Accuse di cattiva condotta negli studi e di molestie.
La rivista scientifica Nature nella sua parte di inchieste di taglio giornalistico si è occupata dello “spinoso” caso di Pier Paolo Pandolfi che un istituto scientifico italiano ha prima nominato direttore scientifico, il 20 maggio, e solo un mese dopo, il 30 giugno, ne ha revocato la nomina. Dietro alla decisione, la pressione degli scienziati e dei media italiani subito dopo la nomina e le proteste da parte dell’intero comitato consultivo scientifico dell’istituto, che comprende anche due premi Nobel.
Il comitato si è dimesso in massa il 25 giugno dopo la conferma della nomina di Pandolfi. I motivi di una tale battaglia? Un’accusa di molestie sessuali nei confronti di una ricercatrice, peraltro ammessa da Pandolfi, e accuse di “cattiva condotta scientifica” in alcuni suoi studi. In effetti, non poca cosa. Di qui le proteste che hanno portato alle dimissioni dell’intero consiglio scientifico dell’Istituto Veneto di medicina molecolare (VIMM) di Padova, questo l’istituto che aveva nominato Pandolfi direttore scientifico.
Di qui la revoca della nomina, 4 giorni fa. In una dichiarazione, i direttori della fondazione hanno detto che la decisione è diventata “necessaria, dopo aver appreso la storia in cui il professor Pandolfi è stato coinvolto all’Università di Harvard, di cui la Fondazione non era stata informata”. Insistere nella sua nomina a direttore scientifico avrebbe compromesso “l’immagine e la reputazione dell’Istituto, i suoi ricercatori e i suoi sostenitori”.
“Dare consigli sulla nomina di personale scientifico di vertice è un nostro ruolo chiave – afferma a Nature Wolfgang Baumeister, presidente del comitato consultivo scientifico di VIMM e direttore del Max Planck Institute of Biochemistry a Martinsried, Germania -. Quindi il fatto che la fondazione abbia nominato Pandolfi senza consultarci è stato totalmente inaccettabile per tutti noi”. Di certo “avremmo chiesto ed effettuato, alla luce delle accuse mosse a Pandolfi durante il suo operato ad Harvard, ulteriori indagini prima di approvare la sua nomina”, dice il membro del consiglio Aaron Ciechanover, biochimico presso il Technion – Israel Institute of Technology di Haifa e co-vincitore del Premio Nobel per la chimica 2004.
Il presidente della fondazione VIMM, Francesco Pagano, un urologo che ha preso la decisione di nominare Pandolfi insieme al comitato esecutivo della fondazione, a sua volta afferma che Pandolfi non gli aveva detto delle accuse contro di lui quando ha accettato la nomina e che lui ha appreso delle varie accuse per la prima volta dalla stampa. Pagano, che è presidente del comitato esecutivo, dice inoltre che, secondo gli statuti dell’istituto, il comitato consultivo scientifico è solo un organo di consulenza per questioni scientifiche e che i principali ricercatori sono stati consultati in modo “appropriato”.
Ma chi è Pier Paolo Pandolfi?
È stato direttore del centro di genetica del cancro presso il prestigioso Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) dell’Università di Harvard a Boston, Massachusetts, fino all’anno scorso, e ha fatto scoperte sui meccanismi molecolari e sulla genetica alla base di alcuni tumori. Fin qui brillante cervello italiano all’estero. Dallo scorso maggio le prime ombre: le notizie che era stato accusato di molestie sessuali sono apparse online. Nel frattempo, commentatori anonimi sul sito PubPeer, che ospita discussioni sui risultati delle ricerche pubblicate, hanno sollevato molti quesiti sulla correttezza e sull’integrità di alcuni articoli di Pandolfi degli ultimi sette anni.
Come risponde alle accuse?
