Oggi è completamente curabile e il primo passo è proprio sottoporsi al test per sapere se positivi all’HCV.

 

In Italia oggi ci sono 400.000 casi noti di epatite C, più un 30% di sommerso, cioè persone che hanno il virus ma non sono censite nei registri, perché non hanno mai fatto il test o un’ecografia. Chi pensa di aver avuto comportamenti a rischio o ritiene di essere stato contagiato, dovrebbe al più presto eseguire il test per verificare la positività all’HCV.

 

Quali sono le situazioni a rischio

Il virus dell’epatite C si trasmette per contagio diretto, tramite contatto con sangue, ma non colpisce soltanto categorie a forte rischio, come i tossicodipendenti che fanno scambio di siringhe: proprio per la sua tardiva scoperta, oggi ne sono affette persone normali, che nei decenni finali dello scorso millennio hanno subito trasfusioni, operazioni chirurgiche oppure si sono fatte un tatuaggio in centri scarsamente igienici, dove non si riutilizzavano aghi e inchiostri.

Perfino le cure odontoiatriche, se effettuate negli anni ’70 quando in alcuni studi dentistici non si strizzavano gli strumenti, possono aver infettato migliaia di persone. Anche i rapporti sessuali non protetti possono trasmettere il virus.

 

Le fasce d’età a rischio

Gli anziani over 85 che si sono infettati quando ancora non si conosceva il virus, sono potenziali alti trasmettitori, perché hanno bisogno di familiari che accudiscono, di una badante o infermiera, anche nelle case di cura. E poiché dopo una certa età, a causa delle tante malattie senili, si fanno terapie sottocutanee o iniettive c’è il rischio, per chi li cura, di pungersi con aghi infetti.

 

Come vincere l’ansia

Il modo giusto, e anche l’unico, per superare l’ansia è sottoporsi a un semplicissimo test per l’HCV. Prenderne consapevolezza è il primo passo, anche per preservare la salute di familiari e persone intorno a noi. Poi basta semplicemente rivolgersi al proprio medico che prescriverà gli esami del sangue (e in alcuni casi anche l’ecografia al fegato per una migliore diagnosi sullo stato della malattia) che si possono effettuare presso qualsiasi laboratorio. L’unico limite alla cura dell’epatite è dunque solo la paura, che con un minimo sforzo di coraggio si può e si deve vincere.

E proprio in questo senso si pone la nuova campagna digitale sull’epatite C, promossa da Gilead con il patrocinio della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), della Fondazione The Bridge, di Epac Onlus, dell’Associazione Italiana Studio del Fegato (AISF), di Plus Onlus e Fondazione Maraini: C come curabile. 

Lo scopo è proprio quello di informare sull’epatite C. Il sito www.ccomecurabile.it abbina a contenuti semplici e chiari sulla patologia e video ironici per invitare a fare il test e un blog dedicato a ciò che succede in Italia e nel mondo sul tema dell’epatite C, anche in tempo di pandemia.

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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