Può anticipare prima del peggioramento dei sintomi la neceassità di ricovero.

 

L’esperienza sul campo nella gestione dei pazienti con sindrome infettiva da COVID-19 evidenzia, quale dato clinico fondamentale, che per stabilire il momento più appropriato per l’inizio delle cure non va attesa la comparsa dell’insufficienza respiratoria acuta conclamata, che si manifesta con la percezione inquietante, da parte del soggetto che abbia contratto l’infezione, di difficoltà respiratoria, di angosciante sensazione, progressivamente evolutiva, di “fame d’aria” (dispnea).

Quando il paziente lamenta dispnea i polmoni, infatti, come mostrano le TAC del torace effettuate al momento stesso dell’ingresso in ospedale, sono già ampiamente interessati dagli infiltrati infiammatori che rappresentano la base della polmonite virale da COVID-19 e quindi sono in una fase clinica obiettiva di maggiore gravità che, di conseguenza, pone il soggetto a più elevato rischio complessivo di mortalità.

La condizione di insufficienza respiratoria acuta va, quindi, rilevata nelle fasi cliniche assai precoci, quando le stesse non sono ancora avvertite soggettivamente, ma sono comunque evidenziate dalla precoce riduzione della quantità di ossigeno trasportata in circolo dai globuli rossi (desaturazione), mediante l’utilizzo di un semplice, minuscolo apparecchio che si posiziona, come una molletta, sul dito del paziente, denominato saturimetro, che consente l’immediata  lettura dell’indice saturazione, permettendo alla Centrale Operativa 118, che andrebbe chiamata qualora la riduzione della saturazione scendesse sotto i limiti minimi previsti per le diverse fasce d’età e le varie eventuali patologie concomitanti, di poter effettuare una valutazione contestuale del dato rilevato la quale, a sua volta, possa anticipare, nei casi indicati, il prima possibile, la decisione di immediato ricovero ospedaliero.

Si otterrebbe, in tal modo, una netta anticipazione dei ricoveri quando gli stessi si rendano necessari, iniziando precocemente le terapie e le probabilità di ricovero nelle terapie Intensive e soprattutto, riteniamo, si conseguirebbe una sostanziale riduzione della mortalità.

Si propone, pertanto, al Ministro della Salute Roberto Speranza, atteso il numero impressionante di morti nel nostro Paese, di valutare, con massima urgenza, la strategia clinica di dotare di un saturimetro tutti i soggetti sottoposti al regime di isolamento domiciliare obbligatorio relato a COVID-19.

“L’impiego del saturimetro è semplice ed efficace. Più ancora economicamente vantaggioso. Laddove i livelli della ossigenazione del sangue scendano, infatti, al di sotto di limiti predefiniti per quel singolo paziente, in base all’età ed alla eventualepresenza di altre patologie, è sufficiente contattare la Centrale Operativa 118 per le opportune competenti valutazioni cliniche, cui spetta, peraltro, in via esclusiva, sulla base della legislazione vigente, la potestà di decidere e di effettuare il trasporto in ospedale del paziente, che fa effettuato, in questo casi, nelle delicatissime condizioni operative di emergenza che prevedono tutte le garanzie di elevato biocontenimento. Allocare ingentissime risorse, in questo momento così drammatico della vita del Paese, per realizzare percorsi di telemedicina correlati a centrali di ascolto e di monitoraggio, realtà tecnlogicamente assai evolute che visitai in Istrale già nel 2006, è assolutamente inopportuno, se non inutile, intanto perché opzione di efficacia clinica non maggiore rispetto all’automonotoraggio di chi si trovi in isolamento domiciliare obbligatorio, regime che potrebbe rendersi necessario per decine di migliaia di persone, e quindi perché, di stretta conseguenza, rappresenterebbe vero e proprio enorme dispendio di risorse.”

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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