Pandolfi ammette l’inappropriato comportamento verso una ricercatrice ad Harvard e ammette che per questo è stato oggetto di indagine da parte di Harvard. Parla di un incidente isolato, che si è sottoposto a una ha consulenza psicologica e che si è dimesso da Harvard lo scorso dicembre. Egli nega, però, le accuse di cattiva condotta nel suo lavoro di ricerca, anche se aggiunge che rivedrà tutti i lavori sotto esame.
E-mail frequenti a prova delle molestie.
“È stato romantico, non sessuale, ed è stato l’errore più grande della mia vita”, si difende Pandolfi dalle accuse di molestie. Eppure, le prove ci sarebbero state. Un’indagine interna di Harvard, che si è conclusa nel mese di luglio, lo ha indirizzato a un servizio esterno per la valutazione e al coaching psicologico e comportamentale. In pratica una sorta di pena, a cui si aggiungono le dimissioni. Harvard rifiutato ogni commento sull’affaire Pandolfi perché “noi non commentiamo le questioni del personale”, ma ha confermato che Pandolfi non è più affiliato con il BIDMC.
La molestata.
La “molestata”, che ha chiesto di mantenere l’anonimato per proteggere la sua carriera, ha detto a Nature che a partire dall’autunno del 2018 Pandolfi le ha detto che era innamorato di lei e spesso le ha inviato e-mail personali dichiarando i suoi sentimenti. Tutte e-mail poi verificate dagli “inquirenti” dell’università. Ha anche organizzato “troppi incontri individuali in cui ha parlato dei suoi sentimenti per me”, dice. Aggiunge che gli ha detto più volte che la loro relazione doveva essere e restare solamente professionale, ma senza alcun risultato. “E ‘stato imbarazzante, orribile e non ero più in grado di lavorare”. La ricercatrice è stata trasferita in un altro gruppo di ricerca dopo aver denunciato il comportamento di Pandolfi nell’aprile 2019. Pandolfi dice di essersi dimesso da Harvard perché voleva tornare in Italia. Ma conoscendo la rigidità americana sulle molestie sessuali, si può anche dire che Pandolfi o se ne andava o se ne andava. Nel frattempo, aveva assunto a maggio una posizione di docente part-time presso il multidisciplinare Desert Research Institute a Reno, nel Nevada, dalla quale si è dimesso lo scorso 30 giugno, dopo che la fondazione VIMM ha cambiato idea sulla sua nomina.
La cattiva condotta negli studi.
Pandolfi nega tutte le accuse di cattiva condotta nei suoi documenti di ricerca. La maggior parte delle accuse suggeriscono che le immagini di saggi molecolari contengono duplicazioni o alterazioni inappropriate. Il 29 maggio, Baumeister, presidente del comitato consultivo scientifico di VIMM, ha chiesto consiglio a Enrico Bucci, esperto di integrità scientifica in Italia. Bucci ha esaminato 33 articoli co-creati da Pandolfi. E ritiene che 13 di questi studi abbiano seri problemi. Pandolfi è co-autore di otto di questi. Pandolfi ha garantito agli esaminatori scientifici che esaminerà di nuovo i documenti sotto esame e farà le correzioni che potrebbero essere necessarie. “Prendo la cosa molto sul serio”, ha aggiunto.
Sotto accusa il consiglio di amministrazione VIMM.
La revoca della nomina non modifica, peraltro, le preoccupazioni fondamentali del comitato consultivo scientifico appena dimesso in merito alla governance di VIMM, afferma Marino Eerial, membro del consiglio di amministrazione e direttore del Max Planck Institute for Molecular Cell Biology and Genetics di Dresda, tedesco. “La vicenda dimostra che in VIMM è necessaria una nuova struttura di governance per garantire una maggiore trasparenza”, afferma. C’è molto di più della nomina di Pandolfi, peraltro fino a quando possibile strenuamente difesa dal comitato esecutivo, la governance, presieduto da Pagano. Ma Pagano evita di rispondere alle accuse sulla governance del VIMM alla domanda che le pone Nature. “No comment” è stata la classica non risposta.
