Una ricerca fatta a Whuan, epicentro della pandemia, ha rivelato il 15% dei felini positivo al test degli anticorpi.
Ricercatori cinesi hanno effettuato uno studio su 102 gatti nella città di Whuan, da dove si è originata la pandemia di coronavirus, per scoprire quale fosse il rischio di infezione sui felini.
A ogni micio è stato eseguito un tampone anale e nel naso ed inoltre prelevato un campione di sangue nel periodo tra gennaio e marzo: in 15 esemplari sono stati trovati gli anticorpi al Covid-19, che si sviluppano in risposta alla malattia.
Il 15% dei gatti è quindi risultato positivo e gli studiosi affermano che il contagio è avvenuto da uomo ad animale e non da felino a felino, anche se si ritiene che le goccioline di muco e saliva possano rappresentare un veicolo di infezione tra gli animali stessi, ma gli studi non sono ancora esaustivi.
Sebbene tutti i gatti risultati infetti non hanno mostrato sintomi gli esperti avvertono che il virus può essere mortale per i mici. E raccomandano quindi di fare molta attenzione se si possiede un animale domestico, per non trasmettergli la malattia. Meglio, se si risulta positivi, stare a distanza e non interagire. Insomma, mettersi in quarantena anche dal gatto per evitare di infettarlo.
46 dei gatti dello studio provenivano da gattili, 41 da cliniche veterinarie e 15 da abitazioni in cui almeno un membro della famiglia risultava positivo al Covid. E quelli con la più alta carica di anticorpi sono risultati essere proprio questi. Negli Stati Uniti invece al momento si conoscono solo 17 casi di gatti positivi al Covid-19.
Gli anticorpi trovati nei gatti sono simili a quelli umani e sono di vita breve e questo ha portato i ricercatori a ritenere che lo studio del Covid nei gatti potrebbe aiutare a capire meglio la risposta immunitaria nell’uomo.
