Il lungo blocco ha provocato un aumento di casi di ansia e depressione.

 

Tornare ad uscire dopo il periodo di isolamento e distanziamento sociale potrebbe avere pesanti conseguenze sulla psiche, anche in chi ha maggiore stabilità reattiva agli stress mentali. Questa è stata la prima pandemia della storia dell’umanità a prevedere un distanziamento sociale planetario, un blocco quasi totale delle frontiere, della mobilità, dei contatti avvicinati. Nei futuri testi di storia e di studio probabilmente compariranno termini nuovi come disturbo post-pandemico, la paura di essere liberi (agorafobia post lockdown), burnout da alterati ritmi sonno-veglia, sindrome della capanna. E si parlerà di resilienza e revisione dei bisogni, individuando quelli falsi.

Intanto, l’Organizzazione mondiale della Salute (OMS) avverte, ora che si entra nella cosiddetta fase 2 di riavvicinamento alla normalità, che “l’emergenza Covid-19 sta provocando la crescita di segnalazioni di ansia e paura, disturbi del sonno e depressione, anche gravi”.

E, spiega il direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus in un’editoriale su World Psichiatry, “i sistemi di salute mentale in tutti i Paesi vanno rafforzati”. Perché “qualsiasi successo nell’affrontare l’angoscia delle persone renderà più facile per loro avere capacità di seguire le linee guida delle autorità sanitarie”, anche per contenere nuovi contagi o futuri lockdown. Insomma, occorre ripristinare la salute mentale della popolazione. Con programmi diversi per bambini, adolescenti, adulti e anziani (i più provati dall’emergenza Covid-19 e dagli obblighi di isolamento).

E soprattutto, un consiglio per i diversi governi, fare in modo che i costi non gravino sulle tasche di chi ha già difficoltà a mettere insieme una corretta alimentazione. La società da liquida è diventata bloccata e ora deve fare psicoterapia e fisioterapia per tornare a mobilitarsi. Si salvano quelli che hanno sempre progettato il dopo, che non hanno mai perso ottimismo e positività. Per loro, tornare “mobili” non sarà complicato.

L’emergenza coronavirus e oltre un mese di blocchi di varia natura hanno messo a dura prova la stabilità psicologica degli italiani. “Il 63% delle persone ha disturbi come l’insonnia, mal di testa, mal di stomaco, ansia, panico e depressione“. Sono i dati dell’indagine del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, il 63% dei connazionali si definisce “molto o abbastanza stressato”, mentre il 43% degli intervistati denuncia “un livello massimo di stress”. Questo perché è venuta a mancare l’idea del futuro a chi viveva proiettato nel futuro. Invece siamo stati tutti per un po’ bloccati nel presente, peraltro imposto dalla paura di un contagio.

“Stress da preoccupazione, lavoro, incertezza porteranno un’ondata di disturbi psichici, andando ad appesantire un sistema sanitario già in difficoltà su questo fronte, in un Paese dove il disturbo psichico ancora non viene riconosciuto socialmente – avvertono gli psicologi – Una grande onda di stress post-traumatico, che interesserà molti italiani, e che potrà rappresentare il vero conto salato della crisi in corso“.

Il coronavirus ha portato paura in moltissime persone e il periodo di marzo 2020 è stato, per molti italiani e non solo perché lo è stato per tutto il mondo, il momento del panico tangibile e della depressione di massa, dalla quale non sarà semplice uscire. Ha fatto venir meno moltissime certezze che fino a poco tempo fa davamo per scontate e ora serve ricrearne, ma non saranno comunque più le stesse di prima.  Come spiega Rosario Sorrentino, neurologo e psichiatra, fondatore e direttore dell’IRCAP (Istituto di Ricerca e Cura degli Attacchi di Panico) di Roma: “Siamo di fronte a una realtà cambiata, questa pandemia e la novità dei blocchi anti-contagio hanno rotto le certezze, declassato i ranghi sociali, tolto molti punti di riferimento come per esempio i ritmi quotidiani dell’andare al lavoro, andare a scuola, tornare a casa, svolgere impegni programmati e ormai entrati negli automatismi. Ci ha indotto a corsi accelerati di pazienza, a modificare il ritmo sonno-veglia, a fare un reset del cervello che come una spugna aveva assorbito tutto quanto avveniva nella vita prima del coronavirus e che durante il lockdown ha dovuto spingerlo fuori, come quando si strizza la spugna”. Con quali danni per la mente?

