Varianti più deboli di Sars-CoV-2 possono aprire la strada alla messa a punto di vaccini attenuati.
La variante ‘buona’ del virus è geneticamente diversa”. Arnaldo Caruso ha le prove, ma in Italia gli scettici sono molti. Senza citarlo ovviamente. E viene spontanea una domanda: perché tanta “sfiducia” verso il presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv) e ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all’università degli Studi di Brescia. Per ragioni scientifiche? Allora perché eleggerlo presidente della società scientifica di tutti i virologi? O per ragioni politiche? Perché la scienza mina la sicurezza di un obbligo di distanziamento sociale e quarantena, usato a volte con la sensazione che sia o punitivo o premiante?
Di certo se il virus in Italia è diventato più “buono”, e i dati lo confermano, verrebbero meno tante paure indotte, del tutto giustificate fino a quando si riempivano le terapie intensive e i cimiteri. Ma ora i casi ci sono ancora ma la gravità sembra scomparsa. Certo se si mantengono rigidità per riaprire le frontiere a Nord e Sud America sono più che giustificate perché in questo momento loro hanno la versione “cattiva” di Sars-Cov-2. Ma il virus che ha iniziato a circolare in Italia sembra l’arma giusta per togliere spazio alla forma “cattiva” e a sviluppare realmente la cosiddetta “immunità di gregge”, prima di farmaci efficaci a prevenire, vaccino incluso.
Ora, mentre il mondo scientifico non fa altro che andare a vedere la variante individuata a Brescia e attende in trepida attesa la pubblicazione scientifica che lo spiega e che è già stata approvata, Caruso deve mantenere la calma in Italia, dove si conferma ciò che gli Antichi Romani hanno fissato in un detto che la dice lunga: “Nemo profeta in patria”. Arnaldo Caruso, oltre a essere presidente Siv-Isv, dirige il Laboratorio di Microbiologia dell’Asst Spedali Civili di Brescia, una delle strutture ospedaliere lombarde messa sotto duro stress dalla Covid-19. Nel laboratorio che dirige è stata isolata la variante del virus non solo meno aggressiva, ma con un Rna (il patrimonio genetico del virus) che presenta “mutazioni significative” rispetto a quello del virus sequenziato nei mesi più caldi dell’epidemia. Arnaldo Caruso racconta tutto in una lunga intervista all’Adnkronos Salute.
Perché questa variante è molto meno potente?
“Mentre a quelle più aggressive bastano 2-3 giorni per sterminare in vitro tutte le cellule bersaglio a disposizione, a questa servono almeno 6 giorni soltanto per iniziare ad attaccarle”, spiega il virologo.
Il virus è stato isolato da un tampone che, a differenza di quelli che arrivavano nelle ultime settimane all’attenzione dei centri deputati a processarli, “presentava stranamente una carica virale altissima” pur provenendo da “un paziente completamente asintomatico”. Ed è subito emersa una mutazione genetica. Caruso ha atteso a parlarne perché prima si è confrontato con esperti di evoluzione genetica dei virus, come dice lui: “Mi sono confrontato con i colleghi più esperti in questo campo. Ora lo abbiamo fatto e finalmente possiamo riferire di avere ottenuto una sequenza completa fortemente attendibile”.
Quale la vera notizia?
“Sapere che esistono varianti più deboli di Sars-CoV-2 che possono aprire la strada alla messa a punto di vaccini attenuati contro Covid-19″, risponde Caruso.
“Mi aspettavo che ci fossero una serie di variazioni, delle ‘novità’ nell’Rna virale. Differenze molto significative del resto le avevamo individuate anche in altri ceppi, pur non modificati nell’aggressività, che stiamo studiando e sui quali pubblicheremo insieme a Massimo Clementi dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Pure Massimo Ciccozzi del Campus Bio-Medico di Roma mi ha confermato di avere visto tantissime interessanti modifiche. Nel mondo sono almeno 7mila quelle ormai note e chiunque sappia di virologia sa bene che i coronavirus hanno un’alta potenzialità di mutazione, perché fanno della mutazione un punto di forza per replicare e propagarsi”.
Un passo importante per la scienza che cerca di capire l’albero genealogico dei coronavirus e, in particolare, dell’ultimo arrivato, il Sars-Cov-2, causa della Covid-19?
Certo. Si apre la porta alla comprensione del perché di queste mutazioni, quali sono quelle importanti ai fini della patogenicità e quanto sono diffuse. Le ricerche future potranno di sicuro contribuire ad arricchire l”albero genealogico” di Sars-CoV-2. Spiega Caruso: “In gergo epidemiologico si parla di alberi filogenetici, di gruppi all’interno dei quali vengono classificati virus vicini, simili l’uno dell’altro. Il nuovo coronavirus appare essersi differenziato molto recentemente rispetto agli altri suoi ‘cugini’ e rientra in un albero filogenetico a parte in cui sta da solo, almeno per ora”. Un domani, però, non è escluso che i “rami” del suo albero possano popolarsi di altri coronavirus molto molto simili. Che si spera più “buoni” fin dall’inizio.
E la ricaduta immediata per la pandemia in corso?
Sapere che vi sono varianti attenuate di Sars-CoV-2 significa che si può sviluppare una variante virale estremamente attenuata, talmente tanto da poter essere usata come vaccino. Dalla ricerca sul virus, le armi per vincerlo. E perché no, se sta prevalendo la diffusione della variante attenuata (è una delle strategie vincenti dei coronavirus per sopravvivere: non fare danni gravi per poter convivere senza essere distrutti) si potrebbero rivedere rapidamente regole come i tempi di quarantena, che potrebbero essere di 5-7 giorni invece di 14. E soprattutto individuare subito dai test se l’infettante è cattivo o buono.
Il distanziamento ha aiutato a contenere l’infettività del virus, ma non alla sua attenuazione. Su questa invece potrebbero aver influito altri fattori?
Risponde Rodolfo Punzi, direttore delle Malattie infettive e urgenze infettivologiche all’ospedale Cotugno di Napoli: “La diagnosi è più precoce e l’inizio della terapia avviene prima. Ma va detto che molti deceduti nel mio reparto avevano altre malattie. Un dializzato, uno con carcinoma, uno con grave cardiopatia. Sarebbero necessarie le autopsie per capire meglio. In Cina ne hanno fatte pochissime, in Campania nessuna, al Nord diverse, ma ancora insufficienti alla comprensione.
A parte la mutazione scoperta da Caruso, Covid-19, però, sembra sia diventato più debole?
“L’età media degli ammalati si è abbassata, inoltre ci sono segnali che il virus sia mutato. Quasi sempre i virus respiratori del passato, come la Sars, la Mers e l’influenza H1N1 sono mutati in senso favorevole per sé stessi”.
Come se il virus mutasse per sopravvivere più a lungo.
“Il virus ha come unico scopo sopravvivere, le epidemie più mortali si estinguono. Più il virus è tenue più permane nell’uomo”.
La convivenza con il virus sarà lunga?
Se pensiamo ai coronavirus del raffreddore anche lunghissima. Ma, dice Punzi: “È importante che non si sviluppino focolai. Mascherine e distanza fisica, no ad assembramenti e riusciremo a tenere testa fino al vaccino”. O comunque fino a quando la variante di Brescia non avrà il sopravvento rispetto a quella iniziale causa di tanti morti.
