L’editoriale di Mario Pappagallo per la rivista Urbes.

In molti si chiedono come si riorganizzerà il mondo quando la pandemia avrà termine. Di certo molti aspetti socio-economici dovranno subire aggiustamenti, anche per evitare nuovamente sorprese nel caso di una nuova pandemia. Il mondo del lavoro, i sistemi sanitari, il welfare, l’ambiente, la ricerca scientifica, le basi ormai obsoleti di economie ancora in ritardo rispetto alla globalizzazione, i flussi umani dai Paesi poveri a quelli ricchi, o finora considerati tali. Anche la politica ha subito contraccolpi per i motivi suddetti e per i programmi post-pandemia.

Il primo Paese che ha subito un capovolgimento, tra sondaggi e realtà, della politica è stato gli Stati Uniti. E il primo obiettivo del presidente eletto Joe Biden è quello di porre rimedio a quanto fatto finora dal predecessore Donald Trump. Camera e Senato gli assicurano, con la maggioranza democratica, di agire rapidamente. Il ondo, in particolare quello occidentale, osserva con attenzione. Biden prevede di emettere una marea di ordini esecutivi nei suoi primi giorni di mandato, segnalando una brusca rottura con il suo predecessore invertendo o rivedendo le controverse politiche dell’amministrazione Trump sull’immigrazione, il cambiamento climatico, il coronavirus e altre questioni urgenti, ha detto il suo nuovo capo dello staff. Sulla sua scrivania erano già pronti circa una dozzina di decreti esecutivi che ha firmato dopo il giuramento del 20 gennaio, seguito da 10 giorni di azioni aggiuntive che ha potuto intraprendere senza dover aspettare che il Congresso agisse.

Il tutto per affrontare quattro crisi sovrapposte: la pandemia, il disagio economico causato dal virus, la disuguaglianza razziale e il cambiamento climatico. Biden ha più volte sottolineato un percorso, su cui il suo staff ha lavorato già da prima dell’elezione, “che non solo dovrà invertire i danni più gravi dell’amministrazione Trump, ma anche cominciare a far riavanzare il Paese”. Punto di riferimento il presidente Franklin Roosevelt e la sua politica adottata durante la Grande Depressione per ripristinare la fiducia nel governo e nel futuro del Paese. E ciò che farà Biden sarà, a sua volta, riferimento per molti governi ed economie occidentali, e non solo.

Punto per punto, e non in ordine di importanza. La fine della restrizione di Trump sull’immigrazione da Paesi a maggioranza musulmana, il rientro attivo nell’accordo sul clima di Parigi e, riguardo al Covid, la richiesta che le mascherine siano indossate sulla proprietà federale e durante i viaggi interstatali.

Quindi, una moratoria sui pagamenti dei prestiti agli studenti e sulle misure volte a prevenire pignoramenti e sfratti. Una moratoria sugli sfratti è stata istituita dall’amministrazione Trump lo scorso settembre, dando un rinvio agli affittuari in difficoltà a livello nazionale che sono colpiti dal coronavirus, ma scadeva alla fine di gennaio. Secondo la nota, più di 25 milioni di americani ora devono affrontare un possibile sfratto dalle loro case. E una legge di ristoro per i danni da coronavirus da 1,9 miliardi di dollari.

Un piano sull’immigrazione dovrebbe fornire un percorso verso la cittadinanza per circa 11 milioni di immigrati che si trovano nel Paese senza status giuridico; previsto anche un percorso più breve verso la cittadinanza per centinaia di migliaia di persone con status temporaneo protetto e beneficiari di Deferred Action for Childhood Arrivals che sono state portate negli Stati Uniti da bambini. Probabilmente riguarderebbe anche alcuni lavoratori essenziali in prima linea, come operatori sanitari e ricercatori, molti dei quali (ben 5 milioni) sono immigrati senza garanzie.

Nei piani di Biden, c’è la volontà di espandere i test sui virus e accelerare la riapertura di scuole e aziende le cui operazioni sono state ridotte. Il capo dello staff ha detto che Biden amplierà una disposizione “Buy America” che permette al governo di acquistare beni e servizi a livello nazionale, e agirà per far avanzare “l’equità e il supporto alle comunità di colore”. Inoltre, anche in relazione a future possibili pandemie, amplierà l’accesso all’assistenza sanitaria. In pratica ripartirà l’Obamacare dopo lo stop e gli ostacoli posti da Trump.

