La CALD è una rara malattia neurodegenerativa che può portare alla perdita progressiva e irreversibile della funzione neurologica e alla morte.
Terapia genica. Di questi tempi si sente parlare spesso, a sproposito, di questi nuovi trattamenti. Ma in cosa consiste? Grazie all’ingegneria genetica è possibile introdurre parti di DNA (o in alcuni casi l’RNA) all’interno di cellule umane, per correggere mutazioni geniche che danno luogo a malattie rare e difficili da curare con altri metodi o che si rivelano del tutto inefficaci alle cure standard.
L’adrenoleucodistrofia (ALD) è una di queste. È un raro disturbo metabolico legato al cromosoma X e colpisce prevalentemente i maschi, circa in un neonato su 21.000. La malattia è dovuta ad alcune mutazioni del gene ABCD1 che alterano la produzione della proteina dell’adrenoleucodistrofia (ALDP), causando di conseguenza un accumulo tossico di acidi grassi a catena molto lunga (VLCFA) soprattutto nella corteccia surrenale, nella sostanza bianca del cervello e nel midollo spinale.
Il 40% circa dei maschi affetti da ALD sviluppano la CALD, la forma più severa di ALD. La CALD è una malattia neurodegenerativa progressiva e irreversibile che comporta la degenerazione della mielina, la guaina protettiva delle cellule nervose presenti nel cervello, deputate al pensiero e al controllo dei muscoli. L’esordio dei sintomi della CALD in genere avviene nell’infanzia, mediamente intorno ai 7 anni.
La diagnosi precoce di CALD è quindi fondamentale, poiché l’esito del trattamento varia a seconda dello stadio clinico della malattia e deve essere somministrato prima che sia molto avanzata. E veniamo alla terapia genica.
Elivaldogene autotemcel è una terapia genica studiata in modo specifico per trattare la causa sottostante lo sviluppo della malattia neurologica CALD. Elivaldogene autotemcel utilizza la trasduzione ex vivo con il vettore lentivirale Lenti-D (LVV) per aggiungere copie funzionali del gene ABCD1 nelle cellule staminali ematopoietiche (CSE) del paziente.
In parole più semplici, consiste nel prelievo di cellule dal paziente, che vengono messe in coltura in laboratorio e nelle quali si inserisce tamite un virus il DNA “aggiustato”. Le cellule vengono poi inserite di nuovo nel corpo del paziente, dove la loro funzionalità è così ripristinata. In questo caso si usa come tramite un lentivirus, che dà maggiore efficienza per questo tipo di cellule.
L’aggiunta del gene funzionale ABCD1 permette ai pazienti di produrre la proteina ALD, che si ritiene possa facilitare la scomposizione dei VLCFA. Si pensa che l’espressione di ALDP e l’effetto di elivaldogene autotemcel durino tutta la vita.
L’obiettivo del trattamento con elivaldogene autotemcel è quello di stabilizzare la progressione della CALD e, di conseguenza, preservare il più possibile la funzione neurologica, inclusa la conservazione della funzione motoria e della capacità di comunicare. È importante sottolineare che con elivaldogene autotemcel non occorrono CSE da donatore eterologo.
In precedenza, l’unica opzione terapeutica disponibile per i pazienti CALD era il trapianto di cellule staminali da donatore, chiamato trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche (allo-HSCT), ma associato a potenziali severe complicanze e a una mortalità più elevata tra i pazienti privi di un donatore germano compatibile, cioè più dell’80% dei pazienti.
Elivaldogene autotemcel è stato esaminato nell’ambito del Priority Medicines scheme (PRIME) dell’EMA e in precedenza aveva ottenuto lo status di prodotto medicinale orfano. L’autorizzazione all’ immissione in commercio è valida in tutti i 27 stati membri dell’UE, nonché in Norvegia, Liechtenstein e Islanda.
