Intervista a Romano Danesi, Professore ordinario di Farmacologia, Università di Pisa.
I farmaci biosimilari sono una delle possibili risposte di fronte all’esigenza di conciliare l’accesso alle innovazioni terapeutiche e la sostenibilità dei Sistemi Sanitari, garantendo elevata qualità delle cure a tutti i pazienti che ne hanno bisogno e riducendo gli oneri finanziari a carico della sanità pubblica.
Le terapie biologiche hanno rivoluzionato il trattamento di numerose malattie, cambiando le prospettive per migliaia di pazienti con tumore. L’innovazione che hanno portato è associata a costi elevati legati alla ricerca e a un percorso produttivo molto articolato. Per questo i Sistemi Sanitari si trovano di fronte all’esigenza di conciliare l’accesso a queste terapie innovative con la sostenibilità.
La scadenza dei brevetti per un certo numero di prodotti biologici ha creato le condizioni per lo sviluppo dei biosimilari, farmaci non identici ai biologici originatori, ma assolutamente comparabili, con la garanzia di un’efficacia e tollerabilità sovrapponibili a quelle del farmaco originatore.
I biosimilari sono sviluppati e valutati tramite processi rigorosi che comportano accurati studi analitici e funzionali nonché valutazioni pre-cliniche e cliniche di farmacocinetica, efficacia e sicurezza.
Secondo stime relative al mercato americano, l’impiego dei biosimilari potrebbe assicurare l’accesso a terapie innovative per 1,2 milioni di pazienti, determinando un risparmio di 54 miliardi di dollari nell’arco di 10 anni. Lo sviluppo di un biosimilare comporta un processo di circa 8-10 anni, con un costo compreso tra i 100 e i 200 milioni di dollari. La produzione di un farmaco generico o equivalente richiede invece non più di 3-5 anni e un costo compreso tra 1 e 5 milioni di dollari.
In Italia i dati del report IQVIA Farmaci biologici e biosimilari: scenari terapeutici e stima dei risparmi per il Sistema Sanitario Italiano, confermano che l’ingresso dei biosimilari sul mercato rende possibile un sempre più ampio accesso all’innovazione a costi sostenibili.
Nei prossimi 5 anni grazie ai farmaci di questa categoria sono previsti risparmi sanitari medi di quasi 80 milioni di euro all’anno, per un risparmio totale di 450 milioni.
Ci vuole parlare della qualità, efficacia e sicurezza dei farmaci biosimilari entrati ormai nell’uso comune?
Le terapie biologiche hanno rivoluzionato il trattamento di numerose malattie. I brevetti e l’esclusività per un certo numero di prodotti biologici sono in scadenza. Ciò ha creato l’opportunità per lo sviluppo e l’approvazione di biosimilari, prodotti biologici sviluppati utilizzando un approccio graduale per ottenere un farmaco che non dimostri differenze clinicamente significative in termini di qualità, efficacia, sicurezza e immunogenicità rispetto al biologico di riferimento.
Poiché i biologici sono proteine di grandi dimensioni molecolari e strutturalmente complesse, i biosimilari non possono essere considerati equivalenti generici all’originatore. I biosimilari sono sviluppati e valutati tramite processi rigorosi che comportano accurati studi analitici e funzionali nonché valutazioni pre-cliniche e cliniche di farmacocinetica, efficacia e sicurezza.
Gli studi clinici che valutano il potenziale biosimilare sono progettati in modo diverso da quelli per l’approvazione di un nuovo biologico poiché l’obiettivo è quello di confermare un’efficacia e una sicurezza simili e statisticamente non differenti rispetto al biologico di riferimento. L’estrapolazione dei dati può essere utilizzata per concedere l’approvazione di biosimilari in indicazioni non valutate direttamente negli studi clinici che utilizzano il biosimilare.
I dati a supporto della dimostrazione della biosimilarità all’originatore si basano su una base di studi per confrontare le caratteristiche strutturali, fisico-chimiche e funzionali del potenziale biosimilare e dell’originatore. Possono verificarsi lievi differenze nella struttura (come variazioni di glicosilazione), tuttavia il prodotto può essere considerato un biosimilare purché le differenze strutturali non abbiano un effetto clinicamente significativo sull’efficacia e sulla sicurezza. Dopo aver confermato un elevato grado di equivalenza fisico-chimica e funzionale, possono essere condotti studi non clinici per dimostrare che il potenziale biosimilare ha una farmacocinetica e una tossicità simili all’originatore.
Sia in Europa che negli USA si suggerisce un approccio graduale e l’approvazione può essere concessa dopo la conduzione di studi in vivo pre-clinici e successivamente clinici le cui dimensioni e la portata dipendono dai dati generati negli studi comparativi analitici e pre-clinici. Le linee guida raccomandano di includere almeno uno studio di farmacocinetica umana e generalmente uno studio di efficacia e sicurezza che valuti la biosimilarità all’originatore in una popolazione di pazienti rappresentativa della patologia da trattare.
Rispetto al percorso di approvazione per un nuovo biologico, quello del biosimilare pone maggiormente l’accento sui dati provenienti da studi analitici comparativi e meno su quelli provenienti da studi clinici. Ad esempio, i biosimilari non richiedono studi per determinare il dosaggio ottimale o dimostrare il beneficio per il paziente perché questi sono stati stabiliti dall’originatore. Invece, gli studi clinici che valutano un potenziale biosimilare servono a confermare un’efficacia e una sicurezza simili (inclusi potenza, farmacocinetica, farmacodinamica e immunogenicità) rispetto all’originatore.
Quanto è importante la necessità di un’adeguata educazione e formazione per gli specialisti prescrittori e per i pazienti al fine di un corretto utilizzo dei biosimilari come specificato nel Position Paper del 2018 sottoscritto da Società scientifiche e pazienti?
Sebbene le linee guida per l’approvazione dei biosimilari siano disponibili da diversi anni, alcuni concetti devono ancora essere affrontati e spiegati ai medici e ai pazienti per garantire che venga eseguita una farmacovigilanza accurata per supportare il trattamento sicuro ed efficace dei pazienti.
Ad esempio, l’approvazione normativa di solito richiede la fornitura di adeguati programmi di monitoraggio della sicurezza in corso e successivi all’approvazione. È importante notare che attualmente non esistono requisiti standard per i programmi di monitoraggio della sicurezza post-approvazione perché possono dipendere dall’esperienza dell’originatore. Pertanto, questi programmi sono sviluppati attraverso discussioni tra il produttore e le autorità regolatorie per determinare quale sia il disegno di studio o sorveglianza più appropriato (ad esempio, registri dei pazienti) che dovrebbe essere messo in atto per valutare eventuali rischi per la sicurezza.
Inoltre, è fondamentale che questi programmi dispongano di meccanismi adeguati per differenziare tra gli eventi avversi associati a un biosimilare e quelli associati all’originatore. Le convenzioni di denominazione per i biosimilari attualmente mostrano differenze; l’OMS propone un suffisso di tre lettere al nome non proprietario internazionale (INN) mentre la FDA utilizza un suffisso di quattro lettere; infine la Commissione Europea indica che i biosimilari dovrebbero utilizzare la stessa INN dell’originator. L’identificazione dei biosimilari rimarrà probabilmente una sfida fino a quando non si verificherà l’armonizzazione delle convenzioni di denominazione.
In tutto ciò è evidente l’importanza di una accurata e continua formazione del personale sanitario, dei pazienti e dei payers al fine di raggiungere piena consapevolezza sulle potenzialità di questi farmaci nella pratica clinica.