Importante anche una nuova organizzazione sociosanitaria delle metropoli, che sono risultate le più fragili e le più esposte rispetto alla pandemia.

Biden rientra immediatamente nell’accordo sul clima di Parigi del 2015, invertendo la scelta di uscirne effettuata a novembre 2019 dall’amministrazione Trump. L’accordo mira a mantenere l’aumento delle temperature medie in tutto il mondo “ben al di sotto” di 2 gradi Celsius, o 3,6 gradi Fahrenheit, e idealmente non più di 1,5 gradi Celsius, o 2,7 gradi Fahrenheit, rispetto ai livelli preindustriali. L’accordo di Parigi impone ai Paesi di fissare i propri obiettivi volontari per la riduzione dei gas a effetto serra come l’anidride carbonica e di aumentarli costantemente ogni pochi anni. L’unico requisito vincolante è che le nazioni riferiscano con precisione sui loro sforzi.

A parte gli Stati Uniti, c’è un’altra riflessione globale da prendere in considerazione. Qual è l’impatto della pandemia sul funzionamento delle istituzioni democratiche? Al riguardo la fondazione Openpolis ha appena condotto e concluso una ricerca intitolata “Rischi e opportunità di una democrazia a distanza”, sottolineando che “l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 ha imposto agli Stati di tutto il mondo l’adozione di misure straordinarie. Tra queste anche la limitazione di alcuni diritti fondamentali dei cittadini. In questo contesto anche l’attività dei parlamenti ha subìto un significativo ridimensionamento evidenziando una tendenza già in corso da tempo: quella dell’assoluta centralità dei governi nel processo decisionale”.

Il 31 gennaio 2020 l’Italia ha dichiarato lo stato di emergenza sulla base di leggi ordinarie (poi prorogato fino al 30 aprile 2021, e poi ancora si ipotizza fino a giugno). In Spagna è stato dichiarato lo stato di allerta sulla base delle disposizioni contenute nella Costituzione. La Francia ha invece adottato lo stato di emergenza sanitaria pubblica in base a una legge apposita del 2020. In Germania non è mai stato dichiarato uno stato di emergenza a livello nazionale. Sono i singoli länder, infatti, a dover attuare tale tipo di misure.

In Italia, dal 31 gennaio il governo e il Parlamento hanno emanato più di 440 atti e il Parlamento, come in altri Paesi europei, si è organizzato per garantire la continuità dei lavori insieme alla sicurezza dei suoi rappresentanti. “La scelta delle Camere italiane è stata quella di diminuire la capienza massima delle aule al 55 per cento, per rispondere così al criterio di maggioranza e alla necessaria presenza fisica previste dalla Costituzione. Il voto da remoto è stato proposto anche in Italia all’inizio della pandemia, ma non accettato a causa dell’interpretazione restrittiva dell’articolo 64 della Costituzione”.

In Francia, invece, per ogni gruppo parlamentare hanno votato tre deputati. In Germania è stato significativamente abbassato il numero legale richiesto per l’approvazione delle norme. Il Parlamento spagnolo (che ha usato la votazione da remoto in più di 600 occasioni) e quello europeo hanno invece permesso l’uso del voto a distanza spostando i lavori online (il Parlamento europeo l’ha fatto dal 26 marzo), garantendo procedure e accorgimenti per impedire la manomissione delle votazioni.

Alla luce di questi dati, è evidente che il coronavirus ha senza dubbio messo a dura prova le democrazie occidentali evidenziando le loro carenze strutturali. Il rischio però è quello di uscire da questo periodo con una democrazia indebolita in cui i cittadini sono disposti a rinunciare a qualche tutela in cambio di maggiore sicurezza ed efficienza. Poiché i Parlamenti devono svolgere un fondamentale ruolo a garanzia dei diritti dei cittadini, la tecnologia può dare un apporto fondamentale. Ovviamente le opportunità offerte dai nuovi mezzi di comunicazione presentano anche dei rischi, come quello del furto di dati e informazioni o la manipolazione delle votazioni. Problemi, tuttavia, che con le dovute accortezze possono essere superati. Comunque, anche di questo si dovrà parlare al termine della pandemia, se non già da adesso.

 

 

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