Lo indicano i risultati delle autopsie eseguite negli Usa su 41 pazienti deceduti presso il Massachusetts General Hospital di Boston: nel 73% dei casi è stata rilevata la presenza di cellule infette nel tessuto cardiaco.

 

Nei tre quarti delle persone che sono morte a causa di Covid-19, il coronavirus ha colpito anche il cuore. Lo indicano i risultati delle autopsie eseguite negli Stati Uniti su 41 pazienti Covid deceduti presso il Massachusetts General Hospital di Boston tra marzo e luglio 2020. Nel 73% dei casi, il virus ha invaso il tessuto cardiaco, sebbene la maggior parte delle cellule cardiache infette fossero cellule immunitarie (macrofagi e linfociti) che Sars-Cov-2 può aver infettato in altre parti dell’organismo prima che raggiungessero il cuore. Quelle stesse persone avevano anche maggiori probabilità di sperimentare alterazioni del ritmo cardiaco, in particolare fibrillazione atriale, tachicardia ed extrasistole.

L’indagine, ad oggi la più dettagliata sul tessuto cardiaco, ha inoltre fornito importanti informazioni su come l’infezione può danneggiare il cuore e su come alcuni trattamenti farmacologici possano essere di aiuto per i pazienti. In particolare, il benefici legati all’uso del desametasone, un farmaco corticosteroide che ha dimostrato di poter ridurre la mortalità nei pazienti che sviluppano una forma grave di Covid-19, potrebbero essere correlati “alla riduzione dell’infiammazione cardiaca, che può aver frenato la presenza di cellule immunitarie infettate dal coronavirus Sars-Cov-2 nel cuore” ha affermato James Stone, autore principale della ricerca, i cui dettagli sono stati pubblicati oggi sulla rivista scientifica Modern Pathology di Nature. “Solo il 50% dei pazienti trattati con desametasone aveva cellule infettate dal virus nel tessuto cardiaco rispetto al 90% dei pazienti che non avevano assunto il farmaco”.

Nei pazienti che hanno sviluppato una forma fatale di Covid-19, “il 73% dei pazienti aveva SARS-CoV-2 rilevabile nel miocardio all’autopsia – indicano gli studiosi –. Oltre al cuore, studi precedenti hanno mostrato livelli simili di Rna di Sars-CoV-2 in altri organi in tutto il corpo. Pertanto, altri organi come il fegato e il rene possono contenere anche un basso livello di cellule infettate da Sars-CoV-2, come è stato identificato nel cuore in questo studio”.

Nel complesso, l’infezione cardiaca da Sars-Cov-2 “è comune, ma spesso limitata solo a rare cellule infette – precisano i ricercatori – . Quando presente, è spesso un evento relativamente tardivo nel decorso della malattia terminale, associato a più alterazioni elettrocardiografica. L’immunosoppressione non biologica (con farmaci immunosoppressori, ndr) è associata a minori incidenze sia di miocardite sia di infezione cardiaca da Sars-Cov-2”.

 

 

 

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