Ricercatori della School of Medicine dell’Università della Virginia (UVA) hanno stabilito che potrebbe prevenire pericolose reazioni eccessive da parte del sistema immunitario.
I ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis stanno avviando una sperimentazione clinica per verificare se il farmaco fluvoxamina può prevenire le letali “tempeste di citochine”, eventi che inondano l’organismo di cellule immunitarie chiamate citochine e che sembrano, quando superano un determinato livello, forti alleate del virus invece di esserne nemiche. Una risposta immunitaria che può portare a insufficienza d’organo pericolosa per la vita e che è una delle principali preoccupazioni dei medici nei pazienti con gravi infezioni da Covid-19. Ed è quanto riscontrato in molte autopsie effettuate negli Stati Uniti, in Germania e i Cina. Per esempio morti diagnosticate per infarto o ictus, anche di giovani in apparenza sani, e poi collegate dagli anatomopatologi al Covid-19.
Comunque, i ricercatori UVA Alban Gaultier e Dorian A Rosen hanno scoperto l’anno scorso che la fluvoxamina può fermare l’infiammazione mortale nota come sepsi, in cui la risposta immunitaria prima è eccessiva e poi si spegne senza controllo. Il farmaco, hanno determinato, ha ridotto la produzione di citochine. Si è dimostrato efficace nei topi come trattamento preventivo per la sepsi e ora sarà testato come misura protettiva per i pazienti con Covid-19. Uno degli obiettivi dei ricercatori e clinici di tutto il mondo è anche quello di trovare il modo di non far aggravare fino alla terapia intensiva i pazienti Covid-19 in modo che il loro organismo combatta il virus senza venirne sopraffatto.
La fluvoxamina è un farmaco appartenente alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). È usata prevalentemente per il trattamento della depressione maggiore e dei disturbi d’ansia (come il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo d’ansia sociale, la dismorfofobia e gli attacchi di panico).
“Sono entusiasta di vedere i risultati di questo studio clinico”, ha affermato Gaultier, del Dipartimento di Neuroscienze dell’UVA, del Center for Brain Immunology and Glia (BIG) e del Carter Immunology Center. “Si dimostrasse efficace nel ridurre i sintomi di Covid-19, questo trattamento sarebbe un’opzione sicura ed economica per combattere la pandemia. Inoltre, questo approccio potrebbe essere applicato anche ad altre condizioni infiammatorie causate da tempeste di citochine, come la sepsi”.
Eric J. Lenze, della Washington University, prevede di testare la fluvoxamina in 152 pazienti con Covid-19 in Illinois e Missouri. I pazienti riceveranno fluvoxamina o un placebo durante la quarantena a casa. Inoltre, riceveranno termometri, sensori di ossigeno da dito e monitor automatici della pressione arteriosa. Ciò consentirà loro di comunicare quotidianamente al team di ricerca i livelli di ossigeno e altri segni vitali, tramite telefonate o online.
“La nostra speranza è che nei pazienti che sono malati ma che stanno abbastanza bene da poter stare a casa, somministrando loro fluvoxamina si possa impedire un aggravamento da ricovero in ospedale”, afferma la ricercatrice Caline Mattar, della Divisione malattie infettive dell’Università di Washington. Inoltre, anche se il farmaco dovesse dimostrarsi inefficace contro Covid-19, i partecipanti allo studio trarranno beneficio dalla stretta supervisione dei medici, che aiuterà a determinare se necessitano di un trattamento aggiuntivo.
“L’uso di un farmaco psichiatrico per il trattamento di Covid-19 può sembrare controintuitivo, ma non è più controintuitivo rispetto all’utilizzo di un farmaco per la malaria – sottolinea Lenze -. Questo farmaco esiste da decenni, quindi sappiamo come usarlo in sicurezza. Se efficace, potrebbe essere un farmaco ideale da riutilizzare per i pazienti ambulatoriali con Covid-19”.
