Poiché il clima ha modificato gli habitat, le specie hanno lasciato delle aree spostandosi in altre, portandosi i virus con sé.

 

Ciò ha così cambiato le regioni dove erano presenti i virus, e permesso nuove interazioni tra gli animali e i patogeni, rendendoli più dannosi nel trasmettersi o evolversi.

Nel mondo ci sono circa 3.000 diversi tipi di coronavirus veicolati dai pipistrelli, e ogni specie di questi mammiferi ne ospita in media 2,7, senza quasi mai mostrare sintomi. Il cambiamento climatico ha inoltre aumentato il numero di specie di pipistrelli in Africa Centrale, Centro e Sud America.

Il cambiamento climatico, con l’aumento delle temperature, della luce solare e dell’anidride carbonica nell’atmosfera, ha modificato gli habitat naturali, dalla savana tropicale alle foreste decidue, che sono così diventati gli ambienti adatti per molte specie di pipistrelli che vivono di solito nelle foreste.

È stato riscontrato che il 40% di specie di pipistrelli in più si sono spostate nell’ultimo secolo nel sud della Cina, dove ora si trovano più di 100 tipi di coronavirus che hanno origine nei pipistrelli. Ed ecco che lo spostamento di numerose specie di pipistrelli in ambienti diventati adatti anche a loro, ma più vasti e con più possibilità di contatti con altre specie naturali abitanti in savane, foreste tropicali e boschi, ha permesso ai virus simbiotici con i pipistrelli di allargare il loro panorama e iniziare a saltellare da specie a specie.

Prima fallendo, poi infettando solo pochi esemplari, poi addestrandosi, infine arrivando casualmente anche all’uomo. Bersaglio prediletto. Così scatta l’epidemia prima, la pandemia un attimo dopo. E non è l’unico virus silente che potrebbe in futuro trovare lo spazio per manifestarsi e colpire.

Il riscaldamento globale, quindi, potrebbe (ma ormai è quasi certo) aver favorito l’emergere del virus SarsCoV2. Lo indica la ricerca dell’università di Cambridge, pubblicata sulla rivista Science of the total environment, che per la prima volta stabilisce un collegamento fra le condizioni climatiche delle foreste nel Sud della Cina e la comparsa di nuovi coronavirus veicolati dai pipistrelli.

La ricerca ha studiato i cambiamenti su larga scala avvenuti sulla vegetazione nella provincia meridionale cinese dello Yunnan, nel Myanmar e in Laos. Questa è peraltro proprio la regione dove i dati genetici suggeriscono che possa essere nato il coronavirus SarsCoV2.

«Il cambiamento climatico degli ultimi 100 anni ha reso la provincia dello Yunnan l’habitat ideale per più specie di pipistrelli», commenta Robert Beyer, primo autore dello studio. «Servono limiti all’espansione delle aree urbane e agricole – concludono i ricercatori – e bisogna cercare spazi negli habitat naturali per ridurre il contatto tra umani e animali che veicolano malattie».

 

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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