Diagnosi precoce e medicina rigenerativa le soluzioni per curarlo.
Il lichen scleroso-vulvare è una malattia cronica della pelle che colpisce nel 90% dei casi la regione della vulva. È caratterizzata dalle modifiche del tessuto che compone cute (pelle) e sottocute e può insorgere a qualsiasi età: le donne più colpite sono quelle che si trovano intorno al periodo della menopausa, anche se si registra un’incidenza importante pure fra ragazze e bambine.
In una donna adulta, il lichen provoca principalmente prurito vulvare. Spesso è accompagnato da bruciore, causato dalle abrasioni dovute al continuo grattarsi. Altro sintomo frequentemente associato alla malattia è il dolore durante e dopo i rapporti sessuali (dispareunia).
Oltre che con le lesioni legate al grattamento, il lichen si può manifestare talvolta con macchie biancastre a livello della vulva, che possono confluire in un’unica macchia e dare così un aspetto color avorio a tutta l’area. Nei casi più avanzati può portare anche ad una modificazione dell’anatomia vulvare. Se trascurato, può portare allo sviluppo di un tumore maligno (nel 5% dei casi) in quell’area.
Ad oggi le sue cause sono poco conosciute. Una serie di ricerche suggerisce un’origine auto-immune della malattia, dato che colpisce soggetti perlopiù affetti da altre patologie dello stesso tipo. Negli ultimi studi è emersa una certa familiarità: anche se nessun gene è stato ancora individuato, si è notato come in alcune famiglie vi sia una maggiore incidenza di questa patologia.
Si stima colpisca in Italia almeno 2-7 donne su 100. Ma l’esatta prevalenza nella popolazione non è ben nota. Comunque si stima ci siano sino a due milioni italiane affette da questa patologia. Il lichen non è contagioso. Non è un’infezione né una malattia sessualmente trasmissibile.
Il vero problema è che questa patologia viene spesso sottovalutata e, di conseguenza, la sua diagnosi arriva in ritardo. Spesso le pazienti subiscono un calvario di mesi o anni, prima di vedersi diagnosticato il lichen. I motivi essenzialmente sono due: il primo è che la malattia a volte viene confusa con semplici infezioni genitali; il secondo è il fatto che all’inizio i sintomi risultano sfumati e quindi il lichen scleroso-vulvare rischia di sfuggire ad un occhio non esperto. In ogni caso, negli ultimi anni, medici e ginecologi sono molto più attenti e sensibili a questa patologia.
E sono stati fatti numerosi passi avanti per la diagnosi e la cura, come per esempio la medicina rigenerativa utilizzata nel programma di Gineco-plastica al Policlinico di Milano. Il programma, da ormai 10 anni, utilizza diverse tecniche innovative, tra le quali l’utilizzo dei preparati adiposi.
Ad oggi rappresenta uno dei percorsi più completi a livello internazionale. Alla Clinica Mangiagalli arrivano circa 30-40 casi di lichen scleroso-vulvare alla settimana. Tutte queste pazienti eseguono, oltre che una visita ginecologica di routine, un secondo esame approfondito: la vulvoscopia.
Essa consiste in una visita di circa mezz’ora, non dolorosa né invasiva che permette una visione ingrandita delle aree vulvari. Il suo scopo è quello di valutare nel tempo l’andamento della malattia, aiutando sia nella sua diagnosi sia nella valutazione di eventuali lesioni pretumorali. Essendo il lichen una patologia cronica, le donne vengono seguite costantemente con almeno una visita ogni anno.
La cura qual è? Sino a poco tempo fa, il percorso terapeutico per il lichen proponeva solamente un trattamento a base di cortisone molto potente, che aveva lo scopo di ridurre i sintomi nella fase più acuta della malattia. Il cortisone è ancora oggi il caposaldo della terapia per il lichen ma, dato che è una malattia duratura che colpisce anche le donne più giovani, si sono decise strade più riparative.
Come cercare di riportare i tessuti ad una condizione ideale, per consentire alle pazienti una vita il più possibile senza problemi sia per rapporti sessuali sia per le gravidanze. Da qui, la nascita del programma di “Gineco-plastica e rigenerazione dei tessuti genitali”. Nato sperimentando con successo l’utilizzo dei preparati adiposi. Ad oggi rappresenta uno dei percorsi più completi a livello internazionale.
La rigenerazione sul lichen ha due obiettivi: il primo è quello di riportare i tessuti che hanno sofferto ad una condizione naturale, trattando una situazione cronica; il secondo è quello di intervenire per ridurre un’infiammazione acuta. Altro problema affrontato con la rigenerazione dei tessuti genitali è quello del fenomeno chiamato stenosi: a causa del lichen o di altre patologie, progressivamente le vulve si restringono al punto da creare problemi sia dal punto di vista sessuale sia urinario. In questo caso si predilige l’utilizzo di tecniche rigenerative più che chirurgiche.
Nella rigenerazione utilizziamo vari metodi: prodotti cellulari derivati dal tessuto adiposo (per cui collaboriamo con la Cell-Factory del nostro Policlinico), che vengono iniettati nel tessuto da rigenerare; il PRP (concentrato piastrinico derivato dal sangue) e infine il laser. Naturalmente la rigenerazione non può essere uguale per chiunque: ognuno deve avere un percorso particolare in base al tipo di problema che ha. In ogni caso i risultati sulle pazienti affette da lichen sono ottimi: il tessuto si rigenera in maniera eccellente e le pazienti hanno dei benefici duraturi.
