“La sopravvivenza globale ha raggiunto i 72 mesi e il 49% dei pazienti è vivo”.

 

La nuova via da seguire per potenziare l’attività immunitaria anti cancro si chiama LAG-3. È un checkpoint immunitario, cioè un “freno”, utilizzato dal tumore per aggirare la risposta alle terapie immuno-oncologiche, che si affianca a quelli già noti come PD-1 e CTLA-4.

Nei pazienti come melanoma metastatico mai trattati prima, la combinazione di relatlimab, anticorpo anti LAG-3, e nivolumab, molecola anti PD-1, ha ridotto del 25% il rischio di progressione della malattia. In particolare, la sopravvivenza libera da progressione mediana ha raggiunto 10,12 mesi con la combinazione rispetto a 4,63 mesi con la monoterapia con nivolumab.

I risultati emergono dallo studio di fase III, RELATIVITY-047, presentati al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO) in corso fino a domani in forma virtuale.

“Nello studio internazionale sono stati coinvolti 714 pazienti con melanoma metastatico o non operabile – spiega Paolo Ascierto, Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli -. È evidente il significativo beneficio clinico offerto dalla nuova combinazione relatlimab e nivolumab in prima linea, con una buona tollerabilità. Gli inibitori di checkpoint immunitari in monoterapia o in combinazione hanno cambiato la storia della malattia e migliorato i tassi di sopravvivenza. Ciononostante, resta una percentuale di pazienti che potrebbero trarre benefici dalla nuova terapia di combinazione che influenza vie cellulari complementari per migliorare l’attività anti-tumorale. Pertanto, puntare alla via di LAG-3 in combinazione con l’inibizione di PD-1 può rivelarsi una strategia chiave per potenziare la risposta immune”. “I primi studi su relatlimab furono avviati circa quattro anni fa proprio al ‘Pascale’ di Napoli, in cui dimostrammo come sbloccare il nuovo freno al sistema immunitario – afferma il Prof. Ascierto -. La sfida ora è capire quali siano i pazienti candidati a questo trattamento e LAG-3 può costituire un biomarcatore valido per la selezione della miglior terapia”.

Nel 2020, in Italia, sono state stimate quasi 14.900 nuove diagnosi di melanoma.

Al Congresso ASCO sono presentati anche i risultati dello studio internazionale di fase III, CheckMate -067, sulla combinazione delle due molecole immuno-oncologiche, nivolumab e ipilimumab, in prima linea nel melanoma avanzato.

“Sono state arruolate 945 persone – continua il Prof. Ascierto -. Il 49% dei pazienti trattati con la combinazione è vivo a 6 anni e mezzo. In particolare, la sopravvivenza globale mediana è stata di 72,1 mesi con nivolumab più ipilimumab – la più lunga finora riportata in uno studio di fase III nel melanoma avanzato – rispetto a 36,9 mesi con nivolumab e a 19,9 con ipilimumab. È quindi decisivo l’impatto della combinazione sulla sopravvivenza globale, soprattutto se si considera che, prima dell’immunoterapia, la speranza di vita dei pazienti con melanoma metastatico era di circa 6 mesi e meno del 10% era vivo a un quinquennio”. “Un altro aspetto importante è rappresentato dal fatto che il 77% dei pazienti vivi a 5 anni e che hanno ricevuto la combinazione non ha più avuto necessità di ricevere un trattamento sistemico – conclude il Prof. Ascierto -. La duplice immunoterapia evidenzia quindi un significativo ‘effetto memoria’: la sua efficacia si mantiene a lungo termine, anche dopo la fine delle cure”.

 

 

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