“Molti miei pazienti ne stanno uscendo meglio essendo abituati a soffrire di ben altre pene psichiche, ma ora in tanti altri subentreranno varie forme di sofferenza mentale: disturbi dell’umore, del sonno, ansia, attacchi di panico, rabbia claustrofobica e rabbia agorafobica. E poi vi saranno anche i classici disturbi psicofisici da sindrome del weekend o del lunedì o del post vacanza, quando si torna al lavoro dopo il fine settimana o dopo un periodo di ferie si soffre di stress e disagio fisico, il mal di testa è un sintomo”.  Cioè? “Cioè la fase 2 è come tornare al lavoro dopo una lunga vacanza, senza peraltro aver goduto dei benefici di una lunga vacanza. Ora si rischiano stress cronici e lunghi periodi di paura e disturbi del sonno”.

Che cosa fare, a parte ricorrere a percorsi di riabilitazione psichica? “Intanto ridisegnare il quadro, consapevoli che la nuova normalità non sarà più come quella precedente e che molti dei falsi bisogni a cui eravamo abituati sono andati in frantumi e ne andranno creati di nuovi, questa volta non falsi. La realtà è cambiata”. E sarà il momento della resilienza, una nuova parola alla quale abituarsi. Che significa capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi.

Ecco degli utili consigli su come poter convivere con questa situazione e superare un momento davvero delicato, difficile e totalmente inaspettato. Paura da coronavirus: come superarla? Il primo consiglio è quello di cercare di cogliere le opportunità che comunque esistono e il mondo ci mette a disposizione.

Un buon sistema per combattere la depressione da coronavirus è quello di focalizzarsi su qualcosa di produttivo, come ad esempio la formazione: sviluppare delle competenze nuove è il primo passo per creare nuove opportunità non solo nel lavoro, ma anche e soprattutto nella vita. Il secondo suggerimento è quello di ampliare lo spettro delle proprie emozioni, creare dentro di sé la consapevolezza che dobbiamo essere in grado di fare i conti, in maniera costruttiva, anche con la paura del contagio e, in generale, con tutto ciò che comunemente viene definito come “un’emozione negativa.” Insomma, è necessario trovare dentro la motivazione necessaria per costruire nuove reti di relazioni. La paura, se vissuta nel modo giusto, è in grado di far cogliere delle nuove opportunità; la depressione, al contrario, immobilizza.

Il Covid-19 ha avuto un effetto traumatico come le Torri gemelle. E adesso sono previste trecentomila persone in più nei servizi territoriali. È quanto prevede la Società italiana di psichiatria (SIP) che chiede l’assunzione di 800 specialisti e investimenti per la telepsichiatria.

La SIP fa una previsione: ci saranno sempre più pazienti con disturbi mentali e sempre meno psichiatri e operatori sanitari in grado di curarli. “Trecentomila pazienti in più, tra coloro che soffrono di ansia post-traumatica per i lutti, le perdite, il danno economico e l’incertezza per il futuro, svilupperanno disturbi psichici e faranno richiesta di aiuto ai servizi di salute mentale. I primi segnali di questa ondata stanno già investendo la rete di assistenza con un preoccupante impatto. È un aumento di un terzo rispetto ai 900mila già a carico dei servizi di tutta Italia”, denunciano Massimo di Giannantonio ed Enrico Zanalda, presidenti SIP. Per non parlare poi dell’abusi di alcol e sostanze.

Nella fase di crisi è stata, ovviamente, più rilevante la salute fisica, ma ora l’emergenza principale è la salute mentale. “La ricostruzione delle macerie sanitarie ed economiche non può prescindere dalla cura delle ferite psichiche, senza la quale il tessuto sociale sarà molto provato, con un rischio di aumento della povertà – avvertono gli esperti –. Per questo la SIP chiede di inserire, prioritariamente, nell’agenda del Governo e delle Regioni, proprio la cura dei disturbi mentali, con lo stanziamento immediato di almeno 40 milioni di euro per l’assunzione di 800 psichiatri e la diffusione della telepsichiatria per raggiungere un maggior numero di persone, mantenendo in sicurezza operatori e pazienti. Per la formazione la SIP sta predisponendo corsi appositi per tutte le professionalità”.

E, infine, c’è una nuova sindrome con cui fare i conti. È la “sindrome della capanna”. Anche chi non ha subito lutti o non è stato coinvolto in prima linea, subirà disturbi post-traumatici da stress, un’ondata di ansia e frustrazione da ritorno alla normalità. Gli psichiatri stimano un milione di persone con la “sindrome della capanna”, la paura di affrontare la vita precedente, uscire di nuovo e lasciare la casa che è diventata un rifugio. “È una reazione del tutto normale e comune anche per le persone più equilibrate psichicamente, conseguente all’eccezionalità della situazione, ma se il disagio si protrae per più di tre settimane ed è acuito dall’incertezza verso il futuro, dalla preoccupazione per la situazione economica e la precarietà del lavoro, in un caso su tre aumenta il rischio di sviluppare disturbi mentali, come la depressione maggiore, attacchi di panico e disturbi dell’adattamento”.

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