Ecco come le nuove tecnologie possono aiutare a trattare un agente infettivo che da secoli affligge l’uomo.

 

 

La tubercolosi (TB) è tra le prime 10 cause di morte in tutto il mondo, sopra l’HIV o l’AIDS ed è il principale killer delle persone con HIV. Comunque, in generale, i più vulnerabili sono i poveri, con il 95% di casi e il 98% dei decessi che si verificano nei Paesi a basso e medio reddito. Sebbene la maggior parte delle morti per tubercolosi sia prevenibile, se l’infezione è rilevata e trattata in una fase precoce, la TBC ha causato 1,5 milioni di vittime nel 2018.

E la causa principale è un singolo agente infettivo, e non è un virus come quelli delle periodiche temute pandemie (vedi il Coronavirus attuale). Uccide come quando era conosciuta come il “mal sottile”, ispirando drammaturgi e copioni di famose opere liriche. Quindi è una pandemia reale, storica e mediamente stabile nei suoi effetti, contagi e morti.

Possono l’intelligenza artificiale o la tecnologia digitale avere un ruolo? Se lo è chiesto l’Organizzazione mondiale della salute (OMS) che nel settembre del 2015 ha varato un programma tubercolosi prevedendo anche l’utilizzo del digitale per comprendere quali contributi possano appunto essere offerti da questo tipo di tecnologia per la cura e il controllo della malattia.

Tecnologie sanitarie digitali per combattere la tubercolosi. Quattro i tipi di funzioni individuati su cui lavorare. Innanzitutto, l’assistenza ai pazienti e il controllo a distanza della terapia (eDOT): ossia screening, diagnosi e aderenza alla cura. In questo caso, la tecnologia eDOT riguarda la supervisione e il supporto ai pazienti, a distanza tramite video e pc o app, quando devono assumere i farmaci per la TB, garantendo così l’assunzione regolare dei medicinali mentre i pazienti sono nella loro casa, evitando visite giornaliere o frequenti nelle strutture sanitarie.

Seconda funzione, la sorveglianza e il monitoraggio della malattia tramite sistemi informatici sanitari che raccolgono e analizzano dati su incidenza, morti, resistenza ai farmaci, costi, gestione della malattia tubercolosi. Terza funzione, controllo elettronico dello stoccaggio dei farmaci in modo che non vi siano poi carenze. Quarta funzione, l’apprendimento elettronico (e-learning) per migliorare l’accesso alla formazione, alla comunicazione e all’interazione.

Finora, l’osservazione diretta, dal vivo, era lo standard di cura per assicurare l’aderenza al trattamento da parte dei pazienti e il monitoraggio degli effetti collaterali dei farmaci. E questo perché uno dei motivi della resistenza ai medicinali è proprio la non aderenza alla cura, con salti nell’assunzione (se si sentono meglio “dimenticano” di prendere le pillole) e sotto-dosaggi.

L’aderenza alla terapia, che dura mesi e ha anche effetti indesiderati, è stata sempre la sfida principale per sconfiggere la tubercolosi. Quindi non si poteva fare a meno di essere presenti quotidianamente all’assunzione dei farmaci, di solito in una struttura sanitaria. Con l’introduzione della tecnologia sanitaria digitale, eDOT è diventato strumento insostituibile. Ed esempio degli interventi sanitari digitali (DHI). Molti studi sono stati condotti sulla terapia video-osservata (VOT), su SMS e app per smartphone. Nel 2010, è stato introdotto il test della tubercolosi e la tecnologia è stata valutata, e approvata, anche nell’identificazione di casi di tubercolosi attiva. La maggior parte dei Paesi ad alto reddito utilizzano oggi strumenti diagnostici digitali per ridurre ritardi e prevenire ulteriori contagi nella comunità.

Nel 2018, l’OMS ha pubblicato una classificazione generale sui DHI che sono applicabili per ogni funzione analizzata. Questa classificazione è a disposizione dei pazienti, dei medici, dei sistemi sanitari, dei fornitori.

L’OMS ritiene ora la sanità digitale (tra cui telefoni cellulari, big data, algoritmi genetici e intelligenza artificiale) come fondamentale per raggiungere l’obiettivo “End TB” fissato per il 2025: diminuzione del 10% l’anno dell’incidenza della tubercolosi; diminuzione del 6,5% del numero di morti per TB entro il 2025. Il nodo da sciogliere è nei costi: il digitale sanitario in tutti i suoi aspetti è adottato dai Paesi ad alto reddito, ma non in quelli a medio e basso reddito. E, purtroppo, sono questi ultimi ad avere le percentuali più alte di malati e di morti per TB. L’OMS per raggiungere l’obiettivo 2025 dovrà tener conto di questo aspetto non insignificante.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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