Ancora in fase sperimentale combina risultati di esami del sangue e altri marcatori della malattia per specificare se nei successivi 4 anni si è a rischio.

 

Uno dei principali obiettivi per chi si occupa della malattia di Alzheimer è quello di cercare di fornire cure il prima possibile e non solo quando le abilità cognitivi dei pazienti sono compromesse. Risulta peraltro difficile, nelle prime fasi della patologia, distinguerla dai lievi disturbi di memoria tipiche dell’età avanzata ma anche delle prime fasi della malattia.

Per questo alla Lund University, in Svezia, hanno sviluppato un metodo – al momento solo per l’uso di medici – per valutare per ogni singola persona se sarà a rischio di Alzheimer nei futuri quattro anni e l’hanno formalizzato in una app on line.

Si basa sulla combinazione di dati (età, genere, istruzione e test cognitivi) con risultati di un semplice esame nel sangue che va a vedere in ciascun paziente i livelli di due proteine considerate dei potenti biomarcatori dell’insorgere dell’Alzheimer.

Anche se necessita di ulteriori studi il metodo è rapido, economico (evita esami costosi come PET o invasivi come analisi del fluido cerebrospinale) e semplice da usare.

Per metterlo a punto è stato condotto uno studio su 573 persone con lieve disturbo cognitivo ed età media di 71 anni.

 

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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