha importanti collegamenti aerei col Sudafrica, che catalizzano il rischio di “sbarco” di nuove varianti senza gli opportuni controlli dei viaggiatori, ma anche uno dei sistemi di sequenziamento genomico più avanzati al mondo.

Come spiegato dallo scienziato, in Gran Bretagna si sequenziano tra i 5mila e gli 8mila virus al giorno; ciò può intercettare agevolmente eventuali lignaggi emergenti e naturalmente determinarne la diffusione nella popolazione. In base all’ultimo bollettino sul suolo britannico sono stati riportati 1.265 casi di variante Omicron.

Mettendo a confronto i dati con quelli del Sudafrica, si osserva che la frequenza di Omicron è aumentata da circa lo 0,1% del 23 novembre a quasi l’1% del 29 novembre. “I casi sono ampiamente diffusi, sebbene molte aree dentro e intorno a Londra abbiano numeri relativamente alti”, ha aggiunto lo scienziato americano.

Bedford ha confrontato la crescita della variante Omicron con quella di Alfa, dimostrando una diffusività sensibilmente superiore della prima. Il tasso di crescita della variante Alfa (ex inglese), che aveva guidato la terza ondata di contagi lo scorso inverno, era infatti di circa 0,08 al giorno.

“Un calcolo simile con Omicron fornisce un tasso di crescita attuale di circa 0,41 al giorno”, evidenzia lo scienziato. Da un ulteriore confronto dei dati, l’esperto sottolinea che l’indice Rt (il numero medio di persone infettate da un positivo) della variante Delta è rimasto piuttosto basso sia in Sudafrica sia nel Regno Unito (rispettivamente 0,9 e 1,1), mentre la variante Omicron mostra un Rt decisamente superiore, compreso tra 3 e 4 in Sudafrica e circa 6 nel Regno Unito.

Anche la crescita maggiore nel Regno Unito potrebbe essere legata alla stagionalità, dato che nell’emisfero boreale ci stiamo per addentrare nell’inverno. Com’è noto, il freddo agevola i virus respiratori per molteplici ragioni.

Il biostatistico americano sostiene che ci sarà un picco nella diffusione della variante Omicron man mano che il virus si diffonde nella popolazione, ma successivamente andrà incontro a un rallentamento. I dati del Regno Unito dovrebbero presto allinearsi a quelli del Sudafrica, dove al momento si sta osservando un rallentamento dei casi. Alla luce dei dati epidemiologici, tuttavia, Bedford ritiene che un’ondata di Omicron “sia inevitabile” e che dunque dobbiamo fare del nostro meglio per prepararci adesso.

“Al momento, la vaccinazione (e in particolar modo la terza dose), il distanziamento sociale, l’uso delle mascherine e il lavaggio delle mani rappresentano le armi migliori che abbiamo per proteggerci”. A causa della capacità di fuga immunitaria evidenziata dai primi test di neutralizzazione, la variante Omicron “ha a disposizione una frazione della popolazione molto più ampia della Delta” per diffondersi, “catalizzando così il rischio di infezioni rivoluzionarie e reinfezioni”, spiega Bedford. Fortunatamente sembra che i sintomi scatenati dalla nuova variante siano lievi, forse a causa della ricombinazione con un virus del raffreddore, sebbene siano tutti dati da confermare.

 

 

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