“Siamo davanti a casi di pazienti Covid-19 in condizioni cliniche dedicate e per alcuni di loro il ritorno alla normalità è lento e doloroso”.

 

A dirlo è un team internazionale di specialisti di Malattie infettive in uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases che ha posto l’attenzione sui sintomi a lungo termine nei pazienti con infezione da coronavirus.

Tra le sintomatologie più comuni, riconosciute sulla base delle impressioni cliniche degli esperti, stanchezza cronica, debolezza muscolare, sbalzi di temperatura, incapacità a concentrarsi, cambiamenti di umore, difficoltà a dormire e mal di testa. Frequenti anche diarrea, attacchi di vomito, perdita del gusto e dell’olfatto, mal di gola, difficoltà a deglutire, insorgenza di diabete o ipertensione, eruzioni cutanee e palpitazioni. “Un’attenta registrazione dei sintomi e l’esame del paziente dovrebbero consentire di comprendere quale parte delle conseguenze è comune a tutte le infezioni gravi, quali sintomi possono essere spiegati dall’ansia causata da una nuova malattia e quali sintomi sono secondari a una forma complicata di Covid-19” scrivono gli autori nello studio.

“Se le conseguenze a lungo termine sono determinate dall’infezione da coronavirus – si chiedono gli esperti –, hanno meccanismi immunologici alla base? O sono causate da infiammazioni nuove o ricorrenti, infezioni in corso o effetti collaterali del trattamento?”. Informazioni che serviranno a determinare le migliori strategie da applicare alla gestione del paziente e il suo follow-up.

Il virus Covid-19 può danneggiare i polmoni, il cuore e il cervello, indebolire reni e fegato e aumentare il rischio di problemi di salute persistenti. Può causare coaguli di sangue molto piccoli che possono bloccare i capillari nel cuore e danneggiare in modo permanente il muscolo cardiaco. Oppure provocare danni ai polmoni, causando difficoltà respiratorie a lungo termine.

Nel caso della Sars, la malattia respiratoria causata dal primo coronavirus, un follow-up di 15 anni ha rilevato che gran parte del recupero polmonare è avvenuto nei due anni successivi all’infezione e che lievi sintomi sono rimasti in più di un terzo dei pazienti guariti. “Molte persone che si sono riprese dalla Sars hanno continuato a sviluppare la sindrome da stanchezza cronica. Lo stesso può essere vero per le persone che hanno avuto Covid-19”.

 

 

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