I ricercatori hanno scoperto che la variante Delta aveva un periodo di incubazione significativamente più breve, una carica virale maggiore e un periodo di “viral shedding” più esteso.
I ricercatori cinesi hanno reso nota la catena completa di trasmissione della variante Delta del Covid-19, la sua cinetica virale e le caratteristiche cliniche, fornendo dati per la prevenzione e il controllo contro le mutazioni del ceppo.
Lo studio in questione è stato condotto da studiosi del Guangzhou Eighth People’s Hospital e di altri Istituti di ricerca e si è basato su una recrudescenza del mese di maggio a Guangzhou, nella provincia meridionale del Guangdong, relativa all’epidemia causata dalla variante Delta.
Analizzando i dati epidemiologici e clinici dei pazienti positivi alla mutazione, i ricercatori hanno scoperto che la variante Delta aveva un periodo di incubazione significativamente più breve, una carica virale maggiore e un periodo di “viral shedding” più esteso.
Quando una persona viene contagiata da un virus respiratorio, le particelle di questo si legano ai recettori virali, quali ad esempio l’Ace2 del Covid-19, che rivestono le vie respiratorie. Gli individui infettati, che in quel momento possono non avvertire ancora alcun sintomo, continuano a spargere le particelle del virus nel corso dello svolgimento delle attività quotidiane, come parlare, respirare e mangiare, provocando così la cosiddetta “viral shedding”.
La variante Delta può diffondersi fino a quattro sue generazioni nell’arco di 10 giorni, con la trasmissione intergenerazionale più rapida che richiede meno di 24 ore. I ricercatori hanno inoltre scoperto che il ceppo della variante Delta a Guangzhou si è diffuso principalmente tramite il contatto diretto e interpersonale.
La trasmissione durante i pasti rappresenta il 31,41% delle infezioni, seguita dai contatti a livello domestico con il 30,13%, la trasmissione all’interno della comunità al 18,59% e altre modalità di diffusione, tra cui il lavoro e il contatto sociale, al 19,87%. La variante Delta, inoltre, mostra tra gli effetti quello di rappresentare un rischio più elevato nel portare gli anziani a condizioni critiche rispetto ad altre mutazioni del Covid-19.
I risultati dello studio sono stati pubblicati su EClinicalMedicine, rivista clinica ad accesso libero pubblicata da The Lancet, e i ricercatori ritengono che il loro approfondimento fornirà spunti per comprendere le caratteristiche della variante Delta, aiutando così a raggiungere un efficace contenimento di questo ceppo emergente e largamente diffuso.
