Intervista a Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco.

 

“Il governo e il Comitato tecnico scientifico (CTS) dovrebbero tener conto dell’effetto K e della distanza tra persone quando impongono divieti e mascherine all’aperto e solo regole di precauzione al chiuso. E quando parlano genericamente di contatto”.

Maria Rita Gismondo, università statale di Milano e direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco, non è molto convinta di come governo e CTS continuino a non distinguere tra aperto e chiuso, tra calcetto tra amici all’aperto e attività di società sportive al chiuso.

“Dall’inizio di questa emergenza ora si sa scientificamente come avviene la dispersione del virus e l’indice di contagiosità diverso attraverso la fonazione (diverso se uno parla o urla, se tossisce piano o forte, se respira forte perché affaticato o è normale) che è in pratica l’unico elemento di contagiosità da valutare e che è più incidente in ambiente chiuso, mentre all’aria aperta lo è molto meno. Al chiuso la concentrazione di virus nell’areosol che si crea è maggiore e persistente più a lungo, mentre all’aperto la circolazione dell’aria fa sì che la contagiosità sia bassissima”.

 

Va bene, ma nelle decisioni si parla anche di contatto?

“È tra i tanti fattori di cui all’inizio si sapeva poco ma che ora alla scienza è chiaro: in ambiente aperto per avere un rischio contagio il contatto dovrebbe essere almeno di 15 minuti continuativi a meno di un metro e mezzo”.

 

Che cos’è il fattore K?

“È un fattore che ci indica la contagiosità di un virus. Intervengono molti fattori. Si può definire anche fattore di dispersione. Nel caso di SarSCoV2 il fattore K è basso, cioè è molto facile che la malattia si manifesti in cluster (grappoli), non in vasto numero di persone. In questa infezione i soggetti realmente infettanti sono circa il 18% dei positivi, ma questi sono altamente contagiosi”.

 

E che cosa intende come fattore K di dispersione del virus?

“È il fattore di dispersione fisico. Il virus si concentra nei luoghi chiusi, dove non vi è un continuo ricambio di aria. All’aperto, soprattutto quando vi è una buona ventilazione, il fattore di dispersione del virus è molto alto, tale da non raggiungere una concentrazione di particelle virali sufficienti per creare un’infezione. Come pubblicato più volte, e come già detto, una vicinanza, un contatto ravvicinato tra un positivo ed un negativo deve essere almeno di 15 minuti consecutivi al di sotto del metro e mezzo di distanza”.

 

Quindi che cosa pensa di restrizioni, come quella del calcetto tra amici, senza giustificazioni scientifiche?

“Penso che portino ad un punto di insofferenza sociale alle misure restrittive, per cui si parla di pandemia fatigue, che caratterizza una demotivazione a seguire le indicazioni. Che si imponga una mascherina all’aperto dove non c’è nessun fondamento scientifico, cioè anche quando si può mantenere la distanza di sicurezza anti-contagio, lo trovo non solo esagerato, ma anche controproducente. Così come le partitelle tra amici all’aperto. Noi tutti tecnici in questi giorni ci siamo espressi sull’inutilità scientifica di questa misura. E penso che la gente, avendo questa imposizione, possa agire anche in maniera insofferente”.

 

Cioè, che cosa andrebbe fatto?

“Un livello un po’ più elevato di attenzione, con una raccomandazione a misure che possano stoppare questo incremento di nuove infezioni da coronavirus Sars-CoV-2 in Italia è assolutamente giustificato. Ma serve logica. Noi abbiamo bisogno di persone che ci comprendano, che tutte insieme possano collaborare a sconfiggere il virus e non di persone che, vedendo alcune imposizioni non scientificamente motivate, possano assumere atteggiamenti a rischio”.

A proposito di sofferenze psichiche, da 6.000 interviste condotte dall’Istituto Elma Research in 6 Paesi europei emerge il forte impatto del lockdown sulla psiche. Il 65% degli italiani avrebbe avuto disturbi psicologici. Diversi i sintomi: insonnia, difficoltà a dormire o risvegli notturni (20%); mancanza di energia o debolezza (14%); tristezza o voglia di piangere (18%); paure e timori eccessivi (17%), mancanza di interesse o piacere nel fare le cose (13%); panico e attacchi di ansia (10%). Il 50% del campione italiano afferma di aver avuto questi sintomi per la prima volta, mentre il 33% asserisce di aver avuto un peggioramento di sintomi già preesistenti.

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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