Non è considerata una malattia e spesso è sottovalutata. Colpisce sino al 6% della popolazione ed è due volte più frequente nei maschi rispetto alle femmine, in particolare tra i 55 e 60 anni. 

 

Apnea notturna. Le vie aeree superiori, dalla parte posteriore del naso alla gola, si chiudono ripetutamente durante il sonno, limitando l’assunzione di ossigeno e provocando il risveglio delle persone anche fino a 50 volte o più all’ora. Il blocco della respirazione dura almeno 10 secondi ogni volta.

A parte il sonno rovinato, vi sono pericoli per la salute? Molti. Chi soffre di apnea notturna non trattata ha maggiori probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari, demenza e depressione e ha da due a quattro volte più probabilità di schiantarsi contro un’auto guidando rispetto alla popolazione generale. Non trattata? Allora c’è un trattamento? A parte un macchinario che favorisce la respirazione quando si blocca, nonostante quasi trent’anni di ricerca, non esistono terapie farmacologiche approvate per trattare la condizione.

Finora. Un team di ricerca australiano ha sperimentato un mix di vecchi farmaci, ottenendo la riduzione della gravità dell’apnea notturna di almeno il 30%. La sperimentazione clinica è stata pubblicata su The Journal of Physiology e documenta come i ricercatori abbiano riproposto con successo due farmaci già esistenti.

Danny Eckert, ricercatore principale presso NeuRA e direttore dell’Adelaide Institute for Sleep Health presso l’australiana Flinders University, ha avuto l’idea di abbinare due farmaci esistenti e di testarne l’efficacia nelle persone che russando vanno in apnea. Lo studio ha ricevuto il finanziamento pubblico del National Health and Medical Research Council of Australia.

Due le classi di farmaci, reboxetina e butilbromuro, che precedenti ricerche hanno mostrato essere in grado di mantenere i muscoli attivi durante il sonno nelle persone senza apnea notturna e di aiutare la loro capacità di respirare. Che cosa potevano fare in chi, invece, soffre di apnea notturna? I ricercatori hanno utilizzato una moltitudine di strumenti di registrazione per misurare se la reboxetina e il butilbromuro fossero in grado di colpire con successo le principali cause del disturbo.

Ciò includeva il bilanciamento dell’attività elettrica dei muscoli intorno alle vie aeree, la prevenzione del collasso della gola mentre le persone dormivano e il miglioramento della regolazione dell’anidride carbonica e della respirazione durante il sonno.

I risultati dello studio hanno mostrato che questi farmaci hanno di fatto aumentato l’attività muscolare intorno alle vie aeree dei partecipanti e ridotto la gravità dell’apnea notturna dei partecipanti fino ad un terzo. L’assunzione di ossigeno delle persone è migliorata, il numero di interruzioni della respirazione è stato di un terzo o più inferiore.

Ora i ricercatori intendono perfezionare ulteriormente questi tipi di farmaci in modo che abbiano un beneficio ancora maggiore di quello che è stato attualmente misurato. Eckert commenta: “Siamo rimasti entusiasti, ora esamineremo gli effetti di questi e di altri farmaci simili a lungo termine”.

Finora, come detto, unico trattamento utilizzato per l’apnea notturna consiste nell’indossare una maschera a letto che attua una pressione positiva continua delle vie aeree (CPAP). Tuttavia, molte persone lo trovano scomodo e metà delle persone che lo provano lo trovano difficile da tollerare.

 

 

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