Non si può escludere che sia genotossico. Presente in dolci, caramelle e gomme da masticare, non è sicuro.

 

L’elemento critico per giungere a questa decisione è che non si sono potuti escludere problemi di genotossicità,  ovvero la capacità di danneggiare il DNA, dopo il consumo di particelle di biossido di titanio contenute negli alimenti. È vero che l’assorbimento delle particelle di biossido di titanio è basso, tuttavia possono accumularsi nell’organismo.

La valutazione, precisa l’Efsa, è stata condotta seguendo una metodologia rigorosa e prendendo in considerazione molte migliaia di studi che si sono resi disponibili dalla precedente valutazione dell’Efsa nel 2016, comprese nuove prove scientifiche e dati sulle nanoparticelle.

La genotossicità si riferisce alla capacità di una sostanza chimica di danneggiare il DNA, il materiale genetico delle cellule. Poiché la genotossicità può portare a effetti cancerogeni, è essenziale valutare il potenziale effetto genotossico di una sostanza per trarre conclusioni sulla sua sicurezza.

Altroconsumo, insieme ad altre organizzazioni di consumatori europee, chiede da tempo alla Commissione Europea di vietare il biossido di titanio, l’additivo su cui pendevano i maggiori sospetti. Ora bisogna procedere in fretta con una legge che ne vieti l’uso nei prodotti alimentari. Si tratta solo di un primo passo. Crediamo infatti che il principio di precauzione debba essere applicato anche agli altri additivi usati in forma nano: finché non si hanno certezze, non bisognerebbe concederne l’utilizzo.

Altroconsumo ha lanciato l’allarme sulla sicurezza del biossido di titanio già nel 2019. Sarebbe stato meglio che i responsabili politici dell’Ue si fossero mossi per tempo, seguendo l’esempio della Francia, dove l’E171 è stato vietato per l’uso alimentare già dal gennaio 2020, in base al principio di precauzione. Oltretutto il biossido di titanio non è necessario dal punto di vista tecnologico. È usato solo per scopi estetici, non ha alcun valore nutritivo, né ha funzione, per esempio, di conservante. In breve, non porta alcun vantaggio per i consumatori. L’esperienza dalla Francia dimostra che i produttori possono farne tranquillamente a meno, visto che molti l’hanno già eliminato dagli ingredienti.

 

Cos’è il biossido di titanio e a cosa serve

Il biossido di titanio è una sostanza di origine minerale che si presenta di colore chiaro e opaco. Viene indicato con la sigla E171 quando usato negli alimenti, ma è presente anche come ingrediente in diversi cosmetici. Come additivo alimentare viene utilizzato nella produzione di caramelle, salse, prodotti a base di pesce e formaggio e molte altre tipologie di alimenti come colorante. Nei prodotti cosmetici, invece, viene utilizzato sia perché è in grado di conferire al prodotto una colorazione bianca sia per le sue proprietà assorbenti (è il caso delle creme per il cambio del pannolino, ciprie e trucchi, deodoranti, dentifrici…). Il biossido di titanio è inoltre utilizzato nelle creme solari, come filtro solare per le sue capacità di riflettere le radiazioni UV: in questi casi riconoscerlo è semplice, in etichetta viene indicato come C.I. 77891 (quando usato come colorante) oppure con il nome di titanium dioxide.

 

Rischi legati anche all’uso sotto forma di nanomateriale

Come altri ingredienti utilizzati nell’industria cosmetica (ma non solo), anche il biossido di titanio può essere utilizzato sotto forma di nanomateriale (ovvero con particelle di dimensioni comprese tra 1 e 100 nm) con effetto migliorativo dell’efficienza e dell’usabilità dei prodotti. Nei prodotti alimentari, invece, l’impiego del biossido di titanio sotto forma di nanomateriale non è previsto. Ma c’è una precisazione da fare: la materia prima e il suo processo produttivo, infatti, fanno sì che all’interno dell’ingrediente finito ci possa essere una parte della sostanza in forma nano.

 

 

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