I benefici del contatto pelle a pelle e del rooming‐in, con le giuste precauzioni.

 

 

La nascita di un bambino sano porta nelle famiglie la giusta aspettativa di un’assistenza ospedaliera che ne valorizzi la fisiologia, il rapporto madre‐neonato e che agevoli l’avvio dell’allattamento al seno.

L’esperienza comune e consolidata dei neonatologi suggerisce tuttavia la necessità di un approccio
certamente non medicalizzante, ma neppure disattento, che riesca a tutelare la sicurezza dei neonati
fisiologici nel loro percorso dalla Sala Parto fino al momento della dimissione dall’ospedale.

Infatti, la letteratura documenta eventi patologici in neonati a termine o lievemente pretermine sani, che possono manifestarsi nei primi giorni di vita, anche per mancata applicazione di protocolli clinici adeguati.

La Società Italiana di Neonatologia (SIN), in occasione del XXV Congresso Nazionale, ribadisce che, per
garantire le cure più adeguate, occorre definire ed implementare modalità organizzative e protocolli basati sulle evidenze scientifiche, che coniughino sicurezza e promozione della relazione neonato‐famiglia.

Tra questi, il contatto pelle a pelle, nei primi giorni di vita ed in particolare nelle prime due ore dal parto, è una pratica i cui benefici psicologici (bonding) e biologici (il neonato ha un migliorato controllo della
temperatura, piange meno e viene colonizzato da germi materni) sono stati ampiamente riconosciuti dalla comunità scientifica e resi noti anche alle future madri. Può essere effettuato sia dopo un parto naturale, sia, con maggior impegno organizzativo, dopo un parto cesareo.

Il fatto che proprio nelle prime due ore di vita si possa verificare un evento molto raro (circa 1 caso ogni
10.000 nati), inaspettato ed improvviso, noto come collasso neonatale (SUPC), rappresenta certamente un potenziale deterrente all’implementazione della pratica pelle a pelle, ma non deve rappresentare un alibi per inibirla.

C’è piuttosto bisogno di protocolli ospedalieri specifici, che portino all’applicazione corretta della
pratica, evitando per esempio le posizioni asfissianti nel contatto fra faccia del neonato e corpo della madre ed escludendo a priori dall’esperienza madri e neonati già problematici. Il neonato inoltre dovrà essere attentamente monitorato clinicamente, utilizzando griglie sulle quali registrarne i parametri (innanzitutto frequenza respiratoria, tipo di respiro e colorito).

A tal proposito, nel 2018, la SIN ha diffuso le Raccomandazioni per la prevenzione della SUPC con proposta d’uso di una griglia di monitoraggio del neonato nelle prime due ore di vita. Tali raccomandazioni sono disponibili sul sito della Società Italiana di Neonatologia (SIN).

Il rooming‐in è un’altra consolidata modalità organizzativa che prevede la presenza di mamma e neonato in una stessa stanza durante la degenza. Anche in questo caso i vantaggi per la diade sono indiscutibili (rinforzo dei legami affettivi, conoscenza del neonato, messa in evidenza di eventuali difficoltà materne), ma non si devono tralasciare gli eventuali rischi.

In particolare il dormire nello stesso letto (bedding‐in) può portare all’acquisizione da parte del neonato di posizioni incongrue, che lo mettono a rischio di collasso neonatale. In più, in caso la madre si addormenti assieme al bambino dopo la poppata, il neonato è a rischio di scivolare e cadere dal letto (circa 1 caso ogni 1800 nati) con conseguenti fratture (in particolare craniche) ed emorragie endocraniche (documentate in circa il 10% delle cadute neonatali).

Per prevenire le cadute ed il collasso del neonato durante il rooming‐in è necessario che la madre e i familiari siano correttamente informati affinchè il neonato venga tenuto nella culletta a fianco del letto della madre nei momenti in cui non succhia al seno o interagisce con i genitori.

Un’altra conseguenza della gestione autonoma del neonato nel rooming‐in da parte di una madre inesperta e non informata, può essere un calo di peso eccessivo in corso di allattamento al seno esclusivo.

Questa evenienza è tuttavia prevenibile con il controllo quotidiano in ospedale del peso del neonato fino alla dimissione e con un giusto supporto fornito da personale sanitario competente sull’allattamento al seno.

In ogni caso, durante la degenza in Maternità, le condizioni del neonato vanno verificate dal personale
infermieristico almeno 3‐4 volte al giorno. Questi controlli, pur non anticipando eventuali imprevisti clinici, sempre possibili, consentono di identificare ragionevolmente e precocemente situazioni di rischio o di patologia vera e propria.

Il numero minimo di visite mediche da effettuare su un neonato fisiologico durante il ricovero è di 3: una
prima in Sala Parto, o comunque entro le prime ore di vita, una seconda entro le 24 ore di vita ed una terza al momento della dimissione ospedaliera. Eventuali altre visite/osservazioni mediche vengono naturalmente effettuate su segnalazione infermieristica o per rispondere a dubbi e preoccupazioni della famiglia.

Infine, altri aspetti particolarmente rilevanti della sicurezza del neonato fisiologico in ospedale sono
l’identificazione del neonato e la prevenzione dei rapimenti, che richiedono particolare attenzione di tutto il personale sanitario e l’adozione di misure preventive specifiche.

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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