È caratterizzata da due mutazioni supplementari sulla proteina S o Spike e, secondo gli esperti, potrebbe essere il 10-15% più trasmissibile.

 

Gran Bretagna osservata speciale per due motivi: il nuovo aumento di casi e la comparsa di una nuova mutazione della variante Delta del Covid. La domanda è: sono fatti collegati? La nuova mutazione è già stata ribattezzata Delta Plus, nome in realtà già adottato per indicare una nuova variante indiana che sembrava destinata a diffondersi a macchia d’olio.

Ma così non è stato, anche perché in India è cominciata una vaccinazione di massa che dopo un paio di mesi ha finalmente messo sotto controllo la situazione. Quindi, la Delta Plus non ha avuto più terreno per diffondersi. Ora, però, nel mirino degli esperti ci è finita la AY.4.2, ossia una mutazione della variante Delta del Covid. E questa volta il terreno di diffusione sembra essere la Gran Bretagna.

In base ai dati illustrati nei giorni scorsi dalla statunitense Food and Drug Administration (FDA), questa nuova variante avrebbe iniziato a circolare con insistenza e si starebbe diffondendo in Gran Bretagna con considerevole rapidità. Il tutto è cominciato a luglio, quando il governo inglese ha abolito tutte le restrizioni anti-pandemia. Al momento non ci sono studi che possano legittimare un nuovo stato di allarme, ma la mutazione è sotto stretta osservazione. Tenendo conto anche che nel Regno Unito si vive ormai come ai tempi pre-Covid o quasi.

La mutazione della variante Delta si diffonde rapidamente, è vero, ma se consideriamo che la popolazione non è sottoposta a nessuna restrizione allora l’analisi cambia. Si diffonde sì, ma data la situazione che si vive in Inghilterra non a ritmi particolarmente preoccupanti. Almeno per il momento.

Eppure, questa nuova forma del virus dovrebbe essere più contagiosa della variante Delta tradizionale ed è per questo che le autorità sanitarie del Regno Unito ipotizzano 100 mila nuovi casi al giorno a dicembre. Il doppio di oggi. Il governo non sembra preoccupato: al momento non cambia nulla, almeno fino a quando i ricoveri (aumentati del 10%) non entrano in zona di allarme rosso.

I medici preferirebbero prevenire e non arrivarci, ma il governo mantiene la linea del “tutti liberi”. I primi dati sembrano indicare che i vaccini sono efficaci anche contro questa nuova mutazione della variante Delta, che non dovrebbe avere un impatto significativo in questa fase della pandemia.

Cosa sappiamo sulla sotto variante Delta AY.4.2 del coronavirus? Nel Regno Unito il 6% dei casi di variante Delta, che attualmente sta guidando la pandemia di Covid-19, appartengono alla sotto variante AY.4.2. È caratterizzata da due mutazioni supplementari sulla proteina S o Spike e, secondo gli esperti, potrebbe essere il 10-15% più trasmissibile.

I virus mutano naturalmente circolando negli ospiti e diffondendosi nelle comunità. È un processo legato alla replicazione virale, durante la quale a causa degli errori di copia spuntano nuove mutazioni che possono essere più o meno favorevoli ai patogeni. Alcune mutazioni si impongono e diventano dominanti: sono le cosiddette varianti di preoccupazione (Variant of Concern).

Ad oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ne riconosce quattro: la Alfa, la Beta, la Gamma e la Delta. Quest’ultima è il “motore” dei contagi in questa fase della pandemia in numerosi Paesi, Italia compresa. Ma anche le varianti di preoccupazione continuano a mutare, dando vita a nuovi ceppi che possono essere più o meno pericolosi del virus originale.

Come potrebbe essere la “variante Delta plus”, o meglio la sua sotto variante, la AY.4.2, identificata anche negli Stati Uniti, in Italia e in altri Paesi. Perché però sta dilagando in Gran Bretagna? Perché, in realtà, il “libera tutti” del 19 luglio è arrivato troppo presto se si pensa che solo ora, ossia oltre tre mesi dopo l’azzeramento delle restrizioni, nel Regno Unito ha completato il ciclo vaccinale solo il 67,5 percento della popolazione.

Di conseguenza, c’è, e c’è stato per mesi, un numero enorme di persone esposte a un rischio superiore di contagio e conseguenze gravi della Covid-19. E, oltretutto, ottimo terreno di “coltura” per mutazioni del virus nella sua diffusione tra vaccinati e non vaccinati.

Il ceppo variato è stato scoperto per la prima volta nel luglio 2021 e al momento non è classificato né come variante di preoccupazione, né come variante di interesse (VOI). In pratica, è solo uno dei tantissimi lignaggi del SARS-CoV-2, che tuttavia, essendo “figlio” della dominante variante Delta, è particolarmente attenzionato. Ma solo da poco.

A differenza della variante genitrice, la AY.4.2 si caratterizza per due mutazioni supplementari (chiamate Y145H e A222V) sulla proteina S o Spike del patogeno, ovvero il “grimaldello biologico” utilizzato per legarsi al recettore ACE2 delle cellule umane, rompere la parete cellulare, inserire l’RNA virale all’interno e avviare il processo di replicazione che è alla base della malattia.

Una modifica nella proteina Spike può rendere il SARS-CoV-2 più contagioso, in grado di eludere le difese immunitarie (sia quelle di una precedente infezione naturale che quelle del vaccino) o addirittura più aggressivo. Secondo gli esperti l’impatto della sotto variante sarebbe, comunque, sensibilmente inferiore a quello dovuto alla comparsa delle varianti di preoccupazione vere e proprie, come l’Alfa o la Delta.

“È potenzialmente un ceppo leggermente più infettivo”, ha dichiarato alla BBC il professor Francois Balloux, direttore del Genetics Institute dell’University College di Londra, ma “non è niente in confronto a quello che abbiamo visto con Alfa e Delta, che erano qualcosa come il 50-60% più trasmissibili. Quindi stiamo parlando di qualcosa di abbastanza leggero e che è attualmente in fase di indagine. È probabile che abbia fino al 10% in più di trasmissibilità”, ha aggiunto l’esperto. Peraltro, gli scienziati confidano che non sarà necessario un aggiornamento dei vaccini ad hoc per la AY.4.2, anche se sono già a lavoro per metterne a punto di nuovi “disegnati” appositamente per colpire la variante Delta.