I risultati sono stati presentati al Gastrointestinal Cancers Symposium – 2021 organizzato dall’American Society of Clinical Oncology (ASCO), dal 15 al 17 gennaio 2021.

 

Roche ha presentato in occasione del Gastrointestinal Cancers Symposium – 2021 organizzato dall’American Society of Clinical Oncology (ASCO) i dati aggiornati sulla sopravvivenza globale dello studio di Fase III IMbrave150 che valuta atezolizumab in combinazione con bevacizumab, rispetto al sorafenib, in pazienti affetti da carcinoma epatocellulare non resecabile (HCC) che non hanno ricevuto una precedente terapia sistemica.

Dopo un follow-up mediano di 15,6 mesi, un’analisi aggiornata ha mostrato che atezolizumab in combinazione con bevacizumab ha ridotto il rischio di morte (sopravvivenza globale; OS) del 34%, con una OS mediana di 19,2 mesi, rispetto a 13,4 mesi per il sorafenib. I risultati aggiornati dell’OS, insieme ai risultati di Progression Free Survival (PFS) e Objective Response Rate (ORR) sono stati coerenti con quelli dell’analisi primaria e supportano l’uso della combinazione nell’ HCC. I dati di sicurezza per atezolizumab e bevacizumab sono stati coerenti con i profili di sicurezza noti di ogni singolo farmaco, senza che siano stati identificati nuovi segnali di sicurezza.

Questi dati sono stati presentati nella “Rapid Abstract Session: Hepatobiliary Cancer, Neuroendocrine/Carcinoid, Pancreatic Cancer, and Small Bowel Cancer del Gastrointestinal Cancers Symposium” domenica 17 gennaio.

“Atezolizumab in combinazione con bevacizumab, come dimostrato dall’aggiornamento dei dati dallo studio IMbrave150, rappresenta un’importante opzione di trattamento per i pazienti che vivono con carcinoma epatocellulare non resecabile e  fornisce la più lunga sopravvivenza globale osservata in uno studio di Fase III in prima linea per questa patologia – ha dichiarato la Professoressa Lorenza Rimassa, Professore Associato di Oncologia medica presso Humanitas University e Vice Responsabile dell’Unità di Oncologia Medica presso l’IRCCS Humanitas Research Hospital di Milano – si tratta di dati estremamente incoraggianti poiché sottolineano la maggiore efficacia e tollerabilità rispetto alle terapie standard, aspetto che potrà incidere in maniera significativa sulla qualità della vita dei pazienti. Questa opzione di trattamento inoltre apre la strada a un approccio che preveda in misura sempre maggiore il coinvolgimento di clinici con competenze differenti al fine di trattare i pazienti in maniera sistemica”.

Atezolizumab in combinazione con bevacizumab è ora approvato in molti Paesi, inclusi gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone e l’UE, per i pazienti con HCC non resecabile ed è raccomandato in molte linee guida di pratica clinica a livello globale.

“I dati aggiornati relativi allo studio IMbrave150, presentati nel corso del Gastrointestinal Cancers Symposium – 2021 organizzato dall’American Society of Clinical Oncology (ASCO) sottolineano un importante avanzamento in termini metodologici, poiché consentono ai clinici di avere informazioni di follow-up a lungo termine su efficacia e tollerabilità, dunque su un arco temporale più lungo rispetto all’istantanea fornita generalmente nei trial – ha dichiarato il Prof. Calogero Cammà, Professore Ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Palermo e Direttore della Scuola di Specializzazione – I dati relativi allo studio mettono in risalto un cambio di paradigma in termini di beneficio ed efficacia rispetto alle terapie standard: come dimostrato dai dati dello studio IMbrave150 infatti l’immunoterapia in prima linea in combinazione consente quasi di raddoppiare rispetto al passato la mediana di sopravvivenza, portandola a 19,2 mesi. Inoltre, è importante sottolineare come in termini di tollerabilità non siano stati riportati segnali di allarme, e questo rappresenta un auspicio incoraggiante rispetto ad un potenziale miglioramento in termini di qualità della vita dei pazienti”.

Roche è impegnata a combattere i disordini del fegato in tutto il percorso della malattia, dalle prime fasi fino alla malattia avanzata, con l’obiettivo finale di fermare un giorno le patologie croniche del fegato. Un impegno che vede coinvolta non solo Roche Pharma sin dagli anni 90 con farmaci per le epatiti e oggi lo sviluppo di nuovi farmaci come atezolizumab, ma anche Roche Diagnostics con test immunometrici volti a migliorare la diagnosi precoce di epatocarcinoma e Roche Diabetes Care che da anni promuove, attraverso i propri portali rivolti ai pazienti diabetici, informazioni su corretti stili di vita e alimentazione, al fine di prevenire lo sviluppo di patologie epatiche quali cirrosi e fibrosi, che ledono la funzionalità d’organo e possono provocare gravi conseguenze, fino allo sviluppo di carcinomi epatici.

Roche ha un ampio programma di sviluppo per atezolizumab, che comprende molteplici studi di Fase III in corso e pianificati, in diversi tipi di tumori polmonari, genitourinari, della pelle, della mammella, gastrointestinali, ginecologici, della testa-collo. Questo include studi che valutano atezolizumab sia in monoterapia che in combinazione con altri farmaci.

 

 

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