I primi risultati di laboratorio suggeriscono che i vaccini esistenti potrebbero essere meno efficaci contro l’ultima variante del coronavirus a rapida diffusione, ma i richiami dovrebbero migliorare l’immunità.

 

 

Secondo i primi studi di laboratorio, appare altamente probabile che la variante Omicron SARS-CoV-2 eluda parte della protezione dai vaccini. Perché parte? Perché i team al lavoro su questo argomento (in Sudafrica, Germania e Svezia, compresa la Pfizer-BioNtech) hanno visto che i richiami (la terza dose) rialza l’immunità anche contro Omicron.

“È probabile che si verifichi una ridotta efficacia dei vaccini contro la prevenzione delle infezioni, ma con la terza dose sembra rialzarsi l’efficacia”, afferma Penny Moore, virologo presso l’Università di Witwatersrand a Johannesburg, in Sudafrica, co-autore di uno degli studi.

“Ma dobbiamo ancora aspettare più dati sull’efficacia e segnali chiari dai primi luoghi in cui questa variante ha cominciato a contagiare”, avverte Ben Murrell, virologo e immunologo presso il Karolinska Institute di Stoccolma, che ha co-condotto uno degli studi.

I ricercatori in Botswana e Sudafrica hanno identificato Omicron alla fine di novembre e da allora i team di tutto il mondo hanno fatto a gara per capire le proprietà della variante e i rischi che pone.

Dati preliminari suggeriscono che la variante è altamente trasmissibile, diffondendosi molto più velocemente di Delta, e che potrebbe avere la capacità di infettare le persone che sono immuni alle altre varianti.

Anche guariti dal Covid primigenio. Omicron porta un gran numero di mutazioni nella sua proteina Spike, il bersaglio principale delle risposte immunitarie, e alcuni di questi cambiamenti, quando presenti in altre varianti, influenzano la capacità degli anticorpi di riconoscere il virus e bloccare l’infezione.

Gli scienziati hanno utilizzato due tipi di test di laboratorio per testare quanto bene Omicron può eludere gli anticorpi neutralizzanti o bloccanti i virus innescati dalla vaccinazione e dall’infezione.

Un approccio utilizza particelle infettive SARS-CoV-2, tipicamente isolate da individui infetti da Omicron. L’altro impiega particelle di pseudo-virus, una versione geneticamente modificata di un altro virus (spesso HIV) al quale è stata aggiunta la proteina spike SARS-CoV-2 per infettare le cellule.

I risultati dei quattro gruppi separati suggeriscono tutti che Omicron smussa la potenza degli anticorpi neutralizzanti più ampiamente di qualsiasi altra variante circolante di SARS-CoV-2. Ma l’entità dell’impatto di Omicron varia tra i diversi studi, che hanno esaminato il sangue di persone con diverse storie di vaccinazione e infezione.

 

 

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