La scoperta grazie anche al rilevatore Virgo situato in Italia. Gli eventi sono accaduti a quasi un miliardo di anni luce di distanza.

 

I buchi neri sono letteralmente invisibili e le stelle di neutroni, se non emettono onde radio pulsate nella nostra direzione, pure. Difficile quindi osservare uno di questi che le fagocita completamente.

Ma da qualche anno disponiamo di strumenti per captare le onde gravitazionali, che si generano in eventi come questi e si propagano poi nello spazio. Ed è quello che è successo nel gennaio 2020: i rivelatori LIGO negli Stati Uniti e Virgo in Italia hanno osservato – a distanza di dieci giorni – due fenomeni di cannibalismo di questo tipo.

A 900 milioni di anni luce di distanza due buchi neri si sono fusi con stelle di neutroni con le quali orbitavano insieme. I risultati di quanto osservato grazie alle onde gravitazionali è stato pubblicato oggi sull’Astrophysical Journal Letters.

Il primo evento, battezzato GW200105, è occorso il 5 gennaio 2020 e dall’analisi del segnale ricevuto è stato possibile determinare che le onde gravitazionali captate erano state generate da un buco nero di 9 masse solari che aveva inghiottito un oggetto pesante 1,9 volte il Sole. Si è dedotto che fosse una stella di neutroni.

Le stelle di neutroni sono oggetti molto compatti, dal diametro di poche decine di chilometri, che si formano dai resti dell’esplosione di stelle molto massicce, ma che non hanno massa sufficiente per collassare ulteriormente in buchi neri.

Uno dei due rilevatori LIGO era però spento in quel momento e perciò non è stato possibile eseguire una triangolazione completa della sorgente delle onde nel cielo.

Esattamente dieci giorni dopo, il 15 gennaio, è stato captato l’evento GW200115. In questo caso grazie ai due rilevatori LIGO e a Virgo si è avuta una maggiore precisione nel determinare la porzione di cielo da dove provenivano le onde gravitazionali.

Nel secondo evento gli oggetti coinvolti sono stati un buco nero di sei masse solari e una stella di neutroni di 1,5. La frequenza con cui un buco nero inghiotte una stella di neutroni nel cosmo è stata stimata di una volta al mese per distanze di un miliardo di anni luce.

Nel 2022, promettono gli scienziati, saranno affinate ulteriormente le tecniche per catturare le onde gravitazionali dei rilevatori per arrivare a una raccolta di dati quasi quotidiana.