Quattro appuntamenti webinar, dalla gestione dell’emergenza alla ripartenza delle attività di endoscopia.

 

La Società italiana di endoscopia digestiva (SIED) ha organizzato quattro seminari web per discutere dei principali problemi che la pandemia da coronavirus ha causato nella pratica clinica e presentare come questa si è adeguata e riorganizzata per garantire la massima efficienza e sicurezza per medici e pazienti.

Il primo appuntamento si è svolto lunedì 15 giugno e i successivi saranno il 22, 29 giugno e il 6 luglio. Abbiamo rivolto alcune domande al dottor Luigi Pasquale, direttore delle unità operative complesse di Gastroenterologia e Medicina Generale dell’Ospedale Civile “Frangipane” di Ariano Irpino e presidente SIED e coordinatore del progetto.

 

Come l’emergenza sanitaria ha influito sulla normale attività dei reparti in endoscopia?

“L’emergenza covid-19 ha comportato un cambiamento significativo delle attività normalmente svolte nei reparti di endoscopia. Dal momento in cui è iniziata la diffusione incontrollata del virus si è reso necessario in tutto il Paese, e a maggior ragione nelle zone a più alto indice di contagio, limitare le indicazioni per le procedure endoscopiche alle sole emergenze (per esempio emorragie gastro-intestinali, estrazione di corpi estranei, colangiti suppurative) e alla cura dei tumori. Ciò ha ovviamente comportato la riprogrammazione di tutte le procedure routinarie considerate, appunto, non urgenti. Tale riorganizzazione è stata messa in atto allo scopo di ridurre il rischio di trasmissione da paziente a paziente e da paziente ad operatore sanitario. Il differimento di tali procedure, inoltre, ha permesso di risparmiare sull’uso e i costi dei DPI e di evitare gli accessi ospedalieri non necessari, preservando il numero quanto più alto possibile di posti letto da destinare ai malati di coronavirus”.

 

Nel contesto della necessità di riprendere ad erogare esami fondamentale per la diagnosi precoce e la prevenzione di patologie come il tumore del colon retto, come riorganizzare i carichi di lavoro e gli spazi nelle unità di endoscopia?

“L’emergenza sanitaria impone una rivalutazione dei carichi di lavoro, tenendo conto che ai tempi per le prestazioni cliniche ed endoscopiche abituali vanno aggiunti quelli connessi specificamente alla problematica coronavirus: triage anamnestico, vestizione e svestizione con adeguati DPI, sanificazione ambientale tra una procedura e l’altra. La programmazione degli appuntamenti deve, pertanto, prevedere un allungamento degli slot per gli esami e la conseguente riduzione del numero di procedure effettuate quotidianamente. Per prevenire la diffusione del virus risulta fondamentale anche la riorganizzazione degli ambienti di lavoro. Per quanto riguarda quelli ad uso esclusivo degli operatori sanitari, è importante organizzare il lavoro in postazioni individuali con telefoni dedicati, computer e sedie distanziate di minimo due metri l’una dall’altra. Fondamentali risultano pure la pulizia e la disinfezione delle postazioni di lavoro con virucidi. Per minimizzare la trasmissione delle infezioni occorre dividere il personale in due squadre: la prima impiegata nello svolgimento dell’attività clinica e la seconda nella sua programmazione. Per quel che riguarda gli spazi destinati ai pazienti, invece, occorrono delle aree di accettazione dove valutare e stratificare i pazienti a rischio Covid prima di consentire loro l’accesso nelle sale d’attesa con altre persone.

I pazienti in attesa devono posizionarsi a una distanza minima di due metri gli uni dagli altri, forniti di DPI (guanti e mascherine). A ciascuno è consentita la presenza di un unico accompagnatore, che resterà fuori in attesa e non avrà accesso alla sala endoscopica la momento dell’esame. Peri casi sospetti o accertati di covid-19 devono essere disposte delle stanze apposite. In prossimità delle sale endoscopiche devono esserci delle aree di vestizione fornite di presidi di protezione, mentre le aree di svestizione vanno poste in anticamere o stanze lontane dalle sale endoscopiche. Infine i bagni dei pazienti e dello staff dovranno essere divisi e disinfettati continuamente”.

 

Come cambierà il rapporto medico-paziente in futuro?

“Per riuscire ad erogare prestazioni tali da rispondere alle richieste di assistenza dei pazienti, considerato il fatto che occorrerà smaltire anche il lavoro accumulato nel periodo dell’interruzione delle attività ambulatoriali, è necessario prevedere forme alternative di contatto con i pazienti. Per i pazienti cronici sarebbe opportuno attivare (o mantenere qualora già in atto) un contatto telefonico o addirittura visivo (mediante monitor). Ci si dovrebbe quindi orientare sempre più verso una telemedicina, provvedendo a registrare la televisita nel fascicolo del paziente sia ai fini clinici che amministrativi. Sarà necessario creare una connessione tra specialisti e territorio e ridare centralità ai MMG per la presa in carico dei propri pazienti”.

 

Quali sfide attenderanno l’attività ambulatoriale alla ripresa?

“L’interruzione forzata delle attività durante la fase di emergenza covid-19 ha senza dubbio comportato enormi disagi per i pazienti per i quali erano previste prestazioni gastroenterologiche (visite o procedure endoscopiche) non erogate a causa del lockdown.  Alla riapertura delle attività (che dovrà essere più graduale possibile) andranno riprogrammate le prestazioni sospese o differite per la pandemia alle quali si andranno ad aggiungere le richieste per le nuove prestazioni. Per facilitare la gestione di questa grande mole di lavoro l’appropriatezza della priorità di esecuzione delle procedure e delle visite suggerita dai MMG, dovrebbe essere passibile di valutazione specialistica. La programmazione delle attività dovrà tenere conto di quanto detto sopra per quel che riguarda le tempistiche previste per gli esami e la riduzione del numero di visite/procedure effettuate quotidianamente e questi nuovi modelli organizzativi dovranno poi essere forniti ai CUP che si dovranno attenere ad essi per le prenotazioni. Sarebbe opportuno, in tale fase, sospendere ogni valutazione sul rispetto dei tempi di attesa. Per quanto riguarda lo screening del cancro del colon, sarebbe opportuno riavviare l’invito ad effettuare il test di primo livello (SOF), modulandolo sulla base della possibilità di garantire l’esame di secondo livello (colonscopia)”.

 

Cosa sta facendo SIED per comunicare ai suoi soci le nuove raccomandazioni?

“In questa delicata fase in cui l’operato dei medici di ogni disciplina deve tener conto del gran numero di raccomandazioni e decreti divulgati ogni giorno, SIED si è occupata di raccogliere le notizie che gli endoscopisti italiani dovrebbero conoscere al fine di lavorare nella massima sicurezza per i pazienti ma anche per se stessi e per il proprio team. A tale scopo il Consiglio direttivo ha deciso di istituire sul sito web SIED un’area dedicata dove sono raccolte tutte le comunicazioni inerenti alla problematica Coronavirus ed endoscopia. Tali comunicazioni sono ordinate progressivamente allo scopo di creare una sorta di archivio facilmente consultabile”.

 

I webinar saranno pubblicati su:

www.sied.it/webinar

Con il contributo non condizionante di Alfasigma S.p.A.

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