Un disturbo ancora non adeguatamente compreso e riconosciuto, sottostimato e sotto-trattato: due bambini su tre non vengono correttamente diagnosticati e di conseguenza curati.

 

Questa notte in Italia due milioni di persone bagneranno il loro letto. Di questi, un milione e duecento mila sono bambini e adolescenti tra i 5 e i 14 anni di età, mentre gli altri 700mila sono adulti che soffrono del problema e che sono dimenticati da tutti. Gran parte di questi ultimi, a suo tempo, non furono presi in carico dai pediatri quando l’insorgenza di questo disturbo avrebbe potuto essere contrastata più efficacemente.

L’enuresi è un disturbo ancora non adeguatamente compreso e riconosciuto e va detto che, nonostante una diffusione elevata, è sottostimato e sotto-trattato, se si pensa che due bambini su tre non vengono correttamente diagnosticati e di conseguenza curati. Insieme al ruolo di vigilanza delle famiglie, centrale sarebbe quello del pediatra che già dopo il compimento del quinto anno d’età, senza lasciar passare troppo tempo, alla prima occasione di una visita o di un bilancio di salute, con poche e semplici domande, potrebbe e dovrebbe verificare se il bambino bagna il letto e quindi da sottoporre ad adeguati interventi.

Maria Laura Chiozza, urologa pediatra dell’università degli Studi di Padova, sottolinea come “da studi recenti, risulta che il 60 per cento dei bambini con enuresi non viene sottoposto a visita pediatrica, il che significa che oltre 700 mila non sono presi in carico per il loro problema”. Un fatto, questo, di estrema gravità se si pensa che contrastare il disturbo precocemente non solo consentirebbe di superare il disagio e l’imbarazzo che colpisce chi ne soffre. Fisicamente e psicologicamente. L’enuresi, infatti, compromette seriamente l’autostima del bambino ed è motivo di frustrazione in ambito familiare. E contrastare precocemente il disturbo potrebbe soprattutto evitare la successiva insorgenza di altre complicanze che, come conseguenza, possono manifestarsi in età adulta.

L’informazione circa questo disturbo è quindi fondamentale, affinché i genitori possano averne reale consapevolezza, superando alcuni preconcetti che spesso li portano a sottovalutare il disturbo o, volutamente, a non dichiararlo per un ingiustificato senso di vergogna o per il fatto di considerarlo erroneamente un disturbo psicologico, destinato a risolversi in maniera del tutto spontanea con il passare del tempo.

“Nuove conoscenze e nuove terapie ci permettono, peraltro, di offrire una risposta importante ed efficace alla richiesta di aiuto per uscire dall’enuresi – sottolinea Maria Laura Chiozza –, un disturbo che, oltre a minare l’autostima e la crescita sociale dei bambini che ne sono colpiti, rappresenta un peso enorme per le famiglie. Parlarne al proprio pediatra è importante per garantire una crescita serena dei figli e un futuro di continenza urinaria di cui, dopo, saranno certamente grati ai genitori”.

 

 

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