La nostra stella può essere in procinto di iniziare un nuovo ciclo di violente emissioni ed eruzioni dalla sua superficie.
Il 29 maggio il Sole ha emesso un intenso brillamento, vale a dire un’eruzione di materiale e plasma dalla sua superficie potente decine di milioni di bombe atomiche. Un fenomeno così non si registrava dal 2017. L’evento è stato anche osservato dalle sonde SDO della Nasa, preposte allo studio della nostra stella.
I brillamenti solari di solito si originano dalle macchi solari, zone più scure e più fredde sulla superficie del Sole che hanno un fortissimo campo magnetico.
A seconda dell’intensità i brillamenti solari si classificano in tre categorie, C, M e X, ciascuna delle quali è dieci volte più energetica dell’altra. Questo è stato dei classe M, quindi potente ma non un mostro. E non era neanche indirizzato verso la Terra, evitando così effetti sui satelliti e sull’atmosfera.
Potrebbe però essere un’avvisaglia del risveglio del Sole. La nostra stella infatti alterna cicli di intensa attività a periodi di quiete ogni undici anni. L’ultimo ciclo, il 24esimo, è iniziato nel 2008 e si ritiene ormai concluso.
Gli scienziati stanno dunque ora osservando numero e intensità delle macchie solari, per stabilire se la nostra stella ha raggiunto un minimo nella sua attività e si sta quindi preparando a un nuovo ciclo della durata di 11 anni.
