Gli ultimi dati del Food Sustainability Index indicano che sprechiamo circa 65kg di cibo pro capite l’anno.

 

Fare una lista dei cibi da comprare prima di andare a fare la spesa. Pianificare i pasti e capire quali ingredienti abbiamo e quali dovremmo acquistare. Disporre gli alimenti in ordine di scadenza in modo da utilizzare per primi quelli più “vecchi”. Consumare gli avanzi. Sono alcuni dei consigli “anti-spreco” che buona parte degli italiani ha messo in pratica durante il lockdown, un periodo che, se pure nella sua drammaticità, ha visto anche il diffondersi di buone pratiche nella gestione del cibo a livello domestico. Eppure, ancora oggi, ogni italiano genera circa 65kg di rifiuti alimentari l’anno. A dirlo è il Food Sustainability Index, ovvero l’indice realizzato da Fondazione Barilla in collaborazione con The Economist Intelligence Unit che utilizza una metodologia in grado di rendere comparabili i dati a livello mondiale e ci restituisce una fotografia ancora più dettagliata del fenomeno. Dall’Index emerge che, rispetto alla media europea di 58kg all’anno, gli italiani generano ancora una quantità piuttosto alta di sprechi alimentari.  Secondo ricerche recenti, lo spreco nel nostro Paese ha un costo rilevante: vale circa 10 miliardi di euro, ovvero quasi 5 euro a famiglia alla settimana (260 euro l’anno). Questa la fotografia dello spreco nel nostro Paese scattata da Fondazione Barilla in vista dell’ottava Giornata Nazionale di prevenzione allo spreco alimentare, in agenda il prossimo 5 febbraio. Tra i dati analizzati emerge anche un’altra nota positiva: le perdite alimentari lungo la filiera di produzione, dalla fase post-raccolta fino alla trasformazione industriale, corrispondono al 2% del totale di cibo prodotto.

Mettendo a confronto i dati italiani con quelli europei presenti nel Food Sustainability Index si scopre che l’Italia, con i suoi 65kg a persona, si sta avvicinando alla media europea. Lo scenario attuale vede, infatti, il Belgio sprecare 87 kg di cibo pro capite e, in contrapposizione, Cipro 36 kg. Per quanto riguarda le perdite lungo la filiera, la Finlandia con meno dell’1% di cibo perso risulta il Paese più virtuoso a fronte di una media europea di circa il 3% e della media dei Paesi ad alto reddito di quasi il 5%6. Più in generale, secondo lo studio FUSIONS di tutto il cibo prodotto ogni anno in Europa, più del 20% viene sprecato (l’equivalente di 88 milioni di tonnellate l’anno), con un costo sia economico – pari a 143 miliardi di euro (di cui i due terzi, circa 98 miliardi, sono attribuibili allo spreco domestico) – che ambientale, visto che lo spreco rappresenta il 6% delle emissioni totali di gas serra prodotte dall’Unione Europea.

Quello del peso ambientale degli sprechi alimentari è un tema molto sentito anche dai nostri connazionali: secondo una recente indagine, l’88% degli italiani sostiene che non sia etico buttare il cibo e l’83% riconosce l’impatto negativo sull’ambiente tanto che dichiara di essersi impegnato per ridurre lo spreco di cibo in casa.

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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