Il servizio sanitario dovrebbe garantire gratuitamente su tutto il territorio nazionale i test per individuare il bersaglio e, quindi, il farmaco adatto al bersaglio.

 

Atezolizumab è un anticorpo monoclonale approvato lo scorso anno per il trattamento del carcinoma mammario triplo negativo in stadio avanzato o metastatico, con espressione di PD-L1. In pratica, Atezolizumab è in grado di potenziare l’azione del sistema immunitario, in questo caso legandosi alla proteina PD-L1 (Programmed Death Ligand 1) espressa sui tumori e riattivando l’attività dei linfociti T contro il tumore (normalmente invece PD-L1 interagirebbe con un recettore sulle cellule T che ne blocca appunto l’azione). In questo modo il cancro torna a essere bersaglio “visibile” dai radar del sistema immunitario e quindi eliminabile. Così uno dei tumori alla mammella più difficili da trattare diventa curabile. Atezolizumab è un esempio, tanti altri ne arriveranno.

Siamo entrati nell’era dei farmaci “personalizzati” rispetto al bersaglio, non più farmaci da sparare quasi a caso. Semplificando, ogni tumore va colpito nel suo punto debole, dopo aver scoperto il punto debole e come colpirlo. Occorre però anche sapere se il tumore che colpisce una persona ha quel punto debole. Se si vuole vincere la battaglia al cancro, il servizio sanitario dovrebbe garantire gratuitamente su tutto il territorio nazionale i test per individuare il bersaglio e, quindi, il farmaco adatto al bersaglio. Un kit completo.

Triplo risultato: aumentano guarigioni, diminuiscono sprechi economici, si evitano ai pazienti pesanti cure che poi sono a volte inutili. Il sistema dovrebbe avere un certo automatismo regolatorio nell’applicare questo schema, via via che si scoprono nuovi tumori con griffe personalizzata e il modo di eliminarli proprio perchè hanno la griffe.

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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