Un nuovo studio ha stimato che grazie a questi farmaci saranno ben 69 milioni le vite salvate tra il 2000 e il 2030.

 

Dal 2000 al 2019 i vaccini contro dieci dei patogeni più diffusi, come quelli responsabili di morbillo, epatite B e polmonite, hanno salvato la vita a 37 milioni di persone, nella maggior parte dei casi bambini sotto i 5 anni di età.

Da quando sono stati scoperti e diffusi, i vaccini hanno salvato un numero enorme di vite, e oggi rappresentano uno strumento preziosissimo per combattere le malattie. Non a caso una luce in fondo al tunnel nella pandemia di COVID-19 che stiamo vivendo abbiamo iniziata a vederla proprio con l’avvio della campagna vaccinale, la più grande mai affrontata a livello globale e che dovrebbe iniziare a dare i suoi frutti nella seconda metà di quest’anno.

I vaccini contro i dieci tra i patogeni più diffusi hanno salvato la vita a ben 37 milioni di persone dal 2000 ad oggi, nella maggior parte dei casi di bambini con meno di 5 anni di età, ed entro la fine di questo decennio tale cifra sarà destinata praticamente a raddoppiare. A stimare queste cifre un team di ricerca internazionale che ha condotto il più vasto studio mai effettuato sulla protezione offerta da questi farmaci.

A guidare la ricerca gli scienziati della Scuola di Sanità Pubblica dell’Imperial College di Londra, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Gavi-the Vaccine Alliance, del Dipartimento di Epidemiologia dell’Università Johns Hopkins di Baltimora, dell’Università di Cambridge, dell’Università Statale del Colorado e di numerosi altri di centri di ricerca.

I ricercatori, coordinati da Neil M. Ferguson e Tini Garske, membri dell’Abdul Latif Jameel Institute for Disease and Emergency Analytics (J-IDEA), sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato attraverso venti modelli matematici i dati relativi alle campagne vaccinali già condotte e le previsioni per quelle future nei Paesi a basso e medio reddito, in cui la diffusione di questi farmaci non è ancora paragonabile a quella dei più ricchi.

Nello specifico, Ferguson e colleghi hanno preso in esame parametri come l’efficacia protettiva del singolo vaccino; le percentuali dei decessi legati alle malattie; gli anni di vita in buona salute perduti a causa della morte prematura e della disabilità dovuta alle malattie; le stime sulla copertura vaccinale e altro ancora.

Come indicato, il team di ricerca ha effettuato il calcolo per dieci diffusi agenti patogeni in un centinaio di Paesi: il virus dell’epatite B (HepB); lo Streptococcus pneumoniae; il rotavirus; l’Haemophilus influenzae tipo b (Hib); il papillomavirus umano (HPV); il virus del morbillo; l’encefalite giapponese (JE); il virus della rosolia; il Neisseria meningitidis sierogruppo A (MenA); e il virus della febbre gialla (YF). Incrociando tutti i dati è stato stimato che la diffusione di questi vaccini nei Paesi a basso e medio reddito salverà la vita a 69 milioni di persone, nella stragrande maggioranza dei casi bambini piccoli.

Tra il 2000 e il 2019 sono state già salvate 37 milioni di vite. Grazie ai programmi di vaccinazione, i bimbi vaccinati nel 2019 avranno un tasso di mortalità ridotto del 72 per cento nel corso della loro vita legato ai 10 patogeni analizzati nei modelli matematici.

E ancora, nei bimbi al di sotto dei 5 anni di età, senza questi vaccini si riscontrerebbe una mortalità del 45 per cento superiore a causa di queste dieci malattie. Le vaccinazioni contro il morbillo, secondo i calcoli degli scienziati, sono quelle che hanno salvato più vite e ne salveranno di più nei prossimi anni. Si stima che il vaccino per questa malattia altamente contagiosa, tra il 2000 e il 2030 preverrà la morte di 56 milioni di persone.

“Il nostro studio indica gli enormi benefici per la salute pubblica che possono essere ottenuti dai programmi di vaccinazione nei Paesi a basso e medio reddito”, ha dichiarato in un comunicato stampa Ferguson. I migliori vantaggi, spiega l’esperto, si otterrebbero “aumentando la copertura del vaccino anti HPV nelle ragazze e dei vaccini pneumococcici coniugati (PCV) nei bambini sotto i cinque anni”.

“Stimando quanto sarebbero più alti i livelli di mortalità se non ci fossero programmi di vaccinazione in atto, il nostro studio ha evidenziato quanto sia cruciale mantenere alti livelli di copertura. Questo richiederà un impegno politico continuo, finanziamenti, impegno pubblico per promuovere i benefici e la sicurezza delle vaccinazioni e programmi per fornire istruzione, formazione e supervisione sull’immunizzazione”, ha aggiunto Katy Gaythorpe, coautrice dello studio dell’Imperial College di Londra.

I dettagli della ricerca “Estimating the health impact of vaccination against ten pathogens in 98 low-income and middle-income countries from 2000 to 2030: a modelling study” sono stati pubblicati sull’autorevole The Lancet.

 

 

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