A causa della pandemia c’è stato un forte calo delle visiste di screening oncologico.

L’emergenza Coronavirus ha causato in Italia una forte riduzione degli esami di screening tumorali, con un ritardo di 1.428.949 test nei primi 5 mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2019. Anche dopo il blocco derivante dal lockdown, a maggio i controlli non sono ripresi in tutte le regioni e comunque nella maggior parte di queste il numero è stato inferiore al 10% di quelli condotti l’anno precedente.

Secondo il rapporto elaborato dall’Osservatorio nazionale screening, il minor numero di esami ha portato a stime di lesioni tumorali non individuate pari a 2.099 carcinomi mammari, 1.676 lesioni della cervice CIN2+, 611 carcinomi colorettale e quasi 4.000 adenomi avanzati del colon retto. I dati provengono da una survey di Ons a cui hanno risposto 20 Regioni o Province Autonome su 21 (manca solo la Basilicata). Complessivamente gli esami di screening sono ripartiti nel maggio 2020 in 13 Regioni per lo screening mammografico e cervicale e in 11 per lo screening colorettale. Solo 13 Regioni (65%) hanno erogato mammografie di screening nel mese di maggio 2020 e tutte con volumi di attività nettamente inferiori a quelli dell’anno precedente.

Solo 5 Regioni (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Veneto e Valle D’Aosta) nel mese di maggio hanno eseguito almeno un numero pari al 20% degli esami eseguiti nello stesso mese del 2019. In particolare, per lo screening mammografico il ritardo accumulato nei primi 5 mesi è stato di 472.389 esami, con 2.099 casi diagnosticati in meno e per lo screening del colon 585.287, con 3.953 casi non diagnosticati.

Nel periodo di lockdown – spiega Gianni Amunni, direttore generale dell’Ispro, l’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica – sono stati sospesi gli screening oncologici e questo ha prodotto sicuramente una criticità di cui rischiamo di vedere le conseguenze. In Toscana si individuano 100 donne ogni mese con un tumore alla mammella in fase iniziale, essere stati fermi due mesi vuol dire che 200 donne non hanno avuto la diagnosi e nel tumore al seno il tempo è fondamentale: le donne che hanno una diagnosi allo screening hanno il 10% in più di sopravvivenza. Bisogna recuperare con grande determinazione questi due mesi di fermo, nel mio istituto entro fine anno intendiamo rimetterci in pari e non bloccare più l’attività, qualunque sia la situazione epidemiologica“.

 

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