“È una medicina migliore. Se al mondo è stato insegnato qualcosa durante il Covid, è che è meglio curare i pazienti, e specialmente gli anziani, nel loro ambiente domestico”.

 

Il Magen David Adom (MDA), il servizio medico di emergenza nazionale di Israele, ha istituito un nuovo protocollo procedurale basato sulla telemedicina. Ecco l’articolo su Jewish Telegraphic Agency, riportato da Emergency Live e dal Centro formazione medica.

Il contatto iniziale, sfruttando la telemedicina, consente un intervento mirato e l’intervento a domicilio di un paramedico, che trasformerà la casa di una assistita in una clinica medica improvvisata. Primo passo: il tecnico di emergenza medica (EMT) favorisce l’accesso del medico della centrale alla sua storia medica e ai farmaci che stava assumendo visionando tutto direttamente sul proprio tablet.

Un altro medico tramite il collegamento online creato dal paramedico sul posto ha controllato i segni vitali della donna e l’ha esaminata per evidenti segni di dolore o infezione. In remoto, in centrale operativa, c’è infatti un medico che controlla le operazioni e coordina le procedure. L’intenzione del “112/118 Israeliano” (per capirci: in realtà il numero delle emergenze israeliane è il 101) è di abbattere gli accessi ospedalieri e al Pronto Soccorso, attraverso una gestione del paziente che inizia dal primo contatto.

Una sorta di “pre pre triage”, se vogliamo “italianizzare” lo schema. E, in effetti, la Community Medicine Initiative grazie alla telemedicina sta riducendo significativamente il numero di pazienti inviati ai pronto soccorso degli ospedali sovraffollati del Paese. In una revisione di circa 1.000 pazienti che hanno chiamato un’ambulanza, il 70% è stato ritenuto sufficientemente in salute da essere curato da operatori sanitari al di fuori di un ambiente ospedaliero.

Come servizio di ambulanza nazionale israeliano, MDA gestisce tutte le chiamate per le ambulanze ricevute alla hotline nazionale di emergenza, 101. Il progetto pilota, finanziato in parte dal Ministero della Salute israeliano, serve le Regioni di Yarkon e Sharon nell’Israele centrale. Tutti i pazienti sono membri del Maccabi, il secondo più grande dei quattro HMO (Health Maintenance Organization, una sorta di sistema di copertura sanitaria assicurativa e rete di medici, ospedalieri e del territorio) nazionali di Israele.

A partire da metà giugno, il Magen David Adom (MDA) aumenterà notevolmente il programma di “telemedicina e ambulanza”, estendendolo all’intera Regione centrale di Israele e a Gerusalemme. Il programma, che potrebbe ridurre il numero di pazienti che richiedono il ricovero fino a un terzo, consente ai paramedici e agli EMT (i tecnici dell’emergenza medica) di eseguire ECG e testare la saturazione di ossigeno nel sangue, la capacità polmonare e la pressione sanguigna di un paziente. Una volta trasmesse le informazioni a un medico, l’équipe sul campo e il medico valutano congiuntamente se il paziente debba essere trasportato in ospedale in ambulanza.

Sebbene MDA abbia avuto l’idea diversi anni fa, è stata la pandemia di Covid-19 che ha finalmente convinto il Ministero della Salute che tenere a casa i pazienti non di emergenza era meglio sia per il paziente che per il sistema medico sovraccaricato di Israele, ha affermato Refael Strugo, direttore medico della MDA.

“È una medicina migliore – ha detto Strugo -. Se al mondo è stato insegnato qualcosa durante il Covid, è che è meglio curare i pazienti, e specialmente gli anziani, nel loro ambiente domestico”. Molti pazienti geriatrici sperimentano un declino fisico, emotivo e cognitivo quando sono ricoverati in ospedale, ha osservato Strugo. Le infezioni acquisite in ospedale, il disorientamento, le cadute, la denutrizione e l’assunzione di farmaci in modo improprio possono avere un impatto. “I medici e i paramedici sono già formati per sapere chi in generale ha bisogno di essere evacuato rapidamente in ospedale e chi no, quindi il triage è già una parte intrinseca del loro lavoro”, ha concluso il direttore medico della MDA.

 

 

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