Secondo gli analisti di Morgan Stanley, Pfizer e BioNTech dovrebbero ricavare dalla vendita del loro vaccino circa 13 miliardi di dollari, da spartirsi tra loro.
Le due società hanno annunciato a luglio scorso l’accordo con il Governo degli Stati Uniti per fornire ai cittadini americani 100 milioni di dosi una volta ottenuto il via libera dalla Food and Drug Administration. La Casa Bianca pagherà 1,95 miliardi di dollari per la prima tranche, e potrà poi acquistarne per altri 500 milioni. Il prezzo per ogni dose dovrebbe così oscillare intorno ai 20 dollari ciascuna, ed è il più alto stimato tra i dieci vaccini a sperimentazione avanzata.
Oltre ai due miliardi messi sul piatto da Donald Trump, sul fronte tedesco la BioNTech ha già ricevuto 375 milioni di euro dal governo federale, da aggiungersi al finanziamento aperto dalla Bei (Banca europea per gli investimenti) di 100 milioni di euro.
Anche Moderna ha ricevuto soldi dal Governo americano, rientrando però nell’operazione Warp Speed, l’iniziativa pubblico-privata americana per la ricerca e distribuzione del vaccino anti-Covid. Ad aprile la società statunitense ha annunciato l’accordo per un impegno fino a 483 milioni di dollari da parte dell’Autorità di ricerca biomedica avanzata e lo sviluppo (BARDA), che fa capo al Dipartimento della salute del governo. Successivamente, ad agosto, il governo federale ha firmato un accordo con Moderna per l’acquisto di 100 milioni di dosi per circa 1,5 miliardi di dollari, più una opzione su altri 400 milioni di vaccini. Il Dipartimento della Salute Usa ha poi siglato altri accordo con Johnson & Johnson (un miliardo), con AstraZeneca (1,2 miliardi), Novavax (1,6 miliardi), Gsk (due miliardi).
C’è poi tutto l’indotto del vaccino, come la produzione di siringhe (contratto da 140 milioni con ApiJect), di fiale in vetro resistente anche a temperature rigide come quelle necessarie per il farmaco Pfizer-BioNTech (200 milioni con la Corning) o lo sviluppo di un piano logistico-distributivo con il colosso McKesson, oltre a innumerevoli altri contratti siglati con le aziende di biotecnologie.
L’Unione Europea non è da meno in fatto di finanziamenti al big pharma. L’accordo portante della Commissione è quello firmato il 14 agosto con AstraZeneca per la fornitura di 300 milioni di dosi, da distribuire ai Paesi membri in base alla popolazione, più altri 100 milioni. Il prezzo definitivo non è dato conoscerlo, ma al momento si sa che da Bruxelles sono partiti 336 milioni di euro, probabilmente a titolo di acconto e che, con ogni probabilità, quello della casa britannica in collaborazione con Oxford e l’Irbm di Pomezia avrà il costo più basso per dose rispetto alla concorrenza.
Il 18 settembre è stato poi firmato un secondo contratto con Sanofi-GSK che consentirà agli Stati membri di acquistare fino a 300 milioni di dosi del vaccino prodotto da Sanofi-GSK. L′8 ottobre la Commissione ha approvato un accordo preliminare di acquisto con Pharmaceutica NV, una delle società farmaceutiche Janssen di Johnson & Johnson, che permetterà agli Stati membri di acquistare vaccini per 200 milioni di persone. Di recente, dopo l’annuncio da parte di Pfizer-BioNTech, è stato siglato un altro accordo per l’acquisto di 200 milioni di dosi. Nel totale, da gennaio la Commissione per sviluppare vaccini, nuove cure, test diagnostici e sistemi medici ha mobilitato oltre 660 milioni di euro attraverso il suo programma Orizzonte 2020.
