Due casi accertati nella regione di Khovd.

 

Allerta massima in Mongolia dopo la scoperta di due casi accertati di Peste nera nella regione di Khovd. In due distretti della regione di Khovd, nella parte occidentale del paese è scattato immediatamente il blocco e la quarantena per i residenti. Le drastiche misure di contenimento dopo i risultati dei test di laboratorio che hanno confermato il contagio di due individui sospetti ricoverati in ospedale.

A confermarlo una nota del Centro nazionale per le malattie zoonotiche della Mongolia (Nczd). Secondo i media, i due contagiati sarebbero fratello e sorella. Un giovane di 27 anni residente nel distretto di Tsetseg e una 17enne che ora sono in cura in due diversi ospedali della zona. Il più grave sarebbe il primo, giudicato in condizioni critiche. Tornano alla mente le pagine dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni in cui viene descritta una Milano e un’Italia devastati dalla Peste nera, o bubbonica, piaga europea nel Medioevo innanzitutto.

Già dopo il ricovero dei casi sospetti, però, il Centro nazionale per le malattie zoonotiche della Mongolia si era messo in moto con test a tappeto e rilevazione di tutti i contatti avuti dai due fratelli nei giorni precedenti. Al momento sono stati analizzati campioni prelevati da 146 persone che avevano avuto contatti con le due persone infette e sono stati identificati ulteriori  504 contagi da secondo contatto. Lo stesso centro ha dichiarato di essersi attivato per mettere in quarantena il capoluogo di provincia e uno dei distretti della regione a circa 500 chilometri a sud delle repubbliche siberiane meridionali di Tyva e Altai, al confine con la Russia.

Al momento pare che i due casi di peste nera siano legati al consumo di carne di marmotta e per questo indicati come “peste della marmotta”. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’infezione batterica può uccidere gli adulti entro 24 ore se non trattata in tempo. Del resto, la Regione non è nuova a casi del genere.

L’ultimo focolaio di peste venne individuato appena l’anno scorso in una vicina provincia al confine con la Russia e aveva portato alla chiusura di un valico di frontiera. Anche in quel caso il focolaio era legato al consumo di carne di marmotta e provocò la morte di due persone. Ora si spera che qualche imprenditore straniero, del tipo di quello veneto che ha mandato su tutte le furie il governatore del Veneto Zaia, o turista o studioso della terra del Dalai Lama non sia stato in quella zona per lavoro o per interessi vari e che non abbia mangiato marmotta. Non ci vorrebbe in emergenza Covid-19 qualche caso di Peste nera da rimembranza storico-letteraria.

 

 

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