Lì’biettivo di debellare la malattia dal pianeta è vicino.

 

Il primo vaccino antipolio si chiamava Salk (Jonas Salk nel 1955), un vaccino iniettivo composto da virus inattivati. È sicuro ma richiede somministrazioni ripetute e non si è dimostrato in grado di assicurare una immunità di gregge. Per questo, può funzionare solo se si combinano insieme due condizioni: elevatissimo numero di persone che si vaccinano e la probabilità di una fase di contagio attiva è molto bassa. Ossia molti vaccinati

Pochi anni dopo arrivò un secondo vaccino, Sabin (Albert Sabin nel 1962). Un vaccino orale, che si prende con una zolletta di zucchero, usato per anni e che assicura una immunità di gregge. Basato su virus attenuati che, in rarissimi casi, possono mutare ed evolversi nella forma attiva e dare l’infezione. Ovviamente il gioco vale la candela perché la vaccinazione è riuscita a ridurre drasticamente il numero di soggetti infettati, in misura decisamente superiore ai rari casi che comunque poteva causare.

Ora però si avvicina la svolta che può realmente portare all’obiettivo di un pianeta polio-free come avvenuto alla fine del 1970 per il vaiolo. In realtà ci si lavora da oltre 50 anni su un vaccino antipoliomielite orale con virus inattivati ma con risultati simili se non migliori di quelli ottenibili con il vaccino Sabin e senza il timore di rare infezioni da virus attenuati. Nell’ultimo periodo, causa Covid-19, l’attenzione dell’OMS si è allentata sul fronte poliomielite. Ma i ricercatori hanno continuato le loro ricerche. In uno studio del virologo Raul Andino, della Università californiana di San Francisco, pubblicato nel 2017, veniva segnalato un possibile rischio associato ad un nuovo vaccino antipolio: in alcuni casi poteva evolvere e diventare virulento. Da qui si è andati avanti, grazie a ingenti fondi messi sul tappeto dalla Bill and Melinda Gates Foundation e il 23 aprile 2020, su Cell Host and Microbe, è stato pubblicato un nuovo studio con la partecipazione di Raul Andino, di Andrew Macadam e altri colleghi della Gates Foundation, il Center for Vaccine Innovation and Access a Seattle e il Center for Assessment of Vaccination presso l’Università di Anversa. Si tratta dei risultati di uno studio clinico di Fase 1 condotto in doppio cieco su 15 volontari adulti, presso l’Università di Anversa (Belgio). I volontari erano stati precedentemente vaccinati con un vaccino a base di virus inattivati, per scongiurare ogni possibile infezione nel caso il nuovo vaccino, a base di virus “vivi”, non avesse funzionato. Il nuovo vaccino, finalmente, è risultato sicuro, stabile ed estremamente efficiente nel generare un numero abbondante di anticorpi contro il poliovirus. Risultati paragonabili a quelli del vecchio vaccino Sabin, usato per quasi 60 anni. Il problema rilevato da Andino dei virus attenuati che possono evolvere fino a raggiungere uno stadio virulento sembra scongiurato dal nuovo vaccino che ha già superato i test clinici di Fase I. Ed è già partita una sperimentazione clinica di Fase 2, i cui primi risultati sembrano davvero promettenti. L’Organizzazione mondiale della Salute (OMS) sta già pianificando uno studio di Fase 3 in modo che, cessato l’allarme pandemia da Covid-19, si possa portare a termine l’obiettivo di eradicare la polio dalla Terra. L’OMS si è posta per l’appunto l’obiettivo di arrivare all’eradicazione della poliomielite. Tra il 2000 e il 2017, una vasta campagna di vaccinazione è riuscita effettivamente a ridurre questa infezione del 99%, impedendo così a più di 13 milioni di bambini di essere infettati e di rischiare una paralisi potenzialmente debilitante. Ma purtroppo questa malattia non è stata ancora eradicata.

Una infezione da poliovirus, nella maggior parte dei casi, rimane asintomatica ma i portatori sani sono in grado, per un lungo periodo, di infettare altri. Nel 1% dei casi, il virus può portare ad una paralisi. La poliomielite è causata da tre tipi di poliovirus. Nel 2015, l’OMS aveva dichiarato che il poliovirus tipo 2 era stato eradicato. Il 24 ottobre 2019, sempre l’OMS, ha dichiarato che anche il poliovirus di tipo 3 era stato eradicato. Al momento quindi la minaccia di una poliomielite è limitata al tipo 1 che permane con diversi focolai di infezione, in forma endemica (cioè limitata a zone specifiche) soprattutto in Asia (Afghanistan e Pakistan) e Africa centrale, Paesi dove rappresenta ancora una emergenza sanitaria. L’Italia, così come tutta l’Europa, è definita dall’OMS Regione “polio-free”. Tuttavia, per noi il problema è rappresentato dalle potenziali infezioni da “importazioni”. Per questo, oltre alla copertura vaccinale, è necessario un vaccino sicuro in modo da proteggere immediatamente (entro 120 giorni) le popolazioni dei territori dove il livello vaccinale è sotto la soglia di guardia (vaccinazione di gregge), in caso di insorgenza di un focolaio di poliomielite.

Una riflessione conclusiva è d’obbligo: quanti anni e quante risorse ci sono voluti per arrivare ad un vaccino sicuro ed efficace, che dia una immunità permanente? Decine di anni e milioni di dollari di investimenti. Quindi, quando si parla di vaccini anti-Covid-19 in dirittura d’arrivo si pensi alla polio Story. Un vaccino, prima di essere davvero sicuro da poter essere somministrato ad una vasta popolazione, necessita di tante verifiche dove, ogni passaggio richiede enormi investimenti e tempo. Risultati che non si possono oggettivamente ottenere in pochi mesi.

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