Uno studio inglese mostra che l’uso delle statine dopo ictus protegge da eventi cardiovascolari.

 

 

Dopo un ictus ischemico o un attacco ischemico transitorio (TIA) con evidenza di aterosclerosi, i pazienti con un livello di colesterolo-LDL target inferiore a 70 mg/dL hanno un rischio inferiore di eventi cardiovascolari (CV) successivi rispetto a quelli che hanno un intervallo target da 90 mg a 110 mg/dL.

Sono i risultati di uno studio pubblicato sul “New England Journal of Medicine”. E riportato da PharmaStar.
Risultati che vanno a confermare le meta-analisi di precedenti studi sul trattamento dell’ipercolesterolemia. Studi che andavano a giustificare l’uso di una terapia medica intensiva nei pazienti a seguito di ictus ischemico o TIA, con l’obiettivo di portare il colesterolo LDL a valori uguali o inferiori a 70 mg/dL.

«L’uso di statine dopo ictus ischemico o attacco ischemico transitorio (TIA) è stato raccomandato dalle linee guida per più di un decennio», commenta Pierre Amarenco, del Centro per l’ictus dell’Hôpital Bichat di Parigi, coordinatore dello studio pubblicato dal New England Journal of Medicine. «Tuttavia – continua -, alcuni studi epidemiologici hanno sollevato la questione se l’abbassamento eccessivo del colesterolo LDL aumenti il rischio di emorragia cerebrale. Inoltre, il trattamento standard di 80 mg di atorvastatina deriva da un singolo studio randomizzato e nessuno studio randomizzato ha confrontato diversi target LDL dopo l’ictus».

In questo studio a gruppi paralleli condotto in Francia e Corea del Sud, i ricercatori hanno arruolato 2.860 pazienti (età media: 67 anni; 68% maschi), l’86% dei quali con un recente ictus ischemico (in un arco di tempo compreso nei 3 mesi precedenti) e il 14% con una TIA (in periodo compreso nei 15 giorni precedenti).  I partecipanti sono stati randomizzati in proporzione 1:1 (1.430 e 1430) a un target inferiore di LDL (<70 mg / dL o 1,8 mmol/L) o un target più alto di LDL (90-110 mg / dL o 2,3-2,8 mmol/L). I pazienti con ictus sono stati arruolati in media 6 giorni dopo l’evento. Tutti i pazienti dovevano avere una malattia aterosclerotica cerebrale, placche aortiche o malattia coronarica. I medici locali potevano prescrivere qualsiasi statina con o senza ezetimibe. L’endpoint primario era ictus, infarto del miocardio, sintomi che portavano a rivascolarizzazione coronarica o carotidea o danno cardiovascolare irreversibile.

L’LDL basale medio dei partecipanti era di 135 mg/dL. I livelli medi di LDL raggiunti sono stati 65 mg/dL nel gruppo target inferiore e 96 mg/dL nel gruppo target superiore. La maggior parte dei pazienti ha ricevuto una cura con statine di intensità moderata.  A 2 anni, il gruppo target inferiore ha fatto maggiore uso di statine ad alta intensità (23% contro 8%) e un uso più frequente di ezetimibe (37% contro 6%).
Lo studio è stato interrotto prematuramente per motivi amministrativi dopo che si erano verificati 277 dei 385 eventi previsti.

L’end point primario composito si è verificato in 121 pazienti (8,5%) nel gruppo target inferiore e in 156 (10,9%) nel gruppo target superiore. L’incidenza di emorragia intracranica e diabete di nuova diagnosi non differiva significativamente tra i due gruppi. Sebbene la conclusione prematura dello studio abbia ridotto il suo potere statistico, è comunque consolidata la relazione tra i livelli di colesterolo LDL e gli eventi CV, hanno evidenziato Amarenco e colleghi. E concludono: «I nostri risultati supportano i risultati di meta-analisi di studi sull’abbassamento dei lipidi che suggeriscono che un livello inferiore di colesterolo LDL è associato a risultati migliori rispetto agli obiettivi di colesterolo LDL più elevati». Ma che la riduzione del livello di colesterolo LDL a un target inferiore a 50 mg per decilitro possa portare benefici non è noto e dovrebbe essere testato in altri studi, concludono gli autori.

Fonte:
Amarenco P, Kim JS, Labreuche J, et al. A Comparison of Two LDL Cholesterol Targets after Ischemic Stroke. N Engl J Med. 2020;382(1):9. doi:10.1056/NEJMoa1910355